Proseguono a ritmo serrato le indagini sul colpo messo a segno al Museo Regionale di Messina (MuMe) la notte di Ferragosto. Le ultime novità investigative delineano uno scenario sempre più complesso, dove si fa strada l’ipotesi della presenza di una “talpa” all’interno della struttura.
La Procura ha iscritto nel registro degli indagati uno dei custodi in servizio durante la notte del furto. L’uomo, inizialmente ascoltato come persona informata sui fatti insieme ad altri tre colleghi dai sostituti procuratori Di Mulo e Trifirò, ha visto cambiare radicalmente la propria posizione giudiziaria nel corso dell’interrogatorio.
I magistrati hanno infatti interrotto l’audizione e sospeso il verbale a causa delle palesi incongruenze emersi nelle sue risposte. La versione fornita dal dipendente presentava troppe divergenze rispetto a quanto dichiarato dagli altri colleghi e diversi punti d’ombra, in particolare per quanto riguarda la ricostruzione temporale degli eventi e i dettagli legati al disinserimento del sistema di allarme.
L’ipotesi di reato contestata è ora quella di false dichiarazioni al pubblico ministero. Gli inquirenti continuano a vagliare ogni elemento per chiarire se dietro il colpo ci sia stata una complicità interna determinante per facilitare l’azione dei ladri.








