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Davide contro Golia: la storia e la sfida di Aurelio Coppolino

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Scritto da Fabrizio Bertè                                        Aurelio Coppolino, 46 anni, siciliano, originario di Barcellona Pozzo di Gotto, è un pubblicitario (disoccupato). Un esperto di marketing e di comunicazione. Un blogger. Uno youtuber. Nel 2010 ha fondato un’agenzia di comunicazione: DavideVsGolia. Nomen Omen. Perché in un certo senso il nome della sua agenzia di comunicazione rispecchia un po’ la sua storia. È stato il responsabile del marketing e della comunicazione dell’Orlandina Basket. In Serie A1. E ha collaborato anche con l’agenzia del noto fotografo Oliviero Toscani. Da 12 giorni si trova in carcere. Giovedì è stato sottoposto al riesame sulla condotta che lo ha portato dietro le sbarre. Nelle prossime ore è atteso il verdetto. Probabilmente i suoi reati (o presunti tali) ancora non sono chiari neanche allo stesso Aurelio Coppolino. Ma certamente non sono paragonabili a quelli (presunti) del più noto Fabrizio Corona (anche lui siciliano ma emigrato al Nord a differenza di Aurelio Coppolino). Che vanta milioni di like e visualizzazioni. Nel mondo patinato delle copertine del glamour e del gossip. Tra starlet e letterine e inchieste che inesorabilmente passano anche dal diritto di cronaca. E qui entrano in gioco legali brillanti e strapagati. Come l’avvocato Ivano Chiesa. Storie distanti anni luce da modesti territori di emigrazione e modeste attività imprenditoriali. Modeste attività economiche e professionali e modeste figure politiche. Da un mondo (il Nord) che ruota attorno all’economia privata a un mondo (il Sud) che ruota attorno alle risorse pubbliche. Due pianeti estremamente distanti. Da un mondo (il Nord) in cui i reati sono spesso collegati al sesso e ai ricatti a un mondo (il Sud) in cui i reati sono (o erano) collegati al crimine organizzato (o presunto tale). E alle risorse pubbliche. O a volte a piccole e insignificanti diatribe. Ma sempre per pochi spicci. E per un pizzico di gloria. E qui scende in campo Aurelio Coppolino. Emulo di Fabrizio Corona. In sedicesimo. Qualche anno in meno. Tempra simile. Presenza scenica. Alto spessore culturale. Famiglia rispettabile. Alla ricerca dell’hype. Denuncia (con carte alla mano) presunti reati commessi (forse) da importanti e noti avvocati locali. Ma anche (presunti) magistrati collusi (e a detta sua anche palpeggiatori seriali). Cancellieri. Forze dell’ordine. Parlamentari. Europarlamentari. Quasi tutti più o meno nel recinto pubblico. Al contrario di Fabrizio Corona che mai ha denunciato prenditori di soldi pubblici ma che si è scontrato invece con la Galassia Mediaset e con i più noti conduttori televisivi italiani. Ma anche con calciatori di Serie A e della nazionale italiana che scommettono decine di migliaia di euro o che spendono migliaia di euro per una serata in compagnia di una escort. Ma in Sicilia tutto questo non accade. E probabilmente non accadrà mai. In Sicilia c’è una sola squadra che gioca in Serie B: il Palermo. E solo una squadra che gioca in Serie C: il Catania. Il Messina è reduce da due retrocessioni consecutive e il prossimo anno in Eccellenza se i calciatori riusciranno a guadagnare 800 euro al mese (senza contributi) sarà già un grande successo. O con un pizzico di fortuna magari i giallorossi verranno ripescati in Serie D e si scontreranno con Reggina, Trapani, Nissa, Igea Virtus e Milazzo. Ma quale calciatore di Serie D potrebbe mai permettersi una escort da 5.000 euro o scommettere migliaia di euro