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Ciclismo : la favola di Brandon McNulty: da gregario a Campione del Mondo

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A Montreal, il ventottenne statunitense Brandon McNulty ha conquistato a sorpresa la medaglia d’oro ai Campionati del Mondo di ciclismo su strada 2026, ereditando il titolo iridato e la maglia di campione dal compagno di squadra in UAE Team Emirates, Tadej Pogačar.

Un’impresa inattesa: Alla vigilia e durante la gara, McNulty era considerato l’outsider per eccellenza. Gli occhi della corsa e dei rivali erano puntati su altri corridori, inclusi i suoi compagni di nazionale statunitense come Quinn Simmons (entrato nelle fughe decisive con van der Poel e van Aert) e Matteo Jorgenson.

L’attacco decisivo: Sfruttando la marcatura stretta tra i favoriti e il lavoro tattico dei compagni di squadra, McNulty ha colto l’attimo fuggente: a 32 chilometri dalla conclusione si è alzato sui pedali, ha staccato tutti e si è involato in solitaria verso il traguardo.

Tattica statunitense perfetta: La nazionale USA ha gestito la corsa in maniera impeccabile, lasciando sfogare la Francia (con Paul Seixas), sfruttando la giornata no del Belgio di Remco Evenepoel e controllando i tentativi della Gran Bretagna e dell’Italia (con Giulio Ciccone, 9° al traguardo).

Il paradosso del gregario: McNulty, noto per il suo prezioso lavoro di scudiero al servizio dei capitani nella UAE Emirates, tornerà a fare il gregario per Pogačar, ma per tutto l’anno successivo lo farà indossando la maglia iridata. Nel ciclismo e nello sport in generale, la storia è ricca di gregari, “seconde guide” e outsider che, sfruttando una giornata di grazia, una tattica di gara favorevole o il marcamento stretto tra i favoriti, sono riusciti a cogliere la vittoria della vita.

Ecco i casi più celebri e clamorosi, molto simili alla “favola” di Brandon McNulty:

1. Ciclismo: Gregari e outsider diventati Campioni del Mondo

  • Benoni Beheyt (Mondiale di Ronse, 1963) Il caso più famoso e polemico nella storia del ciclismo belga. Beheyt fu convocato con l’unico compito di lavorare per il mito Rik Van Looy (“l’Imperatore”). Nel finale, anziché tirare la volata al suo capitano, Beheyt sfruttò la scia di Van Looy, lo affiancò negli ultimi metri e lo batté al fotofinish, scatenando un’ostilità che segnò per sempre la sua carriera.
  • Rudy Dhaenens (Mondiale di Utsunomiya, 1990) Un classico gregario di lusso del ciclismo belga. Nella prova iridata in Giappone, la nazionale belga schierava campioni come Claude Criquielion e Dirk De Wolf. Dhaenens entrò in una fuga da lontano insieme al compagno di squadra Dirk De Wolf, riuscendo poi a staccarlo e a laurearsi campione del mondo in solitaria.
  • Claude Criquielion e Luc Leblanc (Mondiale di Agrigento, 1994) Nel Mondiale siciliano del 1994, il grande favorito era Claudio Chiappucci, insieme all’astro nascente Evgenij Berzin. Il francese Luc Leblanc, corridore solido ma raramente vincente nei grandi appuntamenti e spesso al servizio di altri leader, sfruttò la bagarre tra i favoriti nell’ultimo giro, sferrò un attacco secco e andò a vincere la maglia iridata.

