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Un parere giuridicamente inesistente ha eletto il sindaco di Messina, di Fabrizio Bertè

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Scritto da Fabrizio Bertè

La mia è un’inchiesta giornalistica documentale che strada facendo si arricchisce di tanti altri documenti. Sempre più sorprendenti. Sempre più clamorosi.

Il treccartaro Cateno De Luca ha bisogno del classico complice che partecipa con lui al gioco delle 3 carte. In questo caso lo scudiero Giuseppe Lombardo. Uno scudiero fedelissimo (e strapagato da noi e da tutta la collettività). Ma lo scudiero nonchè sindaco di Roccalumera e deputato regionale di Sud Chiama Nord è anche assai incauto. E infatti entra nel gioco delle 3 carte a gamba tesa e in modo disordinato e compulsivo. Tentando di spostare l’attenzione dagli altri giocatori. Ma purtroppo per lui non conosce la funzione dell’algoritmo di Meta. E dunque fa un clamoroso autogol. Diventando controproducente. Perchè è solo uno scudiero. E rimarrà per sempre tale.

E poi c’è un secondo complice. Come in ogni gioco delle 3 carte che si rispetti. Un complice che dev’essere elegante e che deve osservare il gioco del treccartaro. In silenzio (ma in giacca e cravatta). Senza mai puntare. Senza partecipare attivamente al gioco. Con lo scopo di dare credibilità al treccartaro e di attirare l’attenzione dei passanti. In questo caso gli elettori. Ma chi è il secondo complice? Il sindaco di Messina Federico Basile. L’unico vero beneficiario del treccartaro. Che saggiamente preferisce mantenersi distante da qualsiasi tipo di polemica (non politica ma documentale). E mai si è espresso sulle 15 liste presentate dal suo partito politico senza la raccolta delle firme alle elezioni amministrative e soprattutto sui ricorsi presentati al TAR di Catania (benché abbia incaricato fuori dall’avvocatura comunale il legale Santi Delia). E infatti il primo cittadino peloritano preferisce sviare l’attenzione facendo volare tra gli applausi gli aquiloni sul lungomare di Santa Margherita.

E poi ci sono le pagine del foglio locale che amplifica la portata del famoso parere secretato (e non ostensibile). Quasi un gossip. Un vero e proprio tormentone estivo.

Il treccartaro punta evidentemente su un unico pregio: la velocità delle sue mani. La rapidità con cui muove le carte (vincenti e perdenti). Ma lui di carta ne ha mossa solo una: quella vincente.

E qui esplode la bomba. Un parere (con la soluzione al parere stesso) richiesto a un semplice funzionario direttivo (del Dipartimento Autonomie Locali – Servizio 5° Ufficio Elettorale) che ha risposto a una velocità clamorosa senza aver sottoposto la richiesta di Cateno De Luca e soprattutto il suo stesso parere al suo superiore (apicale). Scavalcando dunque il dirigente Salvatore Taormina. Il capo del Dipartimento Autonomie Locali – Servizio 5° Ufficio Elettorale. L’unico responsabile del procedimento di legalità del Dipartimento Autonomie Locali – Servizio 5° Ufficio Elettorale. Dopando di fatto le elezioni amministrative messinesi con un parere nullo in quanto il funzionario direttivo del Dipartimento Autonomie Locali – Servizio 5° Ufficio Elettorale Giovanni Cocco in quel momento non aveva i poteri per rilasciare un parere vincolante per l’amministrazione regionale proprio perché mancava la firma del suo capo (Salvatore Taormina).

In compenso però a mascheramento di questa oscura vicenda è intervenuto in appena 6 minuti e forse a sua insaputa e a uffici già chiusi il dirigente del servizio Giovanni Corso. Con la sua firma. Peccato però che il tandem Cocco-Corso non aveva i requisiti per rendere completo e efficace un atto amministrativo di una portata enorme per tutta la Regione Sicilia. E infatti il sistema elettorale è stato stravolto. A Messina e a Barcellona Pozzo di Gotto.

Da quel momento la macchina che Cateno De Luca aveva messo in moto non si poteva più fermare.

L’Ufficio Legislativo e Legale della presidenza della Regione Siciliana ha messo nero su bianco che rendendo palese il famoso parere si sarebbe instaurato un possibile contenzioso. Prevedendo il futuro.

