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Noi Moderati si autosospende dalla maggioranza all’ARS: “Basta risorse a pioggia, priorità a sanità e precariato”

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​PALERMO – Strappo politico all’Assemblea Regionale Siciliana. Il gruppo Noi Moderati ha annunciato l’autosospensione dalla maggioranza di centrodestra, condizionando il proprio rientro a un cambio di rotta netto sulle priorità della prossima variazione di bilancio.

Al centro dello scontro vi sono la gestione della sanità pubblica e, soprattutto, la drammatica condizione dei lavoratori precari negli enti locali e regionali.

​A firmare la nota ufficiale sono il coordinatore politico nazionale Saverio Romano, il coordinatore regionale Massimo Dell’Utri e la deputata regionale Marianna Caronia.

​Nel mirino del partito c’è l’impostazione finanziaria della manovra, giudicata priva di respiro strategico e orientata alla solita logica dei contributi a pioggia assegnati ai singoli deputati per micro-interventi sui territori.

​Per Noi Moderati, la deputata Marianna Caronia ha ricevuto il mandato di non votare la manovra finanziaria se non verranno inserite risposte concrete per i lavoratori della Pubblica Amministrazione.

Il partito ha inoltre dichiarato la propria indisponibilità a utilizzare le quote di fondi destinate al proprio gruppo per interventi locali, rifiutando logiche puramente elettorali.

​La trappola sociale: stipendi da 800 – 1.000 euro e pensioni da fame

​Il cuore della protesta riguarda la dignità economica dei dipendenti pubblici siciliani impiegati con contratti a tempo indeterminato part-time (a 26 ore settimanali da pochissimi mesi, 24 ore fino al 2025).

​La combinazione tra retribuzioni irrisorie e contribuzione ridotta crea un doppio danno socio-economico.

​Con stipendi effettivi da meno di 1.000 euro al mese, migliaia di lavoratori pubblici si trovano oggi sotto la soglia della sussistenza, incastrati in contratti part-time dopo anni o decenni di precariato.

​L’aspetto più critico riguarda la proiezione pensionistica.

Chi lavora a 26 ore settimanali matura un ammontare di contributi che, sulla base del sistema contributivo vigente, garantisce una pensione futura inferiore ai 600 euro mensili. Un importo che condanna questi dipendenti alla marginalità economica anche una volta terminata la vita lavorativa, trasformando l’attuale precariato in una futura sacca di povertà assistita, dopo quasi 40 anni di lavoro nella Pubblica Amministrazione, giunta l’età pensionabile.

​”Parliamo di lavoratori della pubblica amministrazione che percepiscono intorno ai 1.000 euro al mese, e ai quali la politica ha il dovere di restituire dignità.”

​La decisione di autosospendersi giunge a seguito dell’ultima riunione dei delegati regionali del partito, durante la quale le proposte avanzate sono rimaste inascoltate.

Noi Moderati chiede ora un chiarimento politico complessivo sulle modalità di partecipazione e di condivisione delle scelte all’interno della coalizione di governo guidata dal presidente Renato Schifani.

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​PALERMO – Strappo politico all’Assemblea Regionale Siciliana. Il gruppo Noi Moderati ha annunciato l’autosospensione dalla maggioranza di centrodestra, condizionando il proprio rientro a un cambio di rotta netto sulle priorità della prossima variazione di bilancio.

Al centro dello scontro vi sono la gestione della sanità pubblica e, soprattutto, la drammatica condizione dei lavoratori precari negli enti locali e regionali.

​A firmare la nota ufficiale sono il coordinatore politico nazionale Saverio Romano, il coordinatore regionale Massimo Dell’Utri e la deputata regionale Marianna Caronia.

​Nel mirino del partito c’è l’impostazione finanziaria della manovra, giudicata priva di respiro strategico e orientata alla solita logica dei contributi a pioggia assegnati ai singoli deputati per micro-interventi sui territori.

​Per Noi Moderati, la deputata Marianna Caronia ha ricevuto il mandato di non votare la manovra finanziaria se non verranno inserite risposte concrete per i lavoratori della Pubblica Amministrazione.

Il partito ha inoltre dichiarato la propria indisponibilità a utilizzare le quote di fondi destinate al proprio gruppo per interventi locali, rifiutando logiche puramente elettorali.

​La trappola sociale: stipendi da 800 – 1.000 euro e pensioni da fame

​Il cuore della protesta riguarda la dignità economica dei dipendenti pubblici siciliani impiegati con contratti a tempo indeterminato part-time (a 26 ore settimanali da pochissimi mesi, 24 ore fino al 2025).

​La combinazione tra retribuzioni irrisorie e contribuzione ridotta crea un doppio danno socio-economico.

​Con stipendi effettivi da meno di 1.000 euro al mese, migliaia di lavoratori pubblici si trovano oggi sotto la soglia della sussistenza, incastrati in contratti part-time dopo anni o decenni di precariato.

​L’aspetto più critico riguarda la proiezione pensionistica.

Chi lavora a 26 ore settimanali matura un ammontare di contributi che, sulla base del sistema contributivo vigente, garantisce una pensione futura inferiore ai 600 euro mensili. Un importo che condanna questi dipendenti alla marginalità economica anche una volta terminata la vita lavorativa, trasformando l’attuale precariato in una futura sacca di povertà assistita, dopo quasi 40 anni di lavoro nella Pubblica Amministrazione, giunta l’età pensionabile.

​”Parliamo di lavoratori della pubblica amministrazione che percepiscono intorno ai 1.000 euro al mese, e ai quali la politica ha il dovere di restituire dignità.”

​La decisione di autosospendersi giunge a seguito dell’ultima riunione dei delegati regionali del partito, durante la quale le proposte avanzate sono rimaste inascoltate.

Noi Moderati chiede ora un chiarimento politico complessivo sulle modalità di partecipazione e di condivisione delle scelte all’interno della coalizione di governo guidata dal presidente Renato Schifani.

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