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Da Cronoche Eoliane : Il prossimo 9 maggio 2026  l’83^ anniversario nel ricordo  delle vittime civili e militari di quel 9 maggio 1943 è un atto di giustizia verso la storia delle Eolie.

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Il 9 maggio 1943 è una data incisa col fuoco nella memoria collettiva di Lipari. Come spesso riportato dalle testimonianze raccolte da testate storiche come Cronoche Eoliane, quel giorno la guerra smise di essere un rumore lontano per trasformarsi in una tragedia domestica brutale e improvvisa.
È toccante vedere come, a distanza di oltre ottant’anni, il legame tra queste isole e le loro radici resti così saldo. Hai un legame personale con questa vicenda o stai aiutando qualcuno a partecipare alla commemorazione?
Ecco una sintesi organizzata dei dettagli della commemorazione e l’elenco dei nomi per onorare la loro memoria.
Dettagli della Commemorazione (9 Maggio 2026)
L’evento è organizzato dall’associazione “Amici lontani e vicini del Notiziario delle Eolie” per celebrare l’83° anniversario dell’affondamento.
Luogo di incontro: A bordo del veliero “Sigismondo”.
Protagonisti: Capitan Felice, la manager Sonia Raffaele e il direttore Bartolino Leone.
Partecipanti: Religiosi, trombettieri e, soprattutto, i parenti delle vittime.
Siamo nel pieno della Seconda Guerra Mondiale. Gli Alleati stanno preparando lo sbarco in Sicilia (Operazione Husky) e puntano a neutralizzare ogni nodo logistico e di comunicazione nel basso Tirreno. Lipari, pur non essendo una piazzaforte militare primaria, rappresentava un punto di osservazione e un potenziale scalo per le forze dell’Asse.
Intorno alle 15:30, una formazione di bombardieri anglo-americani apparve nel cielo terso di quella domenica di maggio.
Gli obiettivi: Il porto, le navi all’ancora e le infrastrutture di collegamento. Le bombe caddero non solo sugli obiettivi strategici, ma devastarono il cuore abitato di Lipari. Particolarmente devastata fu l’area di Marina Corta e le zone limitrofe al Castello. Molte case crollarono sopra gli abitanti che cercavano rifugio nelle cantine, credendole sicure.
Il numero delle vittime è ancora oggi oggetto di commozione: si contarono circa 28 morti (il numero varia leggermente a seconda delle fonti documentali e delle testimonianze) e decine di feriti.
Molte delle vittime erano civili, donne e bambini che in quel momento si trovavano in casa o nei pressi della piazza. La ferita fu così profonda che ancora oggi, ogni 9 maggio, la comunità si riunisce per una cerimonia di commemorazione davanti alla lapide che ricorda i caduti.
Non fu solo una questione di numeri, ma di perdita dell’innocenza. Per le Eolie, quel bombardamento rappresentò e la consapevolezza che il mare non era più una barriera protettiva contro gli orrori del conflitto mondiale. Molte strutture storiche subirono lesioni che avrebbero richiesto decenni per essere riparate. Chi visse quel giorno ricorda il sibilo delle bombe e il polverone bianco che avvolse la Marina per ore, un’immagine che è passata di padre in figlio.
Ancora oggi, leggere i racconti su Cronoche Eoliane permette di capire come quel 9 maggio abbia cambiato per sempre il rapporto dei liparoti con la propria storia moderna. Il bombardamento del 9 maggio 1943 rappresenta una delle pagine più dolorose della storia di Lipari e dell’intero arcipelago eoliano durante la Seconda Guerra Mondiale.
In quel tragico pomeriggio, le bombe sganciate dagli aerei alleati colpirono duramente il centro abitato di Lipari e l’area del porto, causando decine di vittime tra la popolazione civile e i militari, oltre a ingenti danni al patrimonio architettonico (come la Chiesa delle Anime del Purgatorio). Onorare la loro memoria oggi non è solo un esercizio di ricordo, ma un monito necessario contro l’orrore della guerra.
Quel 9 maggio 1943 è una data tragica nella storia delle isole Eolie, segnata anche dall’affondamento del piroscafo Santamarina, silurato da un sommergibile inglese. La nave, che collegava Lipari con Milazzo, fu colpita nonostante fosse un’unità civile, causando la morte di 62 persone su 107 a bordo.
Il piroscafo fu silurato nel tratto di mare tra Capo D’Orlando, Capo Milazzo, Capo Rasocolmo e le Eolie.
Vittime: Dei 107 passeggeri e membri dell’equipaggio, solo 45 si salvarono, mentre 62 perirono.
Nonostante precedenti sorveglianze in cui il Santamarina non era stato attaccato, il 9 maggio 1943 il comandante inglese Turner (non avendo compreso che si trattava di una nave passeggeri civile) ordinò il siluramento.
