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Fissata il 4 Maggio prossimo l’udienza della presunta amante di Matteo Messina Denaro.

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 La professoressa che avrebbe aiutato Messina Denaro finisce a processo

E’ stata fissata il prossimo 4 Maggio 2026 la prima udienza a carico di Floriana Calvagno, l’insegnante indicata dagli inquirenti come una delle donne che avrebbero favorito la latitanza di Matteo Messina Denaro, rinviata a giudizio dal sostituto procuratore Gianluca De Leo.

Secondo l’accusa, Calcagno avrebbe fornito un aiuto concreto al boss durante gli ultimi anni della sua fuga, contribuendo a garantirgli copertura e sostegno logistico. Una ricostruzione che contrasta nettamente con quanto dichiarato dalla stessa imputata quando, il 21 gennaio 2023 — cinque giorni dopo l’arresto del capomafia — si presentò spontaneamente in Procura.

In quell’occasione, la donna raccontò ai magistrati di aver scoperto solo dopo la cattura che l’uomo con cui aveva una relazione sentimentale fosse in realtà Messina Denaro. A lei, avrebbe spiegato, si sarebbe presentato come “Francesco Salsi”, un anestesista in pensione. Una versione che però non ha mai convinto gli investigatori.

Sempre secondo il racconto fornito dalla professoressa, i due si sarebbero conosciuti nel 2022 in un supermercato di Campobello di Mazara. Dopo una serie di incontri, anche nei pressi della scuola dove lei insegnava, sarebbe nata una relazione. L’uomo le avrebbe confidato di essere malato di tumore e di sottoporsi a cicli di chemioterapia.

Le indagini del Ros dei carabinieri delineano però uno scenario ben diverso. Per gli investigatori, i rapporti tra i due sarebbero stati più stretti e continuativi, tanto che negli ultimi due anni di latitanza del boss la donna lo avrebbe ospitato nella propria casa al mare. Le immagini delle telecamere di sorveglianza li mostrerebbero insieme in più occasioni e documenterebbero anche le presunte “misure di sicurezza” adottate dall’insegnante, che con la sua auto avrebbe controllato l’assenza di posti di blocco prima degli spostamenti.

Non solo: secondo l’accusa, Calcagno avrebbe anche consegnato pacchi destinati al capomafia in uno dei covi utilizzati durante la sua clandestinità. Elementi che, per la Procura, dimostrerebbero un ruolo attivo nel favorire e coprire la latitanza del boss.

Ora sarà il processo a stabilire se quella relazione sentimentale sia stata davvero frutto di un inganno oppure se, come ritengono gli inquirenti, si sia trasformata in un sostegno concreto alla fuga del criminale più ricercato d’Italia.

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 La professoressa che avrebbe aiutato Messina Denaro finisce a processo

E’ stata fissata il prossimo 4 Maggio 2026 la prima udienza a carico di Floriana Calvagno, l’insegnante indicata dagli inquirenti come una delle donne che avrebbero favorito la latitanza di Matteo Messina Denaro, rinviata a giudizio dal sostituto procuratore Gianluca De Leo.

Secondo l’accusa, Calcagno avrebbe fornito un aiuto concreto al boss durante gli ultimi anni della sua fuga, contribuendo a garantirgli copertura e sostegno logistico. Una ricostruzione che contrasta nettamente con quanto dichiarato dalla stessa imputata quando, il 21 gennaio 2023 — cinque giorni dopo l’arresto del capomafia — si presentò spontaneamente in Procura.

In quell’occasione, la donna raccontò ai magistrati di aver scoperto solo dopo la cattura che l’uomo con cui aveva una relazione sentimentale fosse in realtà Messina Denaro. A lei, avrebbe spiegato, si sarebbe presentato come “Francesco Salsi”, un anestesista in pensione. Una versione che però non ha mai convinto gli investigatori.

Sempre secondo il racconto fornito dalla professoressa, i due si sarebbero conosciuti nel 2022 in un supermercato di Campobello di Mazara. Dopo una serie di incontri, anche nei pressi della scuola dove lei insegnava, sarebbe nata una relazione. L’uomo le avrebbe confidato di essere malato di tumore e di sottoporsi a cicli di chemioterapia.

Le indagini del Ros dei carabinieri delineano però uno scenario ben diverso. Per gli investigatori, i rapporti tra i due sarebbero stati più stretti e continuativi, tanto che negli ultimi due anni di latitanza del boss la donna lo avrebbe ospitato nella propria casa al mare. Le immagini delle telecamere di sorveglianza li mostrerebbero insieme in più occasioni e documenterebbero anche le presunte “misure di sicurezza” adottate dall’insegnante, che con la sua auto avrebbe controllato l’assenza di posti di blocco prima degli spostamenti.

Non solo: secondo l’accusa, Calcagno avrebbe anche consegnato pacchi destinati al capomafia in uno dei covi utilizzati durante la sua clandestinità. Elementi che, per la Procura, dimostrerebbero un ruolo attivo nel favorire e coprire la latitanza del boss.

Ora sarà il processo a stabilire se quella relazione sentimentale sia stata davvero frutto di un inganno oppure se, come ritengono gli inquirenti, si sia trasformata in un sostegno concreto alla fuga del criminale più ricercato d’Italia.

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