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L’AUTO-ATTENTATO DI AURELIO COPPOLINO

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scritto da Fabrizio Bertè                              Aurelio Coppolino è in carcere da 15 giorni. E rischia di restarci ancora a lungo. Un “caso” attorno a cui sembra vigere una regola ben precisa: non parlarne.

È stata confermata I’ordinanza dello scorso 19 giugno con la quale il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto Giuseppe Caristia aveva applicato la misura cautelare degli arresti domiciliari “con le particolari modalità di controllo di cui all’articolo 275 bis del codice di procedura penale”.

Peccato però che il Signor Aurelio Coppolino, 46 anni, esperto di marketing e comunicazione, blogger e youtuber, alla disperata ricerca di visibilità e del cosiddetto “hype”, abbia trasgredito le prescrizioni. Continuando a registrare lunghi videomessaggi e raggiungendo innumerevoli visualizzazioni. Alla ricerca del successo. Ma sapendo che il successo ha un prezzo.

Sempre e comunque. Come insegna il suo “mentore” Fabrizio Corona. Fonte d’ispirazione per il Dottor Aurelio Coppolino e non solo.

Da 2 settimane il Signor Aurelio Coppolino è recluso al carcere di Barcellona Pozzo di Gotto. E rischia di restarci per almeno 6 mesi. Una storia di cui ne parlano in pochi. Ma a livelli altissimi. Professionisti qualificati e di grande spessore.

Tanti gli “accusatori” di Aurelio Coppolino. Dal noto avvocato barcellonese e parlamentare di Forza Italia Tommaso Calderone all’ex eurodeputata Sonia Alfano. Già nella segreteria particolare del deputato regionale di Fratelli d’Italia Pino Galluzzo e oggi esponente del Movimento Controcorrente dell’ex “Iena” Ismaele

La Vardera che ambisce alla presidenza della Regione Sicilia. Fino all’avvocato “antimafia” Fabio Repici che Aurelio Coppolino ha definito “il capo della mafia”.

Sull’altro versante ci sono l’avvocato di Aurelio Coppolino Ugo Colonna e l’ex presidente della commissione parlamentare nazionale antimafia Nicola Morra che oggi in una conferenza moderata dal giornalista e scrittore Enzo Basso nell’Atrio dell’Ottocento Kabuki di Barcellona Pozzo di Gotto parleranno dell’attuale situazione ambientale e giudiziaria del territorio barcellonese. E di conseguenza anche di Aurelio Coppolino.

Ma torniamo proprio al Dottor Aurelio Coppolino. Dopo aver letto un “deludente” interrogatorio di garanzia di ben 107 pagine. Una storia ancora tutta da scrivere e a tratti “oscura”.

Aurelio Coppolino ritiene di avere delle qualità e crede di meritare una categoria che non sia quella dei disoccupati “di sistema” del Meridione. Ma il Meridione non ha ciò che Aurelio Coppolino cerca e brama più di ogni altra cosa: il successo. Economico e mediatico. E qui entra in gioco “il prezzo del successo”.

Come direbbe Fabrizio Corona. Ma qual è il prezzo del successo per Aurelio Coppolino? Il carcere. Ciò che forse gli darà visibilità. E il tanto agognato “hype”. Perché Aurelio Coppolino probabilmente ha fatto di tutto per trascinarsi dietro le sbarre. La sua mossa si rivelerà azzeccata?

Barcellona Pozzo di Gotto non certo è la Milano di Fabrizio Corona contro il “Sistema Signorini” e la “Galassia Mediaset”. E neanche la Roma di “Report” e di Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola. Tra sondaggi politici e dubbi attentati. Ma manco la Capitale di Giuseppe Cruciani e David Parenzo che su Radio 24 conducono una trasmissione assai irriverente: La Zanzara.

Per la serie: “Famolo strano”. Ma il più strano possibile. Tra fantasie erotiche e trash improbabile. Siamo in Sicilia. Una terra poverissima. Dove non esistono più neanche le prostitute “di quartiere”. Senza “clienti”. Manco a prezzi stracciati. Siamo in provincia di Messina. La cosiddetta “provincia babba”. La stessa in cui l’eurodeputato del Movimento 5 Stelle Giuseppe Antoci è “atterrato” a Bruxelles sulla scorta di un attentato “valorizzato” dallo stesso ex presidente del Parco dei Nebrodi ma dalle dubbie circostanze. Tanto che dopo 10 anni non sono stati identificati né i mandanti né gli esecutori. Ma un risultato c’è stato. E si chiama carriera politica.