Ogni anno, il 9 maggio, si tengono cerimonie per ricordare le vittime, come quella presso la chiesa di Santa Marina Salina.
L’Elenco delle Vittime
L’affondamento causato dal sommergibile inglese ha strappato vite tra equipaggio, militari e civili. Ecco chi erano:
Equipaggio e Militari
Categoria NomiEquipaggio Civile Onofrio Basile, Emilio Messina, Gennaro Di Meglio, Vincenzo Milani, Paolo Cuzzocrea Mossa, Domenico Calvo, Giuseppe Sacchettino, Giuseppe Formica, Pasquale Florio, Michelangelo Alfonsetti, Vincenzo Foti, Giuseppe Andaloro, Vincenzo Bitto.
Equipaggio Militare Giuseppe Porretto, Arnaldo Gallazzi, Natale Giovinazzo.
Passeggeri Militari Alfonso D’Alessandro, Antonio Stramandino, Giovanni Beninati, Domenico Barca, Antonino Currò, Antonino Scuderi, Francesco Mantello, Salvatore Casella, Sebastiano Pavone, Giuseppe Portelli, Edoardo Leanza, Giuseppe Costa, Antonino D’Anieri, Antonino Martines, Felice Natoli, Nicola Miano.
Passeggeri Civili
Da Lipari: Antonino Picone, Stefano Acunto, Giuseppe Marturano, Grazia Russo, Bartolomeo Bonino, Giovanni Basile, Rosario Mollica, Giuseppe Tauro, Iolanda Currò, Giacomo Maggiore, Tommaso Mannello, Antonino Spanò, Giuseppe Maiurana, Angela Liberatore, Giulia Pistoresi.
Da Altre Località: Rosina Biviano (New York), Francesco Russo (Carini), Marino Bongiorno (S. Marina Salina), Salvatore Sgrò (S. Lucia Del Mela), Germano Edel (Roma), Clara Germano (Palermo), Giuseppe Di Mento (Spadafora), Giuseppe Greco (Milazzo), Michele Casella (Sant’Angelo di Brolo), Rosario Romagnolo (Milazzo), Lorenzo Gitto (Milazzo), Antonino Pentola (Sant’Agata Militello), Luigi Vincenti (Messina), Luigi Cassata (Montalbano Elicona), Francesco Imbese (Santa Lucia del Mela).
La memoria del piroscafo Santamarina non è solo il ricordo di un tragico evento bellico, ma un ponte che unisce il dolore del passato alla comunità di oggi. Ricordare le vittime civili e militari di quel 9 maggio 1943 è un atto di giustizia verso la storia delle Eolie.
9 maggio 1943
Il “Santamarina”
Negli ultimi anni diversi eoliani hanno ricordato con dovizia di particolari il tristissimo episodio dell’affondamento del “Santamarina”. Il Comune di Santa Marina ha dedicato un monumento agli scomparsi, mentre un monumento è stato collocato a Vulcano, nei pressi di Punta Bandiera, da oltre dieci anni da parte di un privato.
Oggi, senza entrare nell’evento, ritengo giusto ricordare come l’affondamento del postale eoliano non debba e non possa attribuirsi né ad un “errore” né ad una fatale circostanza bensì ad una precisa disposizione operativa, e, pertanto, ad una operazione predisposta e voluta.
Prima di quel 9 maggio 1943 il “Santamarina” era stato, molto probabilmente, oggetto di avvistamenti e di continue sorveglianze da parte delle unità sottomarine britanniche senza mai venire attaccato. La ragione di un tale atteggiamento è, molto probabilmente, da ricercarsi in una specie di “gentlemen agreement” da parte di tutti i sottomarini nemici, scienti di avere a che fare con una unità civile inoffensiva e desiderosi di non causare vittime innocenti. L’affermazione di cui sopra è confermata dai numerosi attacchi nel quadrante di mare compreso tra Capo D’Orlando, Capo Milazzo, Capo Rasocolmo e le acque delle Isole Eolie operate – tra il 1941 ed il 1943 – dalle diverse unità sottomarine britanniche.
Il 31 marzo 1941 il sommergibile “Capponi”, in trasferimento da Messina a La Spezia per essere messo in disarmo, fu silurato ed affondato a sud di Stromboli dal sommergibile inglese Rorqual. Nessun superstite fra i 49 membri dell’equipaggio.
Il 27 settembre 1941 il cacciasommergibili “Albatros” fu silurato dal sommergibile britannico “Upright” e s’inabissò a 8 miglia a nord ovest di Capo Rasocolmo con 52 membri di equipaggio.
