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Lavoro, dignità e diritti non si toccano: il 24 luglio la Valle del Mela si ferma per difendere i posti di lavoro

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Le strategie aziendali non possono e non devono mai calpestare la dignità di chi produce ricchezza con il proprio sudore. La vertenza che sta infuocando la centrale termoelettrica A2A Energiefuture di San Filippo del Mela non è soltanto una questione industriale o una complessa transizione energetica sulla carta: è, prima di tutto, una battaglia per la sopravvivenza sociale e occupazionale di un intero territorio.
Mentre i tavoli istituzionali arrancano e la politica mostra pericolose amnesie, i lavoratori hanno deciso di riprendersi la scena. Perché a prescindere dai piani di riconversione, dai cicli combinati a gas e dalle promesse di sostenibilità, il lavoro viene prima di tutto e i lavoratori vanno tutelati, sempre.
Una provocazione inaccettabile, la revoca delle ferie: il clima nello stabilimento è diventato irrespirabile non solo per il futuro incerto, ma per l’ennesimo affronto calato dall’alto. La decisione dell’azienda di revocare le ferie estive già autorizzate al personale turnista — persino nei giorni di riposo che non richiedevano straordinari — rappresenta un atto ingiustificato, sbagliato e profondamente lesivo. «Una precettazione forzata e unilaterale che calpesta il diritto di sciopero e nega il sacrosanto recupero psicofisico dei dipendenti impegnati in un impianto ad alta complessità.»
Questa mossa aziendale svela la vera natura di certe logiche manageriali: quando i conti e le strategie stringono, a pagare il prezzo sono sempre la carne e la salute delle persone. La risposta dei sindacati (Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil) non si è fatta attendere, con lo sciopero delle prestazioni straordinarie, delle modifiche d’orario e delle ore di viaggio prolungato fino al 4 agosto, unito all’assistenza legale per i lavoratori danneggiati.
Il grido d’allarme della Valle del Mela: contro la desertificazione produttiva  con la  mobilitazione che culminerà il 24 luglio con lo sciopero generale e la fermata totale degli impianti non riguarda solo i dipendenti diretti di A2A, ma coinvolge anche l’intero tessuto dell’indotto con Fim Fiom e Uilm.
La posta in gioco è altissima:
  • Il rischio concreto di centinaia di posti di lavoro bruciati nel silenzio generale.
  • La mancanza di trasparenza da parte di A2A sugli investimenti reali legati alla transizione ecologica e alla continuità industriale.
  • L’inerzia delle istituzioni regionali e nazionali, sorde agli appelli lanciati dai territori e incapaci di arginare la desertificazione produttiva della Sicilia.
Il 24 luglio la piazza si mobilita: il lavoro non si svende
Di fronte all’immobilismo della politica e alla chiusura sorda delle aziende, la cittadinanza e i lavoratori scendono in campo. Venerdì 24 luglio, a partire dalle ore 9:30, è prevista una grande manifestazione davanti al Comune di Milazzo.
Non si tratta di una vertenza corporativa, ma di un presidio civico per il futuro della comunità. Nessun piano industriale, per quanto ambizioso sulla carta, può avere valore se calpesta le persone, se ignora i bisogni sociali e se riduce il lavoro a merce di scambio.
La centrale di San Filippo del Mela si ferma per ricordare una verità semplice quanto fondamentale: senza i lavoratori non c’è futuro, non c’è transizione e non c’è sviluppo. I posti di lavoro vanno salvaguardati a prescindere, perché la dignità umana non è negoziabile.
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Le strategie aziendali non possono e non devono mai calpestare la dignità di chi produce ricchezza con il proprio sudore. La vertenza che sta infuocando la centrale termoelettrica A2A Energiefuture di San Filippo del Mela non è soltanto una questione industriale o una complessa transizione energetica sulla carta: è, prima di tutto, una battaglia per la sopravvivenza sociale e occupazionale di un intero territorio.
Mentre i tavoli istituzionali arrancano e la politica mostra pericolose amnesie, i lavoratori hanno deciso di riprendersi la scena. Perché a prescindere dai piani di riconversione, dai cicli combinati a gas e dalle promesse di sostenibilità, il lavoro viene prima di tutto e i lavoratori vanno tutelati, sempre.
Una provocazione inaccettabile, la revoca delle ferie: il clima nello stabilimento è diventato irrespirabile non solo per il futuro incerto, ma per l’ennesimo affronto calato dall’alto. La decisione dell’azienda di revocare le ferie estive già autorizzate al personale turnista — persino nei giorni di riposo che non richiedevano straordinari — rappresenta un atto ingiustificato, sbagliato e profondamente lesivo. «Una precettazione forzata e unilaterale che calpesta il diritto di sciopero e nega il sacrosanto recupero psicofisico dei dipendenti impegnati in un impianto ad alta complessità.»
Questa mossa aziendale svela la vera natura di certe logiche manageriali: quando i conti e le strategie stringono, a pagare il prezzo sono sempre la carne e la salute delle persone. La risposta dei sindacati (Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil) non si è fatta attendere, con lo sciopero delle prestazioni straordinarie, delle modifiche d’orario e delle ore di viaggio prolungato fino al 4 agosto, unito all’assistenza legale per i lavoratori danneggiati.
Il grido d’allarme della Valle del Mela: contro la desertificazione produttiva  con la  mobilitazione che culminerà il 24 luglio con lo sciopero generale e la fermata totale degli impianti non riguarda solo i dipendenti diretti di A2A, ma coinvolge anche l’intero tessuto dell’indotto con Fim Fiom e Uilm.
La posta in gioco è altissima:
  • Il rischio concreto di centinaia di posti di lavoro bruciati nel silenzio generale.
  • La mancanza di trasparenza da parte di A2A sugli investimenti reali legati alla transizione ecologica e alla continuità industriale.
  • L’inerzia delle istituzioni regionali e nazionali, sorde agli appelli lanciati dai territori e incapaci di arginare la desertificazione produttiva della Sicilia.
Il 24 luglio la piazza si mobilita: il lavoro non si svende
Di fronte all’immobilismo della politica e alla chiusura sorda delle aziende, la cittadinanza e i lavoratori scendono in campo. Venerdì 24 luglio, a partire dalle ore 9:30, è prevista una grande manifestazione davanti al Comune di Milazzo.
Non si tratta di una vertenza corporativa, ma di un presidio civico per il futuro della comunità. Nessun piano industriale, per quanto ambizioso sulla carta, può avere valore se calpesta le persone, se ignora i bisogni sociali e se riduce il lavoro a merce di scambio.
La centrale di San Filippo del Mela si ferma per ricordare una verità semplice quanto fondamentale: senza i lavoratori non c’è futuro, non c’è transizione e non c’è sviluppo. I posti di lavoro vanno salvaguardati a prescindere, perché la dignità umana non è negoziabile.
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