Ma c’è un però. Perché “Se il parere legale è utilizzato dall’amministrazione per giustificare l’adozione di un proprio provvedimento deve affermarsi che la stessa abbia inteso esternarne il contenuto e non può dunque sottrarsi all’obbligo di rilasciarne copia all’interessato che ne richieda l’accesso documentale (ex legge numero 241/1990) essendo tenuta rispettivamente a esplicitarne la motivazione e a garantire la trasparenza dell’azione amministrativa”. È quanto afferma il TAR Abruzzo (L’Aquila, Sezione I, nella sentenza del 23 marzo 2023, numero 149).

Perché la giurisprudenza è concorde nell’affermare che “il parere legale è ostensibile quando esso abbia una specifica funzione endoprocedimentale”.

Ma Sud Chiama Nord accorgendosi che la partita di Cateno De Luca era in salita ha millantato un accesso agli atti. Chiedendo il famoso parere secretato. Sapendo benissimo che però non lo avrebbe mai ottenuto in quanto questo parere non ostensibile non faceva parte del corredo degli atti amministrativi. Come recita la giurisprudenza consolidata. E soprattutto quel famoso parere era stato reso da un semplice funzionario e firmato da un dirigente ma senza la presa d’atto (vincolante) del capo del Dipartimento Autonomie Locali – Servizio 5° Ufficio Elettorale Salvatore Taormina.

E infatti successivamente anche gli apicali dell’Ufficio Legislativo e Legale della presidenza della Regione Siciliana con in testa l’avvocato generale Giovanni Bologna e del Dipartimento Autonomie Locali – Servizio 5° Ufficio Elettorale con il dirigente Salvatore Taormina hanno dovuto mettere una pietra tombale su questa incredibile storia siciliana ma oggi anche nazionale. Rendendo irrilevante nei fatti il famoso e fumoso parere secretato e non menzionandolo totalmente.

Un parere secretato servito solo per riempire le prime pagine dei giornali e per intorbidire le acque nei documenti amministrativi regionali. Ma anche della Prefettura di Messina e del Comune di Messina.

Perché l’unico organo competente in materiale elettorale è proprio la commissione elettorale circondariale. Come ha messo per iscritto lo stesso dirigente del Dipartimento Autonomie Locali – Servizio 5° Ufficio Elettorale Salvatore Taormina. Che ha messo nero su bianco che “La commissione elettorale circondariale (presieduta dal prefetto o da un suo delegato e composta da 4 membri effettivi e 4 supplenti) non è organo dell’amministrazione regionale e nell’esercizio delle funzioni a essa attribuite anche da norme regionali opera in piena autonomia interpretativa e applicativa delle disposizioni normative concernenti le materie trattatte”. Una nota protocollata il 25 maggio 2026 (numero 9207). A poche ore dalla conclusione della competizione elettorale del 24-25 maggio 2026.

Prendendo di fatto le distanze dal parere reso dai suoi sottoposti e passando la palla alla prefetta di Messina Cosima Di Stani e alla segretaria generale del Comune di Messina Rossana Carrubba che presa dal panico ha scritto ben 2 note con lo stesso numero di protocollo e a distanza di poche ore al solito Dipartimento Autonomie Locali – Servizio 5° Ufficio Elettorale del tandem Cocco-Corso. E nella seconda nota ha totalmente omesso l’oscura storia della raccolta delle firme.

Proprio la commissione elettorale circondariale ha accettato la presentazione delle 15 liste di Sud Chiama Nord senza la raccolta delle firme ma ha opinato solo sui simboli. Spostando l’attenzione su una circostanza certamente anomala all’interno delle 15 liste elettorali ma meno pesante rispetto alla mancata raccolta di oltre 10.000 firme. Era certamente più facile modificare 15 simboli in 15 liste elettorali che procurarsi oltre 10.000 elettori messinesi pronti a firmare in pochissime ore le stesse 15 liste presentate da Sud Chiama Nord.

E come ha scritto correttamente nella sua interrogazione parlamentare urgente presentata al Ministero dell’Interno l’onorevole di Futuro Nazionale nonché vice-presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati e presidente della Commissione Bicamerale per il Contrasto agli Svantaggi Derivanti dall’Insularità Tommaso Calderone “La Segretaria Generale del Comune di Messina, pur estranea alla verifica delle candidature, si è inserita nell’istruttoria, sovrapponendosi alle competenze previste dalla legge. Le risultanze di tale ingerenza, confezionate in note, non sono state pubblicate sui siti istituzionali, in discontinuità con gli obblighi di trasparenza. E i candidati ne hanno preso visione soltanto il 24 aprile 2026, in conseguenza della presa di posizione pubblica di un candidato sindaco, con grave vulnus alla par condicio”.