E come dimenticarsi dell’onorevole Cateno De Luca che inaugurò la sua campagna elettorale a Barcellona Pozzo di Gotto denunciando presunte intimidazioni mafiose subite con un colpo di clacson. Una storia caduta nel dimenticatoio. Pure l’ex direttore generale del Comune di Messina Salvo Puccio alla vigilia della sua candidatura a sindaco di Giardini Naxos denunciò una lettera minatoria. E anche in quel caso non si è saputo più nulla. Indubbiamente il cosiddetto “hype” alimenta le carriere. Parlano i fatti. Cosa poteva fare il Dottor Aurelio Coppolino per lanciarsi nel mondo delle views? Entrare “a gamba tesa” contro i notabili “storici” della “sua” Barcellona Pozzo di Gotto.

E contro i politici più noti dell’hinterland barcellonese e della Sicilia. Scagliandosi anche contro avvocati, giudici, magistrati, giornalisti, poliziotti e carabinieri. Anche a costo di diffamarli. Anche se allo stato attuale si tratterebbe solo di diffamazioni presunte. Tra querele presentate ma anche ritirate. Un bel lavoro per la Procura di Barcellona Pozzo di Gotto guidata da Giuseppe Verzera. Anche lui nel mirino di Aurelio Coppolino.

Le sue “vittime” preferite? Tommaso Calderone, Sonia Alfano, Fabio Repici, Diego Lanza, Maurizio De Lucia e Giuseppe Lumia. E le forze dell’ordine. Non ha risparmiato davvero nessuno. O forse no. Qualcuno effettivamente sarebbe stato risparmiato. Il deputato regionale Cateno De Luca. Leader di Sud Chiama Nord e sindaco di Taormina. Con l’ambizione di diventare “Sindaco di Sicilia”. Per liberare i siciliani. Ma non si sa da chi.

Aurelio Coppolino cerca il successo. E questo è “il prezzo del successo”. Passare da Dottore a Signore. In atti processuali. E “sbarcando” in carcere. Un vero e proprio “auto-attentato”. Cercato e voluto. E “auto-prodotto”. Un “caso” che ancora però potrebbe riservare molte sorprese e parecchi colpi di scena.

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scritto da Fabrizio Bertè                              Aurelio Coppolino è in carcere da 15 giorni. E rischia di restarci ancora a lungo. Un “caso” attorno a cui sembra vigere una regola ben precisa: non parlarne.

È stata confermata I’ordinanza dello scorso 19 giugno con la quale il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto Giuseppe Caristia aveva applicato la misura cautelare degli arresti domiciliari “con le particolari modalità di controllo di cui all’articolo 275 bis del codice di procedura penale”.

Peccato però che il Signor Aurelio Coppolino, 46 anni, esperto di marketing e comunicazione, blogger e youtuber, alla disperata ricerca di visibilità e del cosiddetto “hype”, abbia trasgredito le prescrizioni. Continuando a registrare lunghi videomessaggi e raggiungendo innumerevoli visualizzazioni. Alla ricerca del successo. Ma sapendo che il successo ha un prezzo.

Sempre e comunque. Come insegna il suo “mentore” Fabrizio Corona. Fonte d’ispirazione per il Dottor Aurelio Coppolino e non solo.

Da 2 settimane il Signor Aurelio Coppolino è recluso al carcere di Barcellona Pozzo di Gotto. E rischia di restarci per almeno 6 mesi. Una storia di cui ne parlano in pochi. Ma a livelli altissimi. Professionisti qualificati e di grande spessore.

Tanti gli “accusatori” di Aurelio Coppolino. Dal noto avvocato barcellonese e parlamentare di Forza Italia Tommaso Calderone all’ex eurodeputata Sonia Alfano. Già nella segreteria particolare del deputato regionale di Fratelli d’Italia Pino Galluzzo e oggi esponente del Movimento Controcorrente dell’ex “Iena” Ismaele

La Vardera che ambisce alla presidenza della Regione Sicilia. Fino all’avvocato “antimafia” Fabio Repici che Aurelio Coppolino ha definito “il capo della mafia”.

Sull’altro versante ci sono l’avvocato di Aurelio Coppolino Ugo Colonna e l’ex presidente della commissione parlamentare nazionale antimafia Nicola Morra che oggi in una conferenza moderata dal giornalista e scrittore Enzo Basso nell’Atrio dell’Ottocento Kabuki di Barcellona Pozzo di Gotto parleranno dell’attuale situazione ambientale e giudiziaria del territorio barcellonese. E di conseguenza anche di Aurelio Coppolino.

