Scuole più sicure al Sud che al Nord. Lo dice l’Inail che fotografa, regione per regione, il numero di infortuni registrati fra le mura degli istituti scolastici. In tutta Italia sono state ben 52.744 le denunce presentate all’assicurazione tra gennaio e luglio 2026, rispetto alle 49.970 dello stesso periodo del 2025. Ma ancora più drammatico è il numero di giovani vite spezzate: 13 studenti morti quest’anno contro i 7 dell’anno passato. Sembra assurdo, ma a scuola si può anche morire.
Considerando però l’incidenza della popolazione studentesca, bisogna riconoscere che anche la Sicilia – già al conto alla rovescia per la prima campanella del nuovo anno – non sta tanto bene. Sono infatti 2.285 le denunce di infortunio presentate solo da gennaio a luglio 2026, ben 275 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Di questi soltanto 83 sono in itinere, cioè avvenuti durante il percorso casa-scuola. Il resto si è registrato fra aule e corridoi. Preoccupa in maniera particolare il trend positivo del fenomeno. Ma per fortuna quest’anno non si sono registrate vittime nelle scuole siciliane, a differenza del 2025 quando uno studente ha invece perso la vita.
Peggio della Sicilia soltanto Lombardia (12.716), Emilia Romagna (6.629), Veneto (6.498), Piemonte (5.286), Toscana (3.183) e Lazio (2.734).
Circa il 75 per cento degli infortuni a livello nazionale coinvolgono studenti con meno di 15 anni. Il 42 per cento del totale delle denunce interessa studentesse, in aumento del 5,5 per cento rispetto al 2025. Il 58 per cento riguarda invece gli studenti maschi, con un incremento del 5,6 per cento. Ma in certi casi anche uno solo è troppo.








