18.3 C
Sicilia
spot_img

Trasferta dell’Igea Virtus a Torre Annunziata (balza agli onori della cronaca nazionale non per il risultato sportivo, ma per il clima di estrema tensione e le denunce di intimidazioni subite dalla squadra siciliana).

- Advertisement -spot_img

Il caso della trasferta dell’Igea Virtus a Torre Annunziata, per la sfida contro il Savoia, è balzato agli onori della cronaca nazionale non per il risultato sportivo, ma per il clima di estrema tensione e le denunce di intimidazioni subite dalla squadra siciliana.

I fatti del “Caso Igea Virtus”

Secondo le ricostruzioni e i comunicati della società barcellonese, la delegazione dell’Igea Virtus sarebbe stata accolta in un clima di ostilità fin dall’arrivo allo stadio Giraud (o nelle aree limitrofe). Si parla di:

  • Minacce e intimidazioni: Rivolte a giocatori e staff tecnico già durante il riscaldamento e negli spogliatoi.

  • Sicurezza carente: Una gestione dell’ordine pubblico che non avrebbe garantito la necessaria serenità per lo svolgimento di una manifestazione sportiva.

  • Reazioni ufficiali: La società ha espresso forte indignazione, portando il caso all’attenzione della Lega Nazionale Dilettanti (LND) e denunciando come tali episodi ledano l’immagine del calcio dilettantistico italiano

Nuova Igea Virtus (comunicazione )

Fonte Fb
Riteniamo doveroso manifestare il nostro punto di vista a seguito dei fatti accaduti nel corso della trasferta per la gara, giocata ieri, sul terreno di gioco di Torre Annunziata. Assorbita la sconfitta, maturata al termine di partita di calcio giocata alla pari, è bene evidenziare alcuni fatti ed atteggiamenti incresciosi.
Prendiamo atto di tutto, ma quello che non accettiamo sono le minacce, gli insulti, le intimidazioni e tanto altro di più grave e condannabile che riscontriamo, in diverse occasioni, da molte settimane a questa parte. Molti si permettono di minare la tranquillità e il nome della Nuova Igea Virtus con frasi poco eleganti, attacchi gratuiti e dichiarazioni ingenerose che inevitabilmente non fanno altro che alimentare un clima di odio. E gli effetti sono facilmente riscontrabili, percepiti sulla nostra pelle e su quelle dei nostri tesserati. Per ultimo ieri, nella fattispecie una trasferta che ha segnato un punto di non ritorno, una situazione inaccettabile e condannabile da ogni punto di vista, celebrazione palpabile e tangibile di un clima di ostilità che non ha eguali, fuori dalle logiche di rivalità sportiva e campanilistica. Il clima di tensione e ostilità l’abbiamo percepito e sentito tutto, sin dalle prime ore della mattinata di ieri quando il nostro pullman è stato danneggiato nel parcheggio della struttura che ospitava la squadra, lo staff e alcuni componenti della nostra dirigenza. Questa situazione di disagio non è stato un episodio isolato perché nel corso del viaggio che dalla struttura ricettiva ci ha condotti allo stadio è successo anche altro. Lo sanno bene le Autorità competenti, che ringraziamo per il lavoro svolto e siamo certi abbiano tutti gli elementi per