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​Il valore del ritorno: Conservare le radici per dare futuro ai borghi

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C’è un segmento del turismo che è vitale: è il turismo di ritorno. Esso non è solo una risorsa economica ma è molto di più. Attraverso questo “viaggio di ritorno” si trasmettono le proprie radici, le proprie tradizioni culturali, la conoscenza di parenti e amici che di generazioni e generazioni solidificano quel legame indissolubile.

Si aprono le case, i bauli, gli album. Si passeggia per le vie ricordando gli aneddoti, si visitano i parenti e si visitano anche i cimiteri. Si pianificano lavori di ristrutturazione oppure la vendita di un immobile per cederlo a chi potrà prendersene cura.

Un viaggio a tutto tondo che conserva il sapore della genuinità e del sentirsi “a casa”, anche per coloro i quali sono cresciuti altrove.

E’ il luogo sacro, dove il tempo è fortemente legato a quel passato che non si è vissuto se non attraverso i racconti o le fotografie. Poi c’è il rito del” ciao! Quannu rivasti? E quannu ti ni vai? Che in realtà non vuole essere un interrogatorio invadente,anzi! Spesso viene detto proprio per cercare di pianificare un incontro tutt’altro che fugace, magari un invito ad un pranzo o una cena per fare “riassaporare” quella genuinità cristallizzata. Poi c’è anche il “passa prima di partire “ che in realtà si traduce con doni culinari impacchettati per prolungare quel sapore nostalgico del territorio. E poi la promessa “Ci vediamo il prossimo anno” che racchiude tutta la speranza del rinnovato appuntamento del ritorno, che accende quel sentimento che tiene vivo anche il più piccolo e sperduto dei borghi, perché la memoria ne consacra la sua immortalità.

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C’è un segmento del turismo che è vitale: è il turismo di ritorno. Esso non è solo una risorsa economica ma è molto di più. Attraverso questo “viaggio di ritorno” si trasmettono le proprie radici, le proprie tradizioni culturali, la conoscenza di parenti e amici che di generazioni e generazioni solidificano quel legame indissolubile.

Si aprono le case, i bauli, gli album. Si passeggia per le vie ricordando gli aneddoti, si visitano i parenti e si visitano anche i cimiteri. Si pianificano lavori di ristrutturazione oppure la vendita di un immobile per cederlo a chi potrà prendersene cura.

Un viaggio a tutto tondo che conserva il sapore della genuinità e del sentirsi “a casa”, anche per coloro i quali sono cresciuti altrove.

E’ il luogo sacro, dove il tempo è fortemente legato a quel passato che non si è vissuto se non attraverso i racconti o le fotografie. Poi c’è il rito del” ciao! Quannu rivasti? E quannu ti ni vai? Che in realtà non vuole essere un interrogatorio invadente,anzi! Spesso viene detto proprio per cercare di pianificare un incontro tutt’altro che fugace, magari un invito ad un pranzo o una cena per fare “riassaporare” quella genuinità cristallizzata. Poi c’è anche il “passa prima di partire “ che in realtà si traduce con doni culinari impacchettati per prolungare quel sapore nostalgico del territorio. E poi la promessa “Ci vediamo il prossimo anno” che racchiude tutta la speranza del rinnovato appuntamento del ritorno, che accende quel sentimento che tiene vivo anche il più piccolo e sperduto dei borghi, perché la memoria ne consacra la sua immortalità.

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