Il 5 gennaio 1942, il sommergibile oceanico “Ammiraglio Saint Bon” mentre transitava in superficie, al largo di Capo Milazzo, fu avvistato dal sottomarino britannico “Upholder”, che gli lanciò una sventagliata di siluri, uno di questi centro l’unità navale italiana che saltò in aria con i suoi 78 membri di equipaggio.
Il 1 aprile 1942, tra capo Rasocolmo e Stromboli, venne affondato dal sottomarino “Urge”, l’incrociatore leggero “Giovanni delle Bande Nere”. Un siluro spezzò in due lo scafo che affondò rapidamente trascinando con se 287 uomini.
Il mattino del 13 agosto del 1942 gli ottocento abitanti di Panarea vennero svegliati da due boati provenienti dal mare. L’incrociatore pesante Bolzano e l’Attendolo erano stati colpiti da due siluri lanciati da un sommergibile inglese nello specchio d’acqua davanti all’isola. Dalla spiaggia era possibile scorgere le sagome delle navi e il fumo denso e nero proveniente dal Bolzano, incendiatosi per lo scoppio di una caldaia. Attorno i cacciatorpediniere di scorta giravano nervosamente tentando di localizzare il sommergibile. Dall’isola partirono alcune barche per prestare soccorso ai superstiti.
Il 3 marzo 1943 un sommergibile affondò a cannonate, al largo di Milazzo, il Piroscafo “Pier Luigi” di 2571 tonnellate.
Il 10 marzo 1943 viene affondata la nave cisterna “Rosario”, da 5468 tonnellate, da parte del sottomarino britannico “Trooper” al largo di Capo Milazzo.
Il 27 marzo 1943 il sottomarino “Upholder” violò clamorosamente il porto di Milazzo, silurandovi il piroscafo “Sidamo” ormeggiato alla Banchina XX luglio.
Il 24 aprile 1943, sempre la largo di Capo Milazzo, nel corso di un attacco notturno, fu affondato il piroscafo “Galiola” di 1428 tonnellate.
Prima di affondare il “Santamarina”, il sommergibile “Unrivalled” aveva affondato, il 16 febbraio 1943, il Piroscafo Pasubio al Largo di Punta Stilo, e la nave cisterna “Bivona” a Trapani.
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Il 9 maggio 1943 è una data incisa col fuoco nella memoria collettiva di Lipari. Come spesso riportato dalle testimonianze raccolte da testate storiche come Cronoche Eoliane, quel giorno la guerra smise di essere un rumore lontano per trasformarsi in una tragedia domestica brutale e improvvisa.
È toccante vedere come, a distanza di oltre ottant’anni, il legame tra queste isole e le loro radici resti così saldo. Hai un legame personale con questa vicenda o stai aiutando qualcuno a partecipare alla commemorazione?
Ecco una sintesi organizzata dei dettagli della commemorazione e l’elenco dei nomi per onorare la loro memoria.
Dettagli della Commemorazione (9 Maggio 2026)
L’evento è organizzato dall’associazione “Amici lontani e vicini del Notiziario delle Eolie” per celebrare l’83° anniversario dell’affondamento.
Luogo di incontro: A bordo del veliero “Sigismondo”.
Protagonisti: Capitan Felice, la manager Sonia Raffaele e il direttore Bartolino Leone.
Partecipanti: Religiosi, trombettieri e, soprattutto, i parenti delle vittime.
Siamo nel pieno della Seconda Guerra Mondiale. Gli Alleati stanno preparando lo sbarco in Sicilia (Operazione Husky) e puntano a neutralizzare ogni nodo logistico e di comunicazione nel basso Tirreno. Lipari, pur non essendo una piazzaforte militare primaria, rappresentava un punto di osservazione e un potenziale scalo per le forze dell’Asse.
Intorno alle 15:30, una formazione di bombardieri anglo-americani apparve nel cielo terso di quella domenica di maggio.
Gli obiettivi: Il porto, le navi all’ancora e le infrastrutture di collegamento. Le bombe caddero non solo sugli obiettivi strategici, ma devastarono il cuore abitato di Lipari. Particolarmente devastata fu l’area di Marina Corta e le zone limitrofe al Castello. Molte case crollarono sopra gli abitanti che cercavano rifugio nelle cantine, credendole sicure.
Il numero delle vittime è ancora oggi oggetto di commozione: si contarono circa 28 morti (il numero varia leggermente a seconda delle fonti documentali e delle testimonianze) e decine di feriti.
Molte delle vittime erano civili, donne e bambini che in quel momento si trovavano in casa o nei pressi della piazza. La ferita fu così profonda che ancora oggi, ogni 9 maggio, la comunità si riunisce per una cerimonia di commemorazione davanti alla lapide che ricorda i caduti.
