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L’antropologia del dolore e la rinascita della materia: il percorso di Santi Sindoni diventa un docufilm

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Sotto la regia di Alberto Castiglione, prendono il via le riprese dell’opera cinematografica sul “pittore che cuce le tele”. Un viaggio documentaristico tra l’ermeneutica della fragilità, l’impegno civile e il definitivo riconoscimento del Quirinale.Il set siciliano e la genesi dell’opera estemporaneaHanno avuto inizio a Barcellona Pozzo di Gotto, città natale del Maestro Santi Sindoni, le prime riprese del progetto documentaristico diretto dal regista Alberto Castiglione. Il lungometraggio, realizzato in collaborazione con la Fondazione Effetto Arte (presieduta da Sandro Serradifalco), si propone di tracciare una mappatura geografica e concettuale dei luoghi cardine dell’artista, muovendosi dalla Sicilia verso i centri nevralgici di Roma e Milano, per poi approdare all’anteprima ufficiale presso i Musei Diocesani di Mantova dall’11 al 16 giugno 2027. L’apertura della produzione sul litorale di Cicerata è stata contrassegnata dall’esecuzione dell’opera acrilica estemporanea “Curiamo le ferite del mare”. In questa performance, Sindoni ha impiegato l’acqua marina come reagente e medium pittorico primario, traducendo l’elemento naturale in pura PsicoMateria e istituendo un legame ontologico tra l’azione estetica presente e la memoria d’infanzia.Il litorale di Cicerata (situato nel territorio di Barcellona Pozzo di Gotto) non funge da semplice cornice geografica, ma rappresenta una coordinata mitica e identitaria legata al “mare delle origini”. Attraverso il gesto pittorico, l’artista ricuce lo strappo del tempo, ricollegando l’adulto al bambino interiore e proiettando la memoria personale in una dimensione mitica e universale.
Per l’artista, quel preciso tratto di costa custodisce i suoni, i profumi e i ricordi formativi della propria infanzia. Attingere l’acqua da quel mare per l’esecuzione dell’opera significa compiere un rituale di ritorno a casa e alle radici. Il valore della “cura”:  “curare le ferite del mare” si sdoppia, da un lato vi è una denuncia simbolica delle sofferenze ambientali e umane impresse nella natura; dall’altro, vi è una catarsi intima. Attraverso il gesto pittorico, l’artista ricuce lo strappo del tempo, ricollegando l’adulto al bambino interiore e proiettando la memoria personale in una dimensione mitica e universale.
La formazione milanese e l’archetipo di “Artè”Il lessico visivo di Sindoni (classe 1952) si struttura a Milano durante gli anni ’70, un decennio di profonda transizione per l’arte italiana. Formatosi alla Scuola Superiore d’Arte del Castello Sforzesco sotto la guida di Ghino Baragatti, dove assimila la lezione dei maestri gotici e rinascimentali, Sindoni perfeziona lo studio della morfologia anatomica all’Accademia di Brera, diplomandosi in Anatomia artistica della figura nel 1980.La sua  teorica si sviluppa attorno a una figura ideale e numinosa, la Musa “Artè”. Questa entità concettuale funge da catalizzatore lirico per l’elaborazione dei suoi manifesti estetici, inclusi i teoremi formali della EscatoMateria e del MicroCromatismo, intesi come superamento della figurazione tradizionale in favore di un “EscatoRealeVirtuale”.La semantica del trauma: la detenzione come laboratorio catarticoLa parabola esistenziale di Sindoni interseca il dramma umano nel 1999 con l’esperienza della detenzione. Lontano dal tradursi in un’interruzione dell’attività speculativa, l’esperienza carceraria diviene un momento di radicale resilienza e catarsi estetica. Sindoni trasforma lo spazio coercitivo in un’officina sociale: realizza complessi cicli murali e istituisce una scuola d’arte per i detenuti, un’operazione di profondo riscatto civile che gli vale un encomio ufficiale dal Ministero della Giustizia. Il definitivo riconoscimento del valore etico e culturale della sua ricerca è giunto all’inizio del 2023 con la concessione della Grazia da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Questo formale provvedimento istituzionale ha restituito al Maestro la piena mobilità internazionale, permettendo la diffusione del suo corpus artistico oltre i confini nazionali.Come evidenziato dalla curatrice Mariella Ricca, i nuclei fondanti della poetica sindoniana risiedono nella transustanziazione del dolore, della fragilità e della successiva rinascita. Definito dalla critica il “pittore che cuce le tele” per la sua prassi stilistica volta a lacerare, ricucire e risanare il supporto tessile, Sindoni traduce il trauma in segno grafico e plastico.Il valore storico della sua produzione è testimoniato sia dalla partecipazione a kermesse internazionali, come la Biennale di Venezia, sia dall’archiviazione delle sue opere presso la Biblioteca Nazionale del Ministero della Cultura, un definitivo passaggio burocratico e storico che ha sancito l’assegnazione del titolo di “pittore dello Stato”.