sostenere la nostra inevitabile e pubblica presa di posizione. Lo sa bene, inoltre, la stragrande maggioranza dei componenti della società ospitante, informata su quanto accaduto appena giunti allo stadio. Come lo sanno bene anche diversi sostenitori facilmente riconducibili alla compagine oplontina, oltre dieci mezzi a due ruote, che con volti coperti e targhe occultate hanno “accompagnato” alcune macchine dei dirigenti giallorossi al seguito e il pullman con all’interno il nostro gruppo squadra. Tutto sotto l’occhio attento delle forze di polizia. Il nostro viaggio verso lo stadio è stato caratterizzato da insulti, manovre pericolose e minacce di ogni tipo, attimi di tensione che hanno rappresentato chiaramente tutta la rabbia e l’avversione nei nostri confronti da parte delle persone a bordo delle moto, che per diversi chilometri stavano fianco a fianco ai nostri mezzi. I pericoli sono stati molteplici, non solo sul piano della sicurezza stradale e su quello dell’incolumità dei presenti lungo l’asse autostradale. Se non è stato un agguato o una vera e propria intimidazione, seppur improvvisata, poco cambia. Sarà chi di dovere, siamo certi, a stabilirlo. A questo, nella stessa situazione, si aggiungono anche intimidazioni di ogni tipo, caratterizzate da gesti inequivocabili e da atteggiamenti deprecabili. Questo non ha nulla di correlato alla passione sportiva, al campanilismo, alla competizione, alle giustificazioni che possono o non possono essere accettate per qualsivoglia situazione che possa sostenere tesi o elementi votati al dissapore tra tifosi o società direttamente interessate. Abbiamo rivelato tutto a chi di dovere, tutto, senza tralasciare nulla, anche quello che non riteniamo sia produttivo manifestare eloquentemente in questa occasione vista la gravità dell’accaduto. Una volta giunti allo stadio, poi, l’accoglienza riservataci dalla società ospitante non è stata la stessa di quella che, a parti inverse, abbiamo manifestato in casa nostra. Al di là delle acredini manifestateci da alcuni tesserati della società campana, in particolare da un componente della stessa nei confronti del nostro Presidente onorario, evitata di sfociare in situazioni ben più gravi solo per l’intervento del personale di pubblica sicurezza e di altri presenti, quello che abbiamo potuto verificare è stata l’assenza della dirigenza locale nelle fasi direttamente precedenti al prepartita, condizioni tipiche dell’accoglienza e dell’ospitalità. E non possiamo non sottolineare come, a parti inverse, così come in tutte le occasioni al “d’Alcontres-Barone”, i modi e le dinamiche registrino parentesi diametralmente opposte. Prendiamo le distanze da tutto e da tutti, dalla violenza verbale e da quella perpetrata in altro modo, con la speranza che passaggi ed episodi come quelli di ieri, infelici e per nulla edificanti, restino sempre più lontani dal mondo dello sport e della sana competizione. Anche e soprattutto questo fa la differenza, dai dilettanti fino al professionismo.
- Advertisement -spot_img
- Advertisement -

