La cultura come leva sociale perché è attraverso essa che forse cambieremo il mondo in un posto migliore.
Taobuk 2026 volge al termine e lascia il segno:la parola chiave di quest’anno è stata la fiducia. Mai come in questo tempo in cui vacilla tutto, dalla frattura dei legami alle instabilità di geopolitica, assumere e declinare questa parola ha significato tanto. Fidarsi non è un atto ingenuo, né un sentimento che brancola nel buio, ma una postura etica.
Fiducia nell’affidarsi all’altro, fiducia o confiance o trust, una parola che tutto il mondo agogna e soprattutto cerca di costruire attraverso essa l’architettura del vivere civile. In questi giorni Taormina si è trasformata in una agorà del pensiero e lo ha fatto con personaggi illustri che si sono alternati nei vari incontri, tra i palazzi storici, le piazze, le Chiese sconsacrate. Premi nobel di enorme statura culturale come Esther Duflo, economista francese che esplora le dinamiche della povertà e che ci racconta di quanto sia difficile la fiducia, soprattutto quando gli esperti dei vari settori, medicina, storia, economia, si pongono come oracoli o profeti senza dare alternative o spiegarle.
Abdulrazak Gurnah, nobel per la letteratura, è cresciuto in esilio e della memoria ne ha fatto un atto critico, non nostalgico. Nei suoi romanzi, la costa orientale dell’Africa diventa crocevia delle culture arabe, africane e coloniali. E poi ancora Haruki Murakami, Dacia Maraini, Jonathan Coe, e tanti, tanti altri. Momenti di interazione, suggestioni, riflessioni in una cornice come la città di Taormina e la sua bellezza indefinibile tra palazzi storici come palazzo Corvaja, la chiesa sconsacrata di S. Agostino, la chiesa del San Domenico Palace hotel, la piazza IX aprile.
Bellezza e cultura, un connubio che ci traina verso riflessioni profonde e ci spingono a fare qualcosa per migliorare e migliorarci.









