La poesia di Annamaria Pajno non si legge semplicemente: si respira, si ascolta e si attraversa, esattamente come si farebbe con il vento che soffia tra i crateri e le scogliere dell’arcipelago eoliano. Originaria e residente nell’isola di Lipari — dove ha a lungo prestato servizio come Dirigente Biologo presso l’Ospedale Civile — la dottoressa Pajno ha saputo compiere una sintesi straordinaria: coniugare il rigore analitico della scienza con l’intuizione lirica dell’arte, meritando sul campo la definizione poetica di “sirena del mare e del cielo delle Eolie”.
Le sue opere — da ” Io sono isola” una raccolta poetica originale, delicata, che allo stesso tempo riesce a travolgere i lettori. limpide liriche, dense di armonia espositiva, appaiono in contrasto con la rumorosa e straniante cultura attuale, lasciando spazio, alla primigena sensibilità dell’autrice, fino alla recente e acclamata fatica Nigghiara – Fra poesia e immagini (edite da Rupe Mutevole) e a “Una lunga storia d’amore” — costituiscono un unico, grande affresco dedicato a un territorio sospeso tra mito, geologia e spiritualità. Nelle liriche della Pajno, le Isole Eolie non fanno mai da semplice sfondo paesaggistico, Diventano veri e propri soggetti viventi, specchi di un’interiorità che rifugge la frenesia e la superficialità del mondo contemporaneo per ritrovare l’essenziale. Vivere su un’isola significa fare i conti con la propria essenza profonda; In ” Io sono Isola”, l’autrice prende per mano il lettore per condurlo verso la leggerezza, l’eternità e la felicità nascosta nelle piccole cose quotidiane.
La “Nigghiara” come archetipo spirituale: nel volume, illustrato edito da Rupe Mutevole, il tipico fenomeno meteorologico della nebbia marina che avvolge le coste eoliane si spoglia della sua veste scientifica. La nebbia non nasconde, rivela. Diventa una “tenace avanzata” dello spirito, un varco in cui la memoria si fa radice viva, il destino si intreccia alle onde e l’amore squarcia il dubbio.
La navigazione e la luce: come evidenziato anche in contesti culturali di rilievo, (tra cui la partecipazione al format “Autori si raccontano”) e i riconoscimenti al Premio Città di Sarzana con la sezione Naviganti), la vita è concepita come una traversata tra tempeste e speranze, sempre tesa alla ricerca di un chiarore salvifico. Lo stile di Annamaria Pajno si riconosce per la sua disarmante e luminosa limpidezza. Attraverso brevi strofe, una punteggiatura curata e un uso sapiente dei frequenti “a capo”, i suoi pensieri scorrono fluidi, privi di sovrastrutture barocche ma carichi di una densità emotiva capace di rapire il lettore. Come è emerso con forza anche durante la presentazione ufficiale di Nigghiara ospitata nel Giardino del Centro Studi Eoliano a Lipari, la poesia per l’autrice rappresenta un autentico strumento di resistenza culturale e contemplazione. È silenzio, ascolto profondo e coraggio di restituire voce a quel legame viscerale con la terra d’origine che sa farsi, al tempo stesso, universale.
L’amore di Pajno per Lipari e l’arcipelago non è quello di chi osserva da turista né quello di una nostalgia passiva. È un’identificazione totale: come suggerisce l’emblematico titolo della sua raccolta “Io sono isola”, i confini tra la terra emersa e la dimensione interiore dell’autrice si dissolvono. L’isola è al contempo nido, rifugio e specchio del suo essere. Il mare e il vento non sono solo agenti fisici, ma interlocutori vivi, voci con cui dialogare nel silenzio. In un’epoca dominata dal consumo rapido dei luoghi e dalla superficialità quotidiana, i versi della Dott Pajno si ponono come un manifesto di resistenza.
“Il suo amore per le Eolie è un canto di appartenenza che, pur affondando le radici tra le scogliere di Lipari, parla una lingua capace di toccare chiunque cerchi la propria isola interiore.” Il legame che Annamaria Pajno stabilisce tra il suo rigore scientifico (la sua formazione come Dirigente Biologo) e la sua sensibilità poetica è forse l’aspetto più affascinante e
originale della sua cifra stilistica. Questo “matrimonio” tra scienza e arte non è una contraddizione, ma una forma di amore che potremmo definire “osservazione estatica”.
La dottoressa Pajno applica al verso poetico la stessa precisione che il biologo riserva all’osservazione del campione al microscopio. Mentre la scienza cerca la verità nei meccanismi della vita, la sua poesia cerca la verità nei moti invisibili dello spirito.
Non si limita a descrivere il mare, ne indaga la “biologia” emotiva, analizza il fenomeno atmosferico – come la Nigghiara – non solo per quello che è (condensazione di vapore acqueo), ma per quello che significa per chi lo osserva. È un’osservazione scientifica che diventa mistica. La Pajno usa la precisione descrittiva per dare sostanza a sentimenti che altrimenti rimarrebbero vaghi, trasformando la natura delle Eolie in un laboratorio di introspezione. Questo approccio rende l’omaggio della Pajno alle sue isole totalmente autentico. Non è un amore romantico idealizzato e sognante; è un amore consapevole. È l’amore di chi conosce la “struttura” profonda delle cose – il vulcano che ribolle sotto la crosta, la nebbia che si forma per leggi fisiche – e, nonostante questa conoscenza tecnica, sceglie di meravigliarsi ogni volta, elevando la realtà a poesia.