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Sotto la regia di Alberto Castiglione, prendono il via le riprese dell’opera cinematografica sul “pittore che cuce le tele”. Un viaggio documentaristico tra l’ermeneutica della fragilità, l’impegno civile e il definitivo riconoscimento del Quirinale.Il set siciliano e la genesi dell’opera estemporaneaHanno avuto inizio a Barcellona Pozzo di Gotto, città natale del Maestro Santi Sindoni, le prime riprese del progetto documentaristico diretto dal regista Alberto Castiglione. Il lungometraggio, realizzato in collaborazione con la Fondazione Effetto Arte (presieduta da Sandro Serradifalco), si propone di tracciare una mappatura geografica e concettuale dei luoghi cardine dell’artista, muovendosi dalla Sicilia verso i centri nevralgici di Roma e Milano, per poi approdare all’anteprima ufficiale presso i Musei Diocesani di Mantova dall’11 al 16 giugno 2027. L’apertura della produzione sul litorale di Cicerata è stata contrassegnata dall’esecuzione dell’opera acrilica estemporanea “Curiamo le ferite del mare”. In questa performance, Sindoni ha impiegato l’acqua marina come reagente e medium pittorico primario, traducendo l’elemento naturale in pura PsicoMateria e istituendo un legame ontologico tra l’azione estetica presente e la memoria d’infanzia.Il litorale di Cicerata (situato nel territorio di Barcellona Pozzo di Gotto) non funge da semplice cornice geografica, ma rappresenta una coordinata mitica e identitaria legata al “mare delle origini”. Attraverso il gesto pittorico, l’artista ricuce lo strappo del tempo, ricollegando l’adulto al bambino interiore e proiettando la memoria personale in una dimensione mitica e universale.
Per l’artista, quel preciso tratto di costa custodisce i suoni, i profumi e i ricordi formativi della propria infanzia. Attingere l’acqua da quel mare per l’esecuzione dell’opera significa compiere un rituale di ritorno a casa e alle radici. Il valore della “cura”:  “curare le ferite del mare” si sdoppia, da un lato vi è una denuncia simbolica delle sofferenze ambientali e umane impresse nella natura; dall’altro, vi è una catarsi intima. Attraverso il gesto pittorico, l’artista ricuce lo strappo del tempo, ricollegando l’adulto al bambino interiore e proiettando la memoria personale in una dimensione mitica e universale.
La formazione milanese e l’archetipo di “Artè”Il lessico visivo di Sindoni (classe 1952) si struttura a Milano durante gli anni ’70, un decennio di profonda transizione per l’arte italiana. Formatosi alla Scuola Superiore d’Arte del Castello Sforzesco sotto la guida di Ghino Baragatti, dove assimila la lezione dei maestri gotici e rinascimentali, Sindoni perfeziona lo studio della morfologia anatomica all’Accademia di Brera, diplomandosi in Anatomia artistica della figura nel 1980.La sua  teorica si sviluppa attorno a una figura ideale e numinosa, la Musa “Artè”. Questa entità concettuale funge da catalizzatore lirico per l’elaborazione dei suoi manifesti estetici, inclusi i teoremi formali della EscatoMateria e del MicroCromatismo, intesi come superamento della figurazione tradizionale in favore di un “EscatoRealeVirtuale”.La semantica del trauma: la detenzione come laboratorio catarticoLa parabola esistenziale di Sindoni interseca il dramma umano nel 1999 con l’esperienza della detenzione. Lontano dal tradursi in un’interruzione dell’attività speculativa, l’esperienza carceraria diviene un momento di radicale resilienza e catarsi estetica. Sindoni trasforma lo spazio coercitivo in un’officina sociale: realizza complessi cicli murali e istituisce una scuola d’arte per i detenuti, un’operazione di profondo riscatto civile che gli vale un encomio ufficiale dal Ministero della Giustizia. Il definitivo riconoscimento del valore etico e culturale della sua ricerca è giunto all’inizio del 2023 con la concessione della Grazia da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Questo formale provvedimento istituzionale ha restituito al Maestro la piena mobilità internazionale, permettendo la diffusione del suo corpus artistico oltre i confini nazionali.Come evidenziato dalla curatrice Mariella Ricca, i nuclei fondanti della poetica sindoniana risiedono nella transustanziazione del dolore, della fragilità e della successiva rinascita. Definito dalla critica il “pittore che cuce le tele” per la sua prassi stilistica volta a lacerare, ricucire e risanare il supporto tessile, Sindoni traduce il trauma in segno grafico e plastico.Il valore storico della sua produzione è testimoniato sia dalla partecipazione a kermesse internazionali, come la Biennale di Venezia, sia dall’archiviazione delle sue opere presso la Biblioteca Nazionale del Ministero della Cultura, un definitivo passaggio burocratico e storico che ha sancito l’assegnazione del titolo di “pittore dello Stato”.
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