La segretaria generale del Comune di Messina Rossana Carrubba (oggi anche direttore generale dopo la promozione del sindaco dimissionario-ricandidato-rieletto Federico Basile) ha di fatto (in parte) sostituito la reale e nominata segreteria della commissione elettorale circondariale Giuseppa Di Bella. Una commissione elettorale circondariale presieduta dalla dottoressa Cettina Pennisi (vicario del prefetto di Messina).

Il treccartaro ha fatto le pentole. Ma non i coperchi.

Il primo coperchio lo aveva fatto saltare il candidato sindaco della coalizione di centro-destra e oggi consigliere comunale Marcello Scurria con un atto di significazione presentato al giusto destinatario ma che non ha avuto riscontri. L’avvocato amministrativista Marcello Scurria che in consiglio comunale sta dando del filo da torcere (e non poco) all’Amministrazione Basile-De Luca.

Il secondo coperchio lo ha fatto saltare il segretario provinciale del Movimento Sovranisti per l’Italia e per le Libertà Filippo Pansera. In solitudine e con coraggio.

Il terzo coperchio lo hanno fatto saltare il segretario provinciale del Partito Democratico Armando Hyerace e il deputato regionale del PD Calogero Leanza che ha presentato un’interrogazione parlamentare urgente al presidente della Regione Sicilia Renato Schifani.

Il quarto coperchio lo ha fatto saltare chi con documenti e carte alla mano non si è mai arreso: la senatrice di Italia Viva Dafne Musolino e la coordinatrice regionale di + Europa Parlmira Mancuso.

Il quinto coperchio lo hanno fatto saltare gli avvocati Paolo Starvaggi, Angelo Giorgianni, Roberto Materia e Giuseppe Losi che (per conto di cittadini-elettori) hanno presentato più ricorsi al Tribunale Amministrativo Regionale di Catania contro le elezioni amministrative di Messina e Barcellona Pozzo di Gotto (ma anche sulle presunte dimissioni tardive del sindaco di Messina Federico Basile).

Il sesto coperchio lo ha fatto saltare la stampa. Il cane da guardia del potere (politico e amministrativo).

Ma la cupola dei coperchi l’ha fatta saltare l’onorevole di Futuro Nazionale nonché vice-presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati e presidente della Commissione Bicamerale per il Contrasto agli Svantaggi Derivanti dall’Insularità Tommaso Calderone. Chiamando in causa il Ministero dell’Interno.

 

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Scritto da Fabrizio Bertè

La mia è un’inchiesta giornalistica documentale che strada facendo si arricchisce di tanti altri documenti. Sempre più sorprendenti. Sempre più clamorosi.

Il treccartaro Cateno De Luca ha bisogno del classico complice che partecipa con lui al gioco delle 3 carte. In questo caso lo scudiero Giuseppe Lombardo. Uno scudiero fedelissimo (e strapagato da noi e da tutta la collettività). Ma lo scudiero nonchè sindaco di Roccalumera e deputato regionale di Sud Chiama Nord è anche assai incauto. E infatti entra nel gioco delle 3 carte a gamba tesa e in modo disordinato e compulsivo. Tentando di spostare l’attenzione dagli altri giocatori. Ma purtroppo per lui non conosce la funzione dell’algoritmo di Meta. E dunque fa un clamoroso autogol. Diventando controproducente. Perchè è solo uno scudiero. E rimarrà per sempre tale.

E poi c’è un secondo complice. Come in ogni gioco delle 3 carte che si rispetti. Un complice che dev’essere elegante e che deve osservare il gioco del treccartaro. In silenzio (ma in giacca e cravatta). Senza mai puntare. Senza partecipare attivamente al gioco. Con lo scopo di dare credibilità al treccartaro e di attirare l’attenzione dei passanti. In questo caso gli elettori. Ma chi è il secondo complice? Il sindaco di Messina Federico Basile. L’unico vero beneficiario del treccartaro. Che saggiamente preferisce mantenersi distante da qualsiasi tipo di polemica (non politica ma documentale). E mai si è espresso sulle 15 liste presentate dal suo partito politico senza la raccolta delle firme alle elezioni amministrative e soprattutto sui ricorsi presentati al TAR di Catania (benché abbia incaricato fuori dall’avvocatura comunale il legale Santi Delia). E infatti il primo cittadino peloritano preferisce sviare l’attenzione facendo volare tra gli applausi gli aquiloni sul lungomare di Santa Margherita.

E poi ci sono le pagine del foglio locale che amplifica la portata del famoso parere secretato (e non ostensibile). Quasi un gossip. Un vero e proprio tormentone estivo.