su una sola partita? Nessuno. Perché al Sud c’è la fame. Sotto tutti i punti di vista. Anche di hype. E infatti basta sintonizzarsi su Temptation Island o su Uomini & Donne per vedere una sfilata di coppie, tentatori, tentatrici, corteggiatori e corteggiatrici spesso e volentieri provenienti dal Meridione. Alla ricerca di soldi e notorietà. Con pochissimi studi o addirittura con studi pari a zero. Aurelio Coppolino invece è un professionista. È colto. È laureato. Ha studiato. È stato uno dei migliori comunicatori sportivi della Sicilia e ha anche curato diverse campagne elettorali. Un curriculum qualitativo di conoscenze e di risultati. Ma oggi è disoccupato. E gli manca ciò che lui crede che gli sia dovuto. I soldi. La notorietà. Il successo. Il prezzo del successo. Come direbbe Fabrizio Corona. Ma qual è il prezzo del successo per Aurelio Coppolino? Aurelio Coppolino si è fatto arrestare. Forse scientemente. Apparentemente non avrebbe commesso evidenti reati. Se non forse quello di un’incontinenza verbale impropria per uno della sua caratura culturale. E proprio questo fa pensare che ogni sua mossa sia stata studiata a tavolino. Da lui. Certamente. Ma forse anche con il contributo di altre personalità e magari anche per altre utilità. Forse di carattere politico. Forse no. Aurelio Coppolino (che è difeso dall’avvocato Ugo Colonna) avrebbe diffamato e perseguitato il noto avvocato e parlamentare siciliano di Forza Italia Tommaso Calderone. Prima gli hanno chiuso i social-network e poi è stato arrestato. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto Giuseppe Caristia ha disposto gli arresti domiciliari (con l’obbligo del braccialetto elettronico) e il divieto dell’uso di device informatici. Le accuse? Stalking e diffamazione ai danni dell’esperto avvocato e deputato di Barcellona Pozzo di Gotto Tommaso Calderone. Aurelio Coppolino aveva utilizzato i social-network per denunciare in maniera più o meno confusionaria una serie di presunti torti che avrebbe subito. L’ordinanza gli è stata notificata in Costa Smeralda. Aurelio Coppolino a quanto pare si trovasse lì per motivi lavorativi. Era disoccupato. Non faceva più parte del contorto e insidioso mondo della comunicazione. Un mondo assai ipocrita e sempre pronto a isolarti nel momento del bisogno. Cercava di darsi da fare. Anche tentando di lanciarsi in mestieri ben più umili. In questo caso nel settore turistico. Più volte nei mesi scorsi aveva denunciato i presunti soprusi subiti per vicende riconducibili anche al mondo della pallacanestro. Aurelio Coppolino è stato infatti un abile dirigente a Barcellona Pozzo di Gotto e a Capo d’Orlando. E infine alla Viola Basket Reggio Calabria che acquistò nel 2018. Una vicenda giudiziaria lunga 7 anni che lo vide anche parte lesa. Poi per lo stesso Aurelio Coppolino cominciò un vero e proprio braccio di ferro con la giustizia. Ma non è ben chiaro il perché. Nel mirino delle sue live sono finiti diversi personaggi pubblici. Anche magistrati e forze dell’ordine. Ma soprattutto politici. Dirette e denunce che hanno avuto un grande risalto mediatico e milioni di visualizzazioni. Aurelio Coppolino ha perfino affermato che il parlamentare di Forza Italia Tommaso Calderone avrebbe legami mafiosi. Decine di video bollenti e dirette mai cessate nonostante il sequestro dei suoi profili. Aurelio Coppolino ha continuato utilizzando anche il profilo della madre. Nel mirino di Aurelio Coppolino sono finiti anche l’avvocato Giuseppe Lo Presti che spesso è stato tirato in ballo con il deputato regionale Pino Galluzzo e l’avvocato Diego Lanza. Ma anche giornalisti e magistrati (da lui definiti