Non fu solo una questione di numeri, ma di perdita dell’innocenza. Per le Eolie, quel bombardamento rappresentò e la consapevolezza che il mare non era più una barriera protettiva contro gli orrori del conflitto mondiale. Molte strutture storiche subirono lesioni che avrebbero richiesto decenni per essere riparate. Chi visse quel giorno ricorda il sibilo delle bombe e il polverone bianco che avvolse la Marina per ore, un’immagine che è passata di padre in figlio.
Ancora oggi, leggere i racconti su Cronoche Eoliane permette di capire come quel 9 maggio abbia cambiato per sempre il rapporto dei liparoti con la propria storia moderna. Il bombardamento del 9 maggio 1943 rappresenta una delle pagine più dolorose della storia di Lipari e dell’intero arcipelago eoliano durante la Seconda Guerra Mondiale.
In quel tragico pomeriggio, le bombe sganciate dagli aerei alleati colpirono duramente il centro abitato di Lipari e l’area del porto, causando decine di vittime tra la popolazione civile e i militari, oltre a ingenti danni al patrimonio architettonico (come la Chiesa delle Anime del Purgatorio). Onorare la loro memoria oggi non è solo un esercizio di ricordo, ma un monito necessario contro l’orrore della guerra.
Quel 9 maggio 1943 è una data tragica nella storia delle isole Eolie, segnata anche dall’affondamento del piroscafo Santamarina, silurato da un sommergibile inglese. La nave, che collegava Lipari con Milazzo, fu colpita nonostante fosse un’unità civile, causando la morte di 62 persone su 107 a bordo.
Il piroscafo fu silurato nel tratto di mare tra Capo D’Orlando, Capo Milazzo, Capo Rasocolmo e le Eolie.
Vittime: Dei 107 passeggeri e membri dell’equipaggio, solo 45 si salvarono, mentre 62 perirono.
Nonostante precedenti sorveglianze in cui il Santamarina non era stato attaccato, il 9 maggio 1943 il comandante inglese Turner (non avendo compreso che si trattava di una nave passeggeri civile) ordinò il siluramento.
Ogni anno, il 9 maggio, si tengono cerimonie per ricordare le vittime, come quella presso la chiesa di Santa Marina Salina.
L’Elenco delle Vittime
L’affondamento causato dal sommergibile inglese ha strappato vite tra equipaggio, militari e civili. Ecco chi erano:
Equipaggio e Militari
Categoria NomiEquipaggio Civile Onofrio Basile, Emilio Messina, Gennaro Di Meglio, Vincenzo Milani, Paolo Cuzzocrea Mossa, Domenico Calvo, Giuseppe Sacchettino, Giuseppe Formica, Pasquale Florio, Michelangelo Alfonsetti, Vincenzo Foti, Giuseppe Andaloro, Vincenzo Bitto.
Equipaggio Militare Giuseppe Porretto, Arnaldo Gallazzi, Natale Giovinazzo.
Passeggeri Militari Alfonso D’Alessandro, Antonio Stramandino, Giovanni Beninati, Domenico Barca, Antonino Currò, Antonino Scuderi, Francesco Mantello, Salvatore Casella, Sebastiano Pavone, Giuseppe Portelli, Edoardo Leanza, Giuseppe Costa, Antonino D’Anieri, Antonino Martines, Felice Natoli, Nicola Miano.
Passeggeri Civili
Da Lipari: Antonino Picone, Stefano Acunto, Giuseppe Marturano, Grazia Russo, Bartolomeo Bonino, Giovanni Basile, Rosario Mollica, Giuseppe Tauro, Iolanda Currò, Giacomo Maggiore, Tommaso Mannello, Antonino Spanò, Giuseppe Maiurana, Angela Liberatore, Giulia Pistoresi.
Da Altre Località: Rosina Biviano (New York), Francesco Russo (Carini), Marino Bongiorno (S. Marina Salina), Salvatore Sgrò (S. Lucia Del Mela), Germano Edel (Roma), Clara Germano (Palermo), Giuseppe Di Mento (Spadafora), Giuseppe Greco (Milazzo), Michele Casella (Sant’Angelo di Brolo), Rosario Romagnolo (Milazzo), Lorenzo Gitto (Milazzo), Antonino Pentola (Sant’Agata Militello), Luigi Vincenti (Messina), Luigi Cassata (Montalbano Elicona), Francesco Imbese (Santa Lucia del Mela).
La memoria del piroscafo Santamarina non è solo il ricordo di un tragico evento bellico, ma un ponte che unisce il dolore del passato alla comunità di oggi. Ricordare le vittime civili e militari di quel 9 maggio 1943 è un atto di giustizia verso la storia delle Eolie.
9 maggio 1943
Il “Santamarina”
Negli ultimi anni diversi eoliani hanno ricordato con dovizia