2. Ciclismo: I “gregari” che vincono i Grandi Giri

  • Sepp Kuss (Vuelta a España, 2023) È forse il parallelo moderno più calzante con McNulty. Kuss era considerato il gregario di montagna per eccellenza, fondamentale per i trionfi di Primož Roglič e Jonas Vingegaard nella squadra Jumbo-Visma. Nella Vuelta 2023, entrò in una fuga nella prima settimana guadagnando minuti; la squadra gli diede via libera e, difendendosi egregiamente sulle salite più dure, portò la maglia rossa fino a Madrid da vincitore, scortato proprio dai suoi due capitani.
  • Óscar Pereiro (Tour de France, 2006) Entrato in una fuga bidone nella 13ª tappa che gli fece guadagnare oltre 30 minuti sul gruppo dei migliori, lo spagnolo (storico gregario e regolarista) indossò la maglia gialla. Sebbene Floyd Landis lo avesse superato sul traguardo finale di Parigi, la successiva squalifica dell’americano per doping riassegnò ufficialmente il Tour 2006 a Pereiro.

3. Altri sport: Da scudieri e riserve a Campioni del Mondo

  • Formula 1 – Eddie Irvine e il mondiale sfiorato (1999) Storico “secondo pilota” e gregario di Michael Schumacher in Ferrari. Quando Schumacher si spezzò la gamba a Silverstone, Irvine ereditò i galloni di prima guida e, a sorpresa, guidò la classifica mondiale fino all’ultima gara a Suzuka, sfiorando l’iride contro Mika Häkkinen.
  • Formula 1 – Kimi Räikkönen (2007) I favoriti assoluti per il titolo erano Lewis Hamilton e Fernando Alonso in McLaren, impegnati in una logorante guerra interna. Räikkönen, sulla Ferrari, arrivò all’ultima gara in Brasile con pochissime chance matematiche, ma sfruttò i disastri tattici e i nervosismi in casa McLaren per vincere la gara e soffiare il Mondiale per un solo punto.
  • Calcio – La Danimarca agli Europei (1992) Il caso più clamoroso nella storia del calcio: la Danimarca non si era nemmeno qualificata sul campo per la fase finale di Euro ’92. Richiamata dalle vacanze solo 10 giorni prima dell’inizio del torneo per rimpiazzare la Jugoslavia (esclusa a causa della guerra), la squadra danese arrivò senza alcuna pressione e terminò il torneo battendo la Germania in finale e laureandosi Campione d’Europa.
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A Montreal, il ventottenne statunitense Brandon McNulty ha conquistato a sorpresa la medaglia d’oro ai Campionati del Mondo di ciclismo su strada 2026, ereditando il titolo iridato e la maglia di campione dal compagno di squadra in UAE Team Emirates, Tadej Pogačar.

Un’impresa inattesa: Alla vigilia e durante la gara, McNulty era considerato l’outsider per eccellenza. Gli occhi della corsa e dei rivali erano puntati su altri corridori, inclusi i suoi compagni di nazionale statunitense come Quinn Simmons (entrato nelle fughe decisive con van der Poel e van Aert) e Matteo Jorgenson.

L’attacco decisivo: Sfruttando la marcatura stretta tra i favoriti e il lavoro tattico dei compagni di squadra, McNulty ha colto l’attimo fuggente: a 32 chilometri dalla conclusione si è alzato sui pedali, ha staccato tutti e si è involato in solitaria verso il traguardo.

Tattica statunitense perfetta: La nazionale USA ha gestito la corsa in maniera impeccabile, lasciando sfogare la Francia (con Paul Seixas), sfruttando la giornata no del Belgio di Remco Evenepoel e controllando i tentativi della Gran Bretagna e dell’Italia (con Giulio Ciccone, 9° al traguardo).

Il paradosso del gregario: McNulty, noto per il suo prezioso lavoro di scudiero al servizio dei capitani nella UAE Emirates, tornerà a fare il gregario per Pogačar, ma per tutto l’anno successivo lo farà indossando la maglia iridata. Nel ciclismo e nello sport in generale, la storia è ricca di gregari, “seconde guide” e outsider che, sfruttando una giornata di grazia, una tattica di gara favorevole o il marcamento stretto tra i favoriti, sono riusciti a cogliere la vittoria della vita.

Ecco i casi più celebri e clamorosi, molto simili alla “favola” di Brandon McNulty:

1. Ciclismo: Gregari e outsider diventati Campioni del Mondo

  • Benoni Beheyt (Mondiale di Ronse, 1963) Il caso più famoso e polemico nella storia del ciclismo belga. Beheyt fu convocato con l’unico compito di lavorare per il mito Rik Van Looy (“l’Imperatore”). Nel finale, anziché tirare la volata al suo capitano, Beheyt sfruttò la scia di Van Looy, lo affiancò negli ultimi metri e lo batté al fotofinish, scatenando un’ostilità che segnò per sempre la sua carriera.
  • Rudy Dhaenens (Mondiale di Utsunomiya, 1990) Un classico gregario di lusso del ciclismo belga. Nella prova iridata in Giappone, la nazionale belga schierava campioni come Claude Criquielion e Dirk De Wolf. Dhaenens entrò in una fuga da lontano insieme al compagno di squadra Dirk De Wolf, riuscendo poi a staccarlo e a laurearsi campione del mondo in solitaria.
  • Claude Criquielion e Luc Leblanc (Mondiale di Agrigento, 1994) Nel Mondiale siciliano del 1994, il grande favorito era Claudio Chiappucci, insieme all’astro nascente Evgenij Berzin. Il francese Luc Leblanc, corridore solido ma raramente vincente nei grandi appuntamenti e spesso al servizio di altri leader, sfruttò la bagarre tra i favoriti nell’ultimo giro, sferrò un attacco secco e andò a vincere la maglia iridata.

2. Ciclismo: I “gregari” che vincono i Grandi Giri

  • Sepp Kuss (Vuelta a España, 2023) È forse il parallelo moderno più calzante con McNulty. Kuss era considerato il gregario di montagna per eccellenza, fondamentale per i trionfi di Primož Roglič e Jonas Vingegaard nella squadra Jumbo-Visma. Nella Vuelta 2023, entrò in una fuga nella prima settimana guadagnando minuti; la squadra gli diede via libera e, difendendosi egregiamente sulle salite più dure, portò la maglia rossa fino a Madrid da vincitore, scortato proprio dai suoi due capitani.
  • Óscar Pereiro (Tour de France, 2006) Entrato in una fuga bidone nella 13ª tappa che gli fece guadagnare oltre 30 minuti sul gruppo dei migliori, lo spagnolo (storico gregario e regolarista) indossò la maglia gialla. Sebbene Floyd Landis lo avesse superato sul traguardo finale di Parigi, la successiva squalifica dell’americano per doping riassegnò ufficialmente il Tour 2006 a Pereiro.

3. Altri sport: Da scudieri e riserve a Campioni del Mondo

  • Formula 1 – Eddie Irvine e il mondiale sfiorato (1999) Storico “secondo pilota” e gregario di Michael Schumacher in Ferrari. Quando Schumacher si spezzò la gamba a Silverstone, Irvine ereditò i galloni di prima guida e, a sorpresa, guidò la classifica mondiale fino all’ultima gara a Suzuka, sfiorando l’iride contro Mika Häkkinen.
  • Formula 1 – Kimi Räikkönen (2007) I favoriti assoluti per il titolo erano Lewis Hamilton e Fernando Alonso in McLaren, impegnati in una logorante guerra interna. Räikkönen, sulla Ferrari, arrivò all’ultima gara in Brasile con pochissime chance matematiche, ma sfruttò i disastri tattici e i nervosismi in casa McLaren per vincere la gara e soffiare il Mondiale per un solo punto.
  • Calcio – La Danimarca agli Europei (1992) Il caso più clamoroso nella storia del calcio: la Danimarca non si era nemmeno qualificata sul campo per la fase finale di Euro ’92. Richiamata dalle vacanze solo 10 giorni prima dell’inizio del torneo per rimpiazzare la Jugoslavia (esclusa a causa della guerra), la squadra danese arrivò senza alcuna pressione e terminò il torneo battendo la Germania in finale e laureandosi Campione d’Europa.
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