MESSINA – Ha preso ufficialmente il via davanti ai giudici della Corte d’Assise di Messina il processo per la tragica fine di Raisa Kiseleva, la badante russa di 75 anni il cui cadavere venne recuperato nel luglio del 2025 nel greto del torrente Longano, a Barcellona Pozzo di Gotto. Sul banco degli imputati siede il barcellonese Michelangelo Corica, 60 anni, ex operatore musicale ed ex dj, chiamato a rispondere dell’accusa di omicidio volontario aggravato. Per l’uomo, in questa fase del giudizio, vige la presunzione di innocenza.
La prima udienza ha registrato i passaggi preliminari e la definizione della lista testimoniale, prima del rinvio fissato al prossimo 21 ottobre per l’apertura del dibattimento vero e proprio.
La tesi della Procura: l’ipotesi della spinta fatale
Il quadro delineato dalle sostitute procuratrici Veronica De Toni e Dora Esposito ipotizza un tragico epilogo consumatosi nella notte tra il 6 e il 7 luglio 2025. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Corica avrebbe convinto l’anziana a seguirlo fino all’argine del torrente. Di fronte all’opposizione e al rifiuto della donna, un contatto fisico ne avrebbe causato la drammatica caduta dal muretto di contenimento, profondo quasi tre metri (circa 2,80 metri).
L’imputato si sarebbe poi dileguato senza dare l’allarme o chiamare i soccorsi. Il corpo della vittima rimase nascosto nel torrente per cinque giorni, fino al ritrovamento del 12 luglio. A pesare sulla contestazione di omicidio volontario ci sarebbe anche la minorata difesa, legata alla particolare vulnerabilità della settantacinquenne.
Il processo in Assise arriva al termine di un percorso investigativo e cautelare tortuoso e ricco di colpi di scena:
- Luglio 2025: L’arresto immediato di Corica a ridosso del ritrovamento del corpo.
- Il Riesame e la Cassazione: La difesa – oggi rappresentata dai legali Giuseppe Ciminata e Gaetano Pino – ottiene l’annullamento con rinvio dalla Suprema Corte. Il Tribunale del Riesame riqualifica il reato in omicidio colposo, disponendo la scarcerazione dell’uomo.
- La controffensiva della Procura: I magistrati inquirenti impugnano la decisione, blindando l’impianto originario (omicidio volontario aggravato) e ottenendo il definitivo decreto di rinvio a giudizio.
I numeri del dibattimento
Per dimostrare la colpevolezza del sessantenne, la pubblica accusa ha schierato una fitta lista di 21 testimoni. Tra i nomi depositati figurano gli investigatori del Commissariato di Polizia di Barcellona Pozzo di Gotto, che hanno coordinato i rilievi sul campo, e numerosi consulenti tecnici e medico-legali, le cui perizie scientifiche saranno decisive per ricostruire l’esatta dinamica della caduta e le cause del decesso. La parola passa adesso alle prime deposizioni d’autunno.








