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Dal Potere al Confino: Lipari riscopre la storia di Leandro Arpinati, il “Pontefice Nero”

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LIPARI – C’è una memoria silenziosa che si annida tra i vicoli di pietra lavica e il blu del mare eoliano. È la storia di un’isola che, durante il Ventennio fascista, non fu solo un paradiso naturale, ma anche un crocevia di destini, dissidenze e cadute rovinose. Sabato 20 giugno 2026, alle ore 19:00,  per ” i Pomeriggi Culturali Eoliani ” organizzati dal Centro Studi riaccenderanno i riflettori su uno dei capitoli più affascinanti e meno noti della storia locale: il confino a Lipari di Leandro Arpinati, l’uomo che fu definito il “Pontefice Nero”.

L’ascesa e lo scontro con il Regime Nato a Civitella di Romagna nel 1892, Arpinati non è stato un fascista qualunque. La sua è la parabola di un uomo impetuoso e poliedrico: parte come anarchico individualista in gioventù, diventa amico personale di Benito Mussolini e si trasforma nel capo indiscusso dello squadrismo bolognese. Leandro Arpinati  nacque socialista, fu anarchico, diventò fascista e morì liberale, fu definito da Enzo Biagi “un fascista perbene“. Il ritratto che il famoso giornalista bolognese ne fa è estremamente interessante: “Carattere forte – scrive – romagnolo, ex ferroviere che a forza di scuole serali arriva all’ università, che fa lo squadrista ma non ammazza, che picchia le camicie nere prepotenti, che protegge dei libertari, dei repubblicani, e cadrà un giorno accanto a un avvocato socialista. Non si può capire la vicenda di quest’uomo se non la si colloca tra i suoi amici, nella sua terra”. Arpinati era nato nel 1892 a Civitella di Romagna, a pochi chilometri dalla Predappio del duce. Il primo confronto tra i futuri capi del fascismo fu nel 1910, durante un comizio del giovane socialista Mussolini. A metterli in contatto fu Torquato Nanni, classe 1888, di Santa Sofia, stessa valle, che nel 1910 era mussoliniano ma che rimarrà sempre socialista.

La sua influenza cresce a dismisura fino a portarlo ai vertici dello Stato e dello sport italiano. Fu infatti: Podestà di Bologna, Sottosegretario agli Interni, Presidente del CONI, Presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio (FIGC)

Un uomo potentissimo che sembrava destinato ai più alti ranghi del regime, finché non si scontrò con il muro della burocrazia e dei giochi di potere del partito. Il detonatore fu il durissimo contrasto con Achille Starace, segretario del PNF, che Arpinati accusava apertamente di tradire gli ideali fascisti per meri interessi personali. La reazione del regime fu implacabile: nella notte tra il 26 e il 27 luglio 1934, Arpinati venne espulso dal partito e arrestato con l’accusa di ostilità alle direttive del regime.

La condanna? cinque anni di confino a Lipari.

I giorni eoliani: scacchi e guardie del corpo Sull’isola, il “Pontefice Nero” si ritrovò improvvisamente privato del potere, sorvegliato a vista in un microcosmo isolato dal mondo. A testimoniare quei giorni restano oggi cartoline e fotografie d’epoca, preziose tracce conservate negli Archivi di Stato e recuperate dagli appassionati di storia locale.

Le immagini ci restituiscono un Arpinati inedito: ritratto in riva al mare, affacciato al balcone della sua dimora eoliana, o mentre cammina per una viuzza dell’isola, sempre con l’ombra della guardia del corpo al seguito. C’è persino uno scatto che lo ritrae concentrato durante una partita a scacchi, metafora perfetta di una mente politica costretta all’immobilità.

Un’isola di pietra e memoria Lipari, ancora una volta, si rivela essere stata non solo uno sfondo geografico, ma un vero e proprio palcoscenico della grande storia nazionale. Le sue pietre conservano le tracce di dissidenti e personaggi scomodi che qui hanno incrociato i loro destini.

Il tragico epilogo Il soggiorno coatto a Lipari durò due anni. Nel 1936 ad Arpinati fu concesso di fare ritorno nella sua tenuta di Malacappa, nel bolognese, restando comunque agli arresti domiciliari.

Gli ultimi anni della sua vita ne confermarono l’animo indipendente e tormentato: nel 1943 rifiutò fermamente l’invito di Mussolini ad aderire alla Repubblica Sociale di Salò, preferendo stringere contatti stetti con la Resistenza. Questo, tuttavia, non bastò a salvarlo. Il 22 aprile 1945, il giorno successivo alla liberazione di Bologna, Arpinati fu tragicamente ucciso da un gruppo di partigiani. L’appuntamento di sabato 20 giugno si preannuncia quindi come un’occasione imperdibile per la comunità eoliana e per i turisti: un viaggio nel tempo per riscoprire come la grande storia del Novecento abbia lasciato un’impronta indelebile anche tra i vicoli di Lipari.