corrotti e addirittura maniaci) e soprattutto l’ex europarlamentare Sonia Alfano che oggi si è schierata con il deputato regionale Isamele La Vardera e con Controcorrente dopo aver fatto parte degli Amici di Beppe Grillo, di Azione, di Articolo 1 e dell’Italia dei Valori e il noto avvocato antimafia Fabio Repici che lo stesso Aurelio Coppolino avrebbe definito addirittura il capo della mafia. Prima gli sono stati sequestrati telefoni, computer, chiavette USB e hard-disk. Poi è stato spedito agli arresti domiciliari. Lui però ritieneva di essere dalla parte della ragione e chiedeva a sua volta alle autorità competenti di verificare e approfondire le denunce da lui presentate. Dagli arresti domiciliari però Aurelio Coppolino non ha smesso di registrare lunghi videomessaggi. Sempre contro le stesse persone. Fino a quando non si è praticamente consegnato. Professandosi non solo innocente ma parte lesa. Videomessaggi che hanno rappresentato per i giudici una reiterazione del reato già precedentemente commesso e che lo hanno portato dietro le sbarre. Qualcuno per lui avrebbe addirittura paventato un TSO. E forse sarebbe stata una possibilità concreta. Altri invece parlano di una regia politica. Chissà. Ma forse Aurelio Coppolino è solo un folle-lucido. Incensurato e laureato. Un hype in salita e in costante crescita per uno youtuber a caccia di commenti e views ma che probabilmente avrebbe meritato maggiori fortune professionali. Ma qualcosa fa pensare che in questa lunga storia forse i colpi di scena non siano ancora finiti. Un consiglio per Aurelio Coppolino: segui la strada tracciata dal tuo più noto conterraneo Fabrizio Corona e fai come ha fatto lui. Emigra (quando uscirai dal carcere). Vattene a Milano. La Sicilia è troppo povera. In Lombardia troverai le fonti della ricchezza che daranno prestigio al tuo sapere.

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Scritto da Fabrizio Bertè                                        Aurelio Coppolino, 46 anni, siciliano, originario di Barcellona Pozzo di Gotto, è un pubblicitario (disoccupato). Un esperto di marketing e di comunicazione. Un blogger. Uno youtuber. Nel 2010 ha fondato un’agenzia di comunicazione: DavideVsGolia. Nomen Omen. Perché in un certo senso il nome della sua agenzia di comunicazione rispecchia un po’ la sua storia. È stato il responsabile del marketing e della comunicazione dell’Orlandina Basket. In Serie A1. E ha collaborato anche con l’agenzia del noto fotografo Oliviero Toscani. Da 12 giorni si trova in carcere. Giovedì è stato sottoposto al riesame sulla condotta che lo ha portato dietro le sbarre. Nelle prossime ore è atteso il verdetto. Probabilmente i suoi reati (o presunti tali) ancora non sono chiari neanche allo stesso Aurelio Coppolino. Ma certamente non sono paragonabili a quelli (presunti) del più noto Fabrizio Corona (anche lui siciliano ma emigrato al Nord a differenza di Aurelio Coppolino). Che vanta milioni di like e visualizzazioni. Nel mondo patinato delle copertine del glamour e del gossip. Tra starlet e letterine e inchieste che inesorabilmente passano anche dal diritto di cronaca. E qui entrano in gioco legali brillanti e strapagati. Come l’avvocato Ivano Chiesa. Storie distanti anni luce da modesti territori di emigrazione e modeste attività imprenditoriali. Modeste attività economiche e professionali e modeste figure politiche. Da un mondo (il Nord) che ruota attorno all’economia privata a un mondo (il Sud) che ruota attorno alle risorse pubbliche. Due pianeti estremamente distanti. Da un mondo (il Nord) in cui i reati sono spesso collegati al sesso e ai ricatti a un mondo (il Sud) in cui i reati sono (o erano) collegati al crimine organizzato (o presunto tale). E alle risorse pubbliche. O a volte a piccole e insignificanti diatribe. Ma sempre per pochi spicci. E per un pizzico di gloria. E qui scende in campo Aurelio Coppolino. Emulo di Fabrizio Corona. In sedicesimo. Qualche anno in meno. Tempra simile. Presenza scenica. Alto spessore culturale. Famiglia rispettabile. Alla ricerca dell’hype. Denuncia (con carte alla mano) presunti reati commessi (forse) da importanti e noti avvocati locali. Ma anche (presunti) magistrati collusi (e a detta sua anche palpeggiatori seriali). Cancellieri. Forze dell’ordine. Parlamentari. Europarlamentari. Quasi tutti più o meno nel recinto pubblico. Al contrario di Fabrizio Corona che mai ha denunciato prenditori di soldi pubblici ma che si è scontrato invece con la Galassia Mediaset e con i più noti conduttori televisivi italiani. Ma anche con calciatori di Serie A e della nazionale italiana che scommettono decine di migliaia di euro o che spendono migliaia di euro per una serata in compagnia di una escort. Ma in Sicilia tutto questo non accade. E probabilmente non accadrà mai. In Sicilia c’è una sola squadra che gioca in Serie B: il Palermo. E solo una squadra che gioca in Serie C: il Catania. Il Messina è reduce da due retrocessioni consecutive e il prossimo anno in Eccellenza se i calciatori riusciranno a guadagnare 800 euro al mese (senza contributi) sarà già un grande successo. O con un pizzico di fortuna magari i giallorossi verranno ripescati in Serie D e si scontreranno con Reggina, Trapani, Nissa, Igea Virtus e Milazzo. Ma quale calciatore di Serie D potrebbe mai permettersi una escort da 5.000 euro o scommettere migliaia di euro su una sola partita? Nessuno. Perché al Sud c’è la fame. Sotto tutti i punti di vista. Anche di hype. E infatti basta sintonizzarsi su Temptation Island o su Uomini & Donne per vedere una sfilata di coppie, tentatori, tentatrici, corteggiatori e corteggiatrici spesso e volentieri provenienti dal Meridione. Alla ricerca di soldi e notorietà. Con pochissimi studi o addirittura con studi pari a zero. Aurelio Coppolino invece è un professionista. È colto. È laureato. Ha studiato. È stato uno dei migliori comunicatori sportivi della Sicilia e ha anche curato diverse campagne elettorali. Un curriculum qualitativo di conoscenze e di risultati. Ma oggi è disoccupato. E gli manca ciò che lui crede che gli sia dovuto. I soldi. La notorietà. Il successo. Il prezzo del successo. Come direbbe Fabrizio Corona. Ma qual è il prezzo del successo per Aurelio Coppolino? Aurelio Coppolino si è fatto arrestare. Forse scientemente. Apparentemente non avrebbe commesso evidenti reati. Se non forse quello di un’incontinenza verbale impropria per uno della sua caratura culturale. E proprio questo fa pensare che ogni sua mossa sia stata studiata a tavolino. Da lui. Certamente. Ma forse anche con il contributo di altre personalità e magari anche per altre utilità. Forse di carattere politico. Forse no. Aurelio Coppolino (che è difeso dall’avvocato Ugo Colonna) avrebbe diffamato e perseguitato il noto avvocato e parlamentare siciliano di Forza Italia Tommaso Calderone. Prima gli hanno chiuso i social-network e poi è stato arrestato. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto Giuseppe Caristia ha disposto gli arresti domiciliari (con l’obbligo del braccialetto elettronico) e il divieto dell’uso di device informatici. Le accuse? Stalking e diffamazione ai danni dell’esperto avvocato e deputato di Barcellona Pozzo di Gotto Tommaso Calderone. Aurelio Coppolino aveva utilizzato i social-network per denunciare in maniera più o meno confusionaria una serie di presunti torti che avrebbe subito. L’ordinanza gli è stata notificata in Costa Smeralda. Aurelio Coppolino a quanto pare si trovasse lì per motivi lavorativi. Era disoccupato. Non faceva più parte del contorto e insidioso mondo della comunicazione. Un mondo assai ipocrita e sempre pronto a isolarti nel momento del bisogno. Cercava di darsi da fare. Anche tentando di lanciarsi in mestieri ben più umili. In questo caso nel settore turistico. Più volte nei mesi scorsi aveva denunciato i presunti soprusi subiti per vicende riconducibili anche al mondo della pallacanestro. Aurelio Coppolino è stato infatti un abile dirigente a Barcellona Pozzo di Gotto e a Capo d’Orlando. E infine alla Viola Basket Reggio Calabria che acquistò nel 2018. Una vicenda giudiziaria lunga 7 anni che lo vide anche parte lesa. Poi per lo stesso Aurelio Coppolino cominciò un vero e proprio braccio di ferro con la giustizia. Ma non è ben chiaro il perché. Nel mirino delle sue live sono finiti diversi personaggi pubblici. Anche magistrati e forze dell’ordine. Ma soprattutto politici. Dirette e denunce che hanno avuto un grande risalto mediatico e milioni di visualizzazioni. Aurelio Coppolino ha perfino affermato che il parlamentare di Forza Italia Tommaso Calderone avrebbe legami mafiosi. Decine di video bollenti e dirette mai cessate nonostante il sequestro dei suoi profili. Aurelio Coppolino ha continuato utilizzando anche il profilo della madre. Nel mirino di Aurelio Coppolino sono finiti anche l’avvocato Giuseppe Lo Presti che spesso è stato tirato in ballo con il deputato regionale Pino Galluzzo e l’avvocato Diego Lanza. Ma anche giornalisti e magistrati (da lui definiti corrotti e addirittura maniaci) e soprattutto l’ex europarlamentare Sonia Alfano che oggi si è schierata con il deputato regionale Isamele La Vardera e con Controcorrente dopo aver fatto parte degli Amici di Beppe Grillo, di Azione, di Articolo 1 e dell’Italia dei Valori e il noto avvocato antimafia Fabio Repici che lo stesso Aurelio Coppolino avrebbe definito addirittura il capo della mafia. Prima gli sono stati sequestrati telefoni, computer, chiavette USB e hard-disk. Poi è stato spedito agli arresti domiciliari. Lui però ritieneva di essere dalla parte della ragione e chiedeva a sua volta alle autorità competenti di verificare e approfondire le denunce da lui presentate. Dagli arresti domiciliari però Aurelio Coppolino non ha smesso di registrare lunghi videomessaggi. Sempre contro le stesse persone. Fino a quando non si è praticamente consegnato. Professandosi non solo innocente ma parte lesa. Videomessaggi che hanno rappresentato per i giudici una reiterazione del reato già precedentemente commesso e che lo hanno portato dietro le sbarre. Qualcuno per lui avrebbe addirittura paventato un TSO. E forse sarebbe stata una possibilità concreta. Altri invece parlano di una regia politica. Chissà. Ma forse Aurelio Coppolino è solo un folle-lucido. Incensurato e laureato. Un hype in salita e in costante crescita per uno youtuber a caccia di commenti e views ma che probabilmente avrebbe meritato maggiori fortune professionali. Ma qualcosa fa pensare che in questa lunga storia forse i colpi di scena non siano ancora finiti. Un consiglio per Aurelio Coppolino: segui la strada tracciata dal tuo più noto conterraneo Fabrizio Corona e fai come ha fatto lui. Emigra (quando uscirai dal carcere). Vattene a Milano. La Sicilia è troppo povera. In Lombardia troverai le fonti della ricchezza che daranno prestigio al tuo sapere.

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