Il caso della trasferta dell’Igea Virtus a Torre Annunziata, per la sfida contro il Savoia, è balzato agli onori della cronaca nazionale non per il risultato sportivo, ma per il clima di estrema tensione e le denunce di intimidazioni subite dalla squadra siciliana.

I fatti del “Caso Igea Virtus”

Secondo le ricostruzioni e i comunicati della società barcellonese, la delegazione dell’Igea Virtus sarebbe stata accolta in un clima di ostilità fin dall’arrivo allo stadio Giraud (o nelle aree limitrofe). Si parla di:

  • Minacce e intimidazioni: Rivolte a giocatori e staff tecnico già durante il riscaldamento e negli spogliatoi.

  • Sicurezza carente: Una gestione dell’ordine pubblico che non avrebbe garantito la necessaria serenità per lo svolgimento di una manifestazione sportiva.

  • Reazioni ufficiali: La società ha espresso forte indignazione, portando il caso all’attenzione della Lega Nazionale Dilettanti (LND) e denunciando come tali episodi ledano l’immagine del calcio dilettantistico italiano

Nuova Igea Virtus (comunicazione )

Fonte Fb
Riteniamo doveroso manifestare il nostro punto di vista a seguito dei fatti accaduti nel corso della trasferta per la gara, giocata ieri, sul terreno di gioco di Torre Annunziata. Assorbita la sconfitta, maturata al termine di partita di calcio giocata alla pari, è bene evidenziare alcuni fatti ed atteggiamenti incresciosi.
Prendiamo atto di tutto, ma quello che non accettiamo sono le minacce, gli insulti, le intimidazioni e tanto altro di più grave e condannabile che riscontriamo, in diverse occasioni, da molte settimane a questa parte. Molti si permettono di minare la tranquillità e il nome della Nuova Igea Virtus con frasi poco eleganti, attacchi gratuiti e dichiarazioni ingenerose che inevitabilmente non fanno altro che alimentare un clima di odio. E gli effetti sono facilmente riscontrabili, percepiti sulla nostra pelle e su quelle dei nostri tesserati. Per ultimo ieri, nella fattispecie una trasferta che ha segnato un punto di non ritorno, una situazione inaccettabile e condannabile da ogni punto di vista, celebrazione palpabile e tangibile di un clima di ostilità che non ha eguali, fuori dalle logiche di rivalità sportiva e campanilistica. Il clima di tensione e ostilità l’abbiamo percepito e sentito tutto, sin dalle prime ore della mattinata di ieri quando il nostro pullman è stato danneggiato nel parcheggio della struttura che ospitava la squadra, lo staff e alcuni componenti della nostra dirigenza. Questa situazione di disagio non è stato un episodio isolato perché nel corso del viaggio che dalla struttura ricettiva ci ha condotti allo stadio è successo anche altro. Lo sanno bene le Autorità competenti, che ringraziamo per il lavoro svolto e siamo certi abbiano tutti gli elementi per sostenere la nostra inevitabile e pubblica presa di posizione. Lo sa bene, inoltre, la stragrande maggioranza dei componenti della società ospitante, informata su quanto accaduto appena giunti allo stadio. Come lo sanno bene anche diversi sostenitori facilmente riconducibili alla compagine oplontina, oltre dieci mezzi a due ruote, che con volti coperti e targhe occultate hanno “accompagnato” alcune macchine dei dirigenti giallorossi al seguito e il pullman con all’interno il nostro gruppo squadra. Tutto sotto l’occhio attento delle forze di polizia. Il nostro viaggio verso lo stadio è stato caratterizzato da insulti, manovre pericolose e minacce di ogni tipo, attimi di tensione che hanno rappresentato chiaramente tutta la rabbia e l’avversione nei nostri confronti da parte delle persone a bordo delle moto, che per diversi chilometri stavano fianco a fianco ai nostri mezzi. I pericoli sono stati molteplici, non solo sul piano della sicurezza stradale e su quello dell’incolumità dei presenti lungo l’asse autostradale. Se non è stato un agguato o una vera e propria intimidazione, seppur improvvisata, poco cambia. Sarà chi di dovere, siamo certi, a stabilirlo. A questo, nella stessa situazione, si aggiungono anche intimidazioni di ogni tipo, caratterizzate da gesti inequivocabili e da atteggiamenti deprecabili. Questo non ha nulla di correlato alla passione sportiva, al campanilismo, alla competizione, alle giustificazioni che possono o non possono essere accettate per qualsivoglia situazione che possa sostenere tesi o elementi votati al dissapore tra tifosi o società direttamente interessate. Abbiamo rivelato tutto a chi di dovere, tutto, senza tralasciare nulla, anche quello che non riteniamo sia produttivo manifestare eloquentemente in questa occasione vista la gravità dell’accaduto. Una volta giunti allo stadio, poi, l’accoglienza riservataci dalla società ospitante non è stata la stessa di quella che, a parti inverse, abbiamo manifestato in casa nostra. Al di là delle acredini manifestateci da alcuni tesserati della società campana, in particolare da un componente della stessa nei confronti del nostro Presidente onorario, evitata di sfociare in situazioni ben più gravi solo per l’intervento del personale di pubblica sicurezza e di altri presenti, quello che abbiamo potuto verificare è stata l’assenza della dirigenza locale nelle fasi direttamente precedenti al prepartita, condizioni tipiche dell’accoglienza e dell’ospitalità. E non possiamo non sottolineare come, a parti inverse, così come in tutte le occasioni al “d’Alcontres-Barone”, i modi e le dinamiche registrino parentesi diametralmente opposte. Prendiamo le distanze da tutto e da tutti, dalla violenza verbale e da quella perpetrata in altro modo, con la speranza che passaggi ed episodi come quelli di ieri, infelici e per nulla edificanti, restino sempre più lontani dal mondo dello sport e della sana competizione. Anche e soprattutto questo fa la differenza, dai dilettanti fino al professionismo.
- Advertisement -spot_img
- Advertisement -spot_img
- Advertisement -spot_img

Articoli Correlati

- Advertisement -spot_img
- Advertisement -spot_img
- Advertisement -spot_img