Cittadini assetati sotto il sole cocente di agosto, turisti in cerca di un sorso di civiltà e, sullo sfondo, l’ennesimo dramma esistenziale della politica mamertina: il Consiglio comunale ha detto un sonoro e ferreo “no” al potenziamento delle fontanelle pubbliche. Una tragedia umanitaria? No, un lunghissimo e gustoso regolamento di conti che manco a Dallas si vedeva dai tempi d’oro.
Tutto nasce da una mozione presentata dall’opposizione — o meglio, da quella frangia fresca di transito nel Gruppo Misto, incarnata dalla consigliera Maria Magliarditi e dal collega Francesco Coppolino. La proposta era di quelle rivoluzionarie e sovversive: censire le fontanelle, aggiustarle, abbattere le barriere architettoniche e ridurre la plastica.
Roba da far tremare le fondamenta della Repubblica. E invece, taaac! La maggioranza compatta ha affossato tutto.
La versione dell’opposizione: “Siamo assetati di democrazia” Dal fronte dei dissidenti si grida allo scandalo e al bavaglio istituzionale. La Magliarditi, con la grazia di chi si è appena visto sfilare il tappeto rosso sotto i piedi, tuona contro i “giochi di palazzo”. La tesi è cristallina: la mozione è stata bocciata solo per ripicca politica dopo il suo trasloco di casacca. Insomma, un boicottaggio in piena regola perpetrato da un’amministrazione che predica la rigenerazione urbana ma preferisce lasciare i bambini e i nonnetti a bocca asciutta pur di non dare una soddisfazione a chi siede sull’arredo di fronte.
La replica della maggioranza: “Traditori seriali e fontanelle fantasma”
Dall’altra parte della barricata, i gruppi consiliari (Città Futura, Milazzo 2026, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Prima Milazzo Cambiamente) non le mandano a dire e rispondono con gli interessi, trasformando il dibattito idrico in una soap opera di basso profilo.
Primo: la mozione non se l’era filata nessuno della maggioranza quando la consigliera era ancora “dei nostri”.
Secondo: a che serve fare una mozione per chiedere all’amministrazione di fare il proprio lavoro? Sarebbe come fare un ordine del giorno per chiedere che sorga il sole domattina. Ma il vero capolavoro retorico arriva quando si passa al movente del tradimento politico: la colpa, secondo la maggioranza, sarebbe di un saltimbanco elettorale consumato a tempo di record, appena un mese dopo le elezioni. “Viene da chiedersi se le reali motivazioni risiedano nella mancata assegnazione di un incarico sperato”, affondano i consiglieri con la delicatezza di un bulldozer. E per chiudere il cerchio in bellezza, l’affondo finale: una visione politica degna di Sud Chiama Nord, ovvero “intrisa di vittimismo e populismo strumentali”.
Il paradosso dell’acqua: 29 milioni di progetti (ma zero gocce oggi)
E l’acqua? Nel frattempo, tra un reciproco “traditore” e un “vittimista”, la cittadinanza si chiede che fine facciano queste benedette fontanelle. La maggioranza si difende sfoderando i muscoli della programmazione: ci sono ben 29 milioni di euro in progetti esecutivi pronti per rimettere a nuovo la rete idrica. Giustissimo, per carità. Peccato che, tra un progetto da cantierare e la realtà di un’estate torrida, il cittadino assetato debba accontentarsi di un bicchier d’acqua… benedetta dalla retorica politica.