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LIPARI – C’è una memoria silenziosa che si annida tra i vicoli di pietra lavica e il blu del mare eoliano. È la storia di un’isola che, durante il Ventennio fascista, non fu solo un paradiso naturale, ma anche un crocevia di destini, dissidenze e cadute rovinose. Sabato 20 giugno 2026, alle ore 19:00,  per ” i Pomeriggi Culturali Eoliani ” organizzati dal Centro Studi riaccenderanno i riflettori su uno dei capitoli più affascinanti e meno noti della storia locale: il confino a Lipari di Leandro Arpinati, l’uomo che fu definito il “Pontefice Nero”.

L’ascesa e lo scontro con il Regime Nato a Civitella di Romagna nel 1892, Arpinati non è stato un fascista qualunque. La sua è la parabola di un uomo impetuoso e poliedrico: parte come anarchico individualista in gioventù, diventa amico personale di Benito Mussolini e si trasforma nel capo indiscusso dello squadrismo bolognese. Leandro Arpinati  nacque socialista, fu anarchico, diventò fascista e morì liberale, fu definito da Enzo Biagi “un fascista perbene“. Il ritratto che il famoso giornalista bolognese ne fa è estremamente interessante: “Carattere forte – scrive – romagnolo, ex ferroviere che a forza di scuole serali arriva all’ università, che fa lo squadrista ma non ammazza, che picchia le camicie nere prepotenti, che protegge dei libertari, dei repubblicani, e cadrà un giorno accanto a un avvocato socialista. Non si può capire la vicenda di quest’uomo se non la si colloca tra i suoi amici, nella sua terra”. Arpinati era nato nel 1892 a Civitella di Romagna, a pochi chilometri dalla Predappio del duce. Il primo confronto tra i futuri capi del fascismo fu nel 1910, durante un comizio del giovane socialista Mussolini. A metterli in contatto fu Torquato Nanni, classe 1888, di Santa Sofia, stessa valle, che nel 1910 era mussoliniano ma che rimarrà sempre socialista.

La sua influenza cresce a dismisura fino a portarlo ai vertici dello Stato e dello sport italiano. Fu infatti: Podestà di Bologna, Sottosegretario agli Interni, Presidente del CONI, Presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio (FIGC)

Un uomo potentissimo che sembrava destinato ai più alti ranghi del regime, finché non si scontrò con il muro della burocrazia e dei giochi di potere del partito. Il detonatore fu il durissimo contrasto con Achille Starace, segretario del PNF, che Arpinati accusava apertamente di tradire gli ideali fascisti per meri interessi personali. La reazione del regime fu implacabile: nella notte tra il 26 e il 27 luglio 1934, Arpinati venne espulso dal partito e arrestato con l’accusa di ostilità alle direttive del regime.

La condanna? cinque anni di confino a Lipari.

I giorni eoliani: scacchi e guardie del corpo Sull’isola, il “Pontefice Nero” si ritrovò improvvisamente privato del potere, sorvegliato a vista in un microcosmo isolato dal mondo. A testimoniare quei giorni restano oggi cartoline e fotografie d’epoca, preziose tracce conservate negli Archivi di Stato e recuperate dagli appassionati di storia locale.

Le immagini ci restituiscono un Arpinati inedito: ritratto in riva al mare, affacciato al balcone della sua dimora eoliana, o mentre cammina per una viuzza dell’isola, sempre con l’ombra della guardia del corpo al seguito. C’è persino uno scatto che lo ritrae concentrato durante una partita a scacchi, metafora perfetta di una mente politica costretta all’immobilità.

Un’isola di pietra e memoria Lipari, ancora una volta, si rivela essere stata non solo uno sfondo geografico, ma un vero e proprio palcoscenico della grande storia nazionale. Le sue pietre conservano le tracce di dissidenti e personaggi scomodi che qui hanno incrociato i loro destini.

Il tragico epilogo Il soggiorno coatto a Lipari durò due anni. Nel 1936 ad Arpinati fu concesso di fare ritorno nella sua tenuta di Malacappa, nel bolognese, restando comunque agli arresti domiciliari.

Gli ultimi anni della sua vita ne confermarono l’animo indipendente e tormentato: nel 1943 rifiutò fermamente l’invito di Mussolini ad aderire alla Repubblica Sociale di Salò, preferendo stringere contatti stetti con la Resistenza. Questo, tuttavia, non bastò a salvarlo. Il 22 aprile 1945, il giorno successivo alla liberazione di Bologna, Arpinati fu tragicamente ucciso da un gruppo di partigiani. L’appuntamento di sabato 20 giugno si preannuncia quindi come un’occasione imperdibile per la comunità eoliana e per i turisti: un viaggio nel tempo per riscoprire come la grande storia del Novecento abbia lasciato un’impronta indelebile anche tra i vicoli di Lipari.

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