Ma torniamo proprio al Dottor Aurelio Coppolino. Dopo aver letto un “deludente” interrogatorio di garanzia di ben 107 pagine. Una storia ancora tutta da scrivere e a tratti “oscura”.

Aurelio Coppolino ritiene di avere delle qualità e crede di meritare una categoria che non sia quella dei disoccupati “di sistema” del Meridione. Ma il Meridione non ha ciò che Aurelio Coppolino cerca e brama più di ogni altra cosa: il successo. Economico e mediatico. E qui entra in gioco “il prezzo del successo”.

Come direbbe Fabrizio Corona. Ma qual è il prezzo del successo per Aurelio Coppolino? Il carcere. Ciò che forse gli darà visibilità. E il tanto agognato “hype”. Perché Aurelio Coppolino probabilmente ha fatto di tutto per trascinarsi dietro le sbarre. La sua mossa si rivelerà azzeccata?

Barcellona Pozzo di Gotto non certo è la Milano di Fabrizio Corona contro il “Sistema Signorini” e la “Galassia Mediaset”. E neanche la Roma di “Report” e di Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola. Tra sondaggi politici e dubbi attentati. Ma manco la Capitale di Giuseppe Cruciani e David Parenzo che su Radio 24 conducono una trasmissione assai irriverente: La Zanzara.

Per la serie: “Famolo strano”. Ma il più strano possibile. Tra fantasie erotiche e trash improbabile. Siamo in Sicilia. Una terra poverissima. Dove non esistono più neanche le prostitute “di quartiere”. Senza “clienti”. Manco a prezzi stracciati. Siamo in provincia di Messina. La cosiddetta “provincia babba”. La stessa in cui l’eurodeputato del Movimento 5 Stelle Giuseppe Antoci è “atterrato” a Bruxelles sulla scorta di un attentato “valorizzato” dallo stesso ex presidente del Parco dei Nebrodi ma dalle dubbie circostanze. Tanto che dopo 10 anni non sono stati identificati né i mandanti né gli esecutori. Ma un risultato c’è stato. E si chiama carriera politica.

E come dimenticarsi dell’onorevole Cateno De Luca che inaugurò la sua campagna elettorale a Barcellona Pozzo di Gotto denunciando presunte intimidazioni mafiose subite con un colpo di clacson. Una storia caduta nel dimenticatoio. Pure l’ex direttore generale del Comune di Messina Salvo Puccio alla vigilia della sua candidatura a sindaco di Giardini Naxos denunciò una lettera minatoria. E anche in quel caso non si è saputo più nulla. Indubbiamente il cosiddetto “hype” alimenta le carriere. Parlano i fatti. Cosa poteva fare il Dottor Aurelio Coppolino per lanciarsi nel mondo delle views? Entrare “a gamba tesa” contro i notabili “storici” della “sua” Barcellona Pozzo di Gotto.

E contro i politici più noti dell’hinterland barcellonese e della Sicilia. Scagliandosi anche contro avvocati, giudici, magistrati, giornalisti, poliziotti e carabinieri. Anche a costo di diffamarli. Anche se allo stato attuale si tratterebbe solo di diffamazioni presunte. Tra querele presentate ma anche ritirate. Un bel lavoro per la Procura di Barcellona Pozzo di Gotto guidata da Giuseppe Verzera. Anche lui nel mirino di Aurelio Coppolino.

Le sue “vittime” preferite? Tommaso Calderone, Sonia Alfano, Fabio Repici, Diego Lanza, Maurizio De Lucia e Giuseppe Lumia. E le forze dell’ordine. Non ha risparmiato davvero nessuno. O forse no. Qualcuno effettivamente sarebbe stato risparmiato. Il deputato regionale Cateno De Luca. Leader di Sud Chiama Nord e sindaco di Taormina. Con l’ambizione di diventare “Sindaco di Sicilia”. Per liberare i siciliani. Ma non si sa da chi.

Aurelio Coppolino cerca il successo. E questo è “il prezzo del successo”. Passare da Dottore a Signore. In atti processuali. E “sbarcando” in carcere. Un vero e proprio “auto-attentato”. Cercato e voluto. E “auto-prodotto”. Un “caso” che ancora però potrebbe riservare molte sorprese e parecchi colpi di scena.

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