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​Oliveri, il “Maggio dei Libri” tra cultura e memoria: la legalità come eredità viva nel ricordo delle vittime della mafia

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Si è svolto il maggio dei libri a Oliveri: l’evento di questa edizione 2026 il cui tema «  ogni libro è una creatura viva » ispirato al cantico delle creature di S Francesco, celebra la lettura quale strumento di relazione le cui pagine hanno un potere vitale e armonioso. Tra gli ospiti Cettina Merlino, moglie del professore e scienziato Adolfo Parmaliano, Luciano Armeli Iapichino docente di filosofia e scrittore e fuori programma l’architetto Vincenzo Merlo, pronipote di Emanuele Notarbartolo.

Filo conduttore è l’amore per i libri e la capacità di rendere vivo ogni protagonista, ogni storia come una eredità imperitura. Luciano Armeli Iapichino, vista la data 23 maggio, ha trattato una delle piaghe più cancerogene ed attuali della nostra storia recente « la mafia e lo Stato» ed i suoi attentati. Cettina Merlino, moglie del luminare accademico prof. Adolfo Parmaliana ed originaria di Oliveri, la quale, proprio per questo legame con la piccola cittadina del Tirreno ha sottolineato chel’ha spinta a non declinare l’invito, perché parlare di libri era una delle passioni del marito, il quale come racconta Cettina « era solito regalare libri in qualunque circostanza « .

La cultura come elemento dirimente: essa ci guida nelle scelte individuali e nella capacità, ergo, di guidare gli altri. Attraverso i libri riusciamo a tramandare quella eredità morale che caratterizza la nostra memoria storica. E dalla storia abbiamo ricevuto una testimonianza del tutto casuale nel corso del salotto intellettuale: l’architetto Vincenzo Merlo, pronipote di Emanuele Notarbartolo ha raccontato l’omicidio del bisnonno, annoverato come il primo dei delitti eccellenti che si sono consumati in una Sicilia, in cui a metà dell’Ottocento, il connubio tra malaffare e istituzioni incominciava a delinearsi. La sua testimonianza si trova nelle pagine del libro « la città cannibale «, che parla degli scandali affaristici del noto e storico istituto di credito il Banco di Sicilia, il quale era solito elargire prestiti destinati proprio a legittimare le connivenze tra il malaffare, i politici, i magistrati e le istituzioni pubbliche.

Uno spaccato di storia che, ahimè, supera la linea del tempo rimanendo tuttora una delle piaghe della nostra società, ma la cui memoria non può essere demandata solo ai parenti, ma a tutta la società civile . Momenti di riflessione profonda contornati da altre espressioni artistiche che hanno declinato la Sicilianita’, dalla musica etnico-popolare dei sudCantica al suggestivo monologo del giovane attore Luca Torre che ha narrato al suo Pupo Siciliano Carlo Magno la dietrologia del Boss Riina che progettaca l’attentatuni.

L’evento è stato moderato da Barbara Lanza e Francesca Sidoti e coordinato da Lucia Rizzo , Giusy Messina, Gessica Saneone.

 

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Si è svolto il maggio dei libri a Oliveri: l’evento di questa edizione 2026 il cui tema «  ogni libro è una creatura viva » ispirato al cantico delle creature di S Francesco, celebra la lettura quale strumento di relazione le cui pagine hanno un potere vitale e armonioso. Tra gli ospiti Cettina Merlino, moglie del professore e scienziato Adolfo Parmaliano, Luciano Armeli Iapichino docente di filosofia e scrittore e fuori programma l’architetto Vincenzo Merlo, pronipote di Emanuele Notarbartolo.

Filo conduttore è l’amore per i libri e la capacità di rendere vivo ogni protagonista, ogni storia come una eredità imperitura. Luciano Armeli Iapichino, vista la data 23 maggio, ha trattato una delle piaghe più cancerogene ed attuali della nostra storia recente « la mafia e lo Stato» ed i suoi attentati. Cettina Merlino, moglie del luminare accademico prof. Adolfo Parmaliana ed originaria di Oliveri, la quale, proprio per questo legame con la piccola cittadina del Tirreno ha sottolineato chel’ha spinta a non declinare l’invito, perché parlare di libri era una delle passioni del marito, il quale come racconta Cettina « era solito regalare libri in qualunque circostanza « .

La cultura come elemento dirimente: essa ci guida nelle scelte individuali e nella capacità, ergo, di guidare gli altri. Attraverso i libri riusciamo a tramandare quella eredità morale che caratterizza la nostra memoria storica. E dalla storia abbiamo ricevuto una testimonianza del tutto casuale nel corso del salotto intellettuale: l’architetto Vincenzo Merlo, pronipote di Emanuele Notarbartolo ha raccontato l’omicidio del bisnonno, annoverato come il primo dei delitti eccellenti che si sono consumati in una Sicilia, in cui a metà dell’Ottocento, il connubio tra malaffare e istituzioni incominciava a delinearsi. La sua testimonianza si trova nelle pagine del libro « la città cannibale «, che parla degli scandali affaristici del noto e storico istituto di credito il Banco di Sicilia, il quale era solito elargire prestiti destinati proprio a legittimare le connivenze tra il malaffare, i politici, i magistrati e le istituzioni pubbliche.

Uno spaccato di storia che, ahimè, supera la linea del tempo rimanendo tuttora una delle piaghe della nostra società, ma la cui memoria non può essere demandata solo ai parenti, ma a tutta la società civile . Momenti di riflessione profonda contornati da altre espressioni artistiche che hanno declinato la Sicilianita’, dalla musica etnico-popolare dei sudCantica al suggestivo monologo del giovane attore Luca Torre che ha narrato al suo Pupo Siciliano Carlo Magno la dietrologia del Boss Riina che progettaca l’attentatuni.

L’evento è stato moderato da Barbara Lanza e Francesca Sidoti e coordinato da Lucia Rizzo , Giusy Messina, Gessica Saneone.

 

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