Il treccartaro punta evidentemente su un unico pregio: la velocità delle sue mani. La rapidità con cui muove le carte (vincenti e perdenti). Ma lui di carta ne ha mossa solo una: quella vincente.

E qui esplode la bomba. Un parere (con la soluzione al parere stesso) richiesto a un semplice funzionario direttivo (del Dipartimento Autonomie Locali – Servizio 5° Ufficio Elettorale) che ha risposto a una velocità clamorosa senza aver sottoposto la richiesta di Cateno De Luca e soprattutto il suo stesso parere al suo superiore (apicale). Scavalcando dunque il dirigente Salvatore Taormina. Il capo del Dipartimento Autonomie Locali – Servizio 5° Ufficio Elettorale. L’unico responsabile del procedimento di legalità del Dipartimento Autonomie Locali – Servizio 5° Ufficio Elettorale. Dopando di fatto le elezioni amministrative messinesi con un parere nullo in quanto il funzionario direttivo del Dipartimento Autonomie Locali – Servizio 5° Ufficio Elettorale Giovanni Cocco in quel momento non aveva i poteri per rilasciare un parere vincolante per l’amministrazione regionale proprio perché mancava la firma del suo capo (Salvatore Taormina).

In compenso però a mascheramento di questa oscura vicenda è intervenuto in appena 6 minuti e forse a sua insaputa e a uffici già chiusi il dirigente del servizio Giovanni Corso. Con la sua firma. Peccato però che il tandem Cocco-Corso non aveva i requisiti per rendere completo e efficace un atto amministrativo di una portata enorme per tutta la Regione Sicilia. E infatti il sistema elettorale è stato stravolto. A Messina e a Barcellona Pozzo di Gotto.

Da quel momento la macchina che Cateno De Luca aveva messo in moto non si poteva più fermare.

L’Ufficio Legislativo e Legale della presidenza della Regione Siciliana ha messo nero su bianco che rendendo palese il famoso parere si sarebbe instaurato un possibile contenzioso. Prevedendo il futuro.

Ma c’è un però. Perché “Se il parere legale è utilizzato dall’amministrazione per giustificare l’adozione di un proprio provvedimento deve affermarsi che la stessa abbia inteso esternarne il contenuto e non può dunque sottrarsi all’obbligo di rilasciarne copia all’interessato che ne richieda l’accesso documentale (ex legge numero 241/1990) essendo tenuta rispettivamente a esplicitarne la motivazione e a garantire la trasparenza dell’azione amministrativa”. È quanto afferma il TAR Abruzzo (L’Aquila, Sezione I, nella sentenza del 23 marzo 2023, numero 149).

Perché la giurisprudenza è concorde nell’affermare che “il parere legale è ostensibile quando esso abbia una specifica funzione endoprocedimentale”.

Ma Sud Chiama Nord accorgendosi che la partita di Cateno De Luca era in salita ha millantato un accesso agli atti. Chiedendo il famoso parere secretato. Sapendo benissimo che però non lo avrebbe mai ottenuto in quanto questo parere non ostensibile non faceva parte del corredo degli atti amministrativi. Come recita la giurisprudenza consolidata. E soprattutto quel famoso parere era stato reso da un semplice funzionario e firmato da un dirigente ma senza la presa d’atto (vincolante) del capo del Dipartimento Autonomie Locali – Servizio 5° Ufficio Elettorale Salvatore Taormina.

E infatti successivamente anche gli apicali dell’Ufficio Legislativo e Legale della presidenza della Regione Siciliana con in testa l’avvocato generale Giovanni Bologna e del Dipartimento Autonomie Locali – Servizio 5° Ufficio Elettorale con il dirigente Salvatore Taormina hanno dovuto mettere una pietra tombale su questa incredibile storia siciliana ma oggi anche nazionale. Rendendo irrilevante nei fatti il famoso e fumoso parere secretato e non menzionandolo totalmente.

Un parere secretato servito solo per riempire le prime pagine dei giornali e per intorbidire le acque nei documenti amministrativi regionali. Ma anche della Prefettura di Messina e del Comune di Messina.

Perché l’unico organo competente in materiale elettorale è proprio la commissione elettorale circondariale. Come ha messo per iscritto lo stesso dirigente del Dipartimento Autonomie Locali – Servizio 5° Ufficio Elettorale Salvatore Taormina. Che ha messo nero su bianco che “La commissione elettorale circondariale (presieduta dal prefetto o da un suo delegato e composta da 4 membri effettivi e 4 supplenti) non è organo dell’amministrazione regionale e nell’esercizio delle funzioni a essa attribuite anche da norme regionali opera in piena autonomia interpretativa e applicativa delle disposizioni normative concernenti le materie trattatte”. Una nota protocollata il 25 maggio 2026 (numero 9207). A poche ore dalla conclusione della competizione elettorale del 24-25 maggio 2026.

Prendendo di fatto le distanze dal parere reso dai suoi sottoposti e passando la palla alla prefetta di Messina Cosima Di Stani e alla segretaria generale del Comune di Messina Rossana Carrubba che presa dal panico ha scritto ben 2 note con lo stesso numero di protocollo e a distanza di poche ore al solito Dipartimento Autonomie Locali – Servizio 5° Ufficio Elettorale del tandem Cocco-Corso. E nella seconda nota ha totalmente omesso l’oscura storia della raccolta delle firme.

Proprio la commissione elettorale circondariale ha accettato la presentazione delle 15 liste di Sud Chiama Nord senza la raccolta delle firme ma ha opinato solo sui simboli. Spostando l’attenzione su una circostanza certamente anomala all’interno delle 15 liste elettorali ma meno pesante rispetto alla mancata raccolta di oltre 10.000 firme. Era certamente più facile modificare 15 simboli in 15 liste elettorali che procurarsi oltre 10.000 elettori messinesi pronti a firmare in pochissime ore le stesse 15 liste presentate da Sud Chiama Nord.

E come ha scritto correttamente nella sua interrogazione parlamentare urgente presentata al Ministero dell’Interno l’onorevole di Futuro Nazionale nonché vice-presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati e presidente della Commissione Bicamerale per il Contrasto agli Svantaggi Derivanti dall’Insularità Tommaso Calderone “La Segretaria Generale del Comune di Messina, pur estranea alla verifica delle candidature, si è inserita nell’istruttoria, sovrapponendosi alle competenze previste dalla legge. Le risultanze di tale ingerenza, confezionate in note, non sono state pubblicate sui siti istituzionali, in discontinuità con gli obblighi di trasparenza. E i candidati ne hanno preso visione soltanto il 24 aprile 2026, in conseguenza della presa di posizione pubblica di un candidato sindaco, con grave vulnus alla par condicio”.

La segretaria generale del Comune di Messina Rossana Carrubba (oggi anche direttore generale dopo la promozione del sindaco dimissionario-ricandidato-rieletto Federico Basile) ha di fatto (in parte) sostituito la reale e nominata segreteria della commissione elettorale circondariale Giuseppa Di Bella. Una commissione elettorale circondariale presieduta dalla dottoressa Cettina Pennisi (vicario del prefetto di Messina).

Il treccartaro ha fatto le pentole. Ma non i coperchi.

Il primo coperchio lo aveva fatto saltare il candidato sindaco della coalizione di centro-destra e oggi consigliere comunale Marcello Scurria con un atto di significazione presentato al giusto destinatario ma che non ha avuto riscontri. L’avvocato amministrativista Marcello Scurria che in consiglio comunale sta dando del filo da torcere (e non poco) all’Amministrazione Basile-De Luca.

Il secondo coperchio lo ha fatto saltare il segretario provinciale del Movimento Sovranisti per l’Italia e per le Libertà Filippo Pansera. In solitudine e con coraggio.

Il terzo coperchio lo hanno fatto saltare il segretario provinciale del Partito Democratico Armando Hyerace e il deputato regionale del PD Calogero Leanza che ha presentato un’interrogazione parlamentare urgente al presidente della Regione Sicilia Renato Schifani.

Il quarto coperchio lo ha fatto saltare chi con documenti e carte alla mano non si è mai arreso: la senatrice di Italia Viva Dafne Musolino e la coordinatrice regionale di + Europa Parlmira Mancuso.

Il quinto coperchio lo hanno fatto saltare gli avvocati Paolo Starvaggi, Angelo Giorgianni, Roberto Materia e Giuseppe Losi che (per conto di cittadini-elettori) hanno presentato più ricorsi al Tribunale Amministrativo Regionale di Catania contro le elezioni amministrative di Messina e Barcellona Pozzo di Gotto (ma anche sulle presunte dimissioni tardive del sindaco di Messina Federico Basile).

Il sesto coperchio lo ha fatto saltare la stampa. Il cane da guardia del potere (politico e amministrativo).

Ma la cupola dei coperchi l’ha fatta saltare l’onorevole di Futuro Nazionale nonché vice-presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati e presidente della Commissione Bicamerale per il Contrasto agli Svantaggi Derivanti dall’Insularità Tommaso Calderone. Chiamando in causa il Ministero dell’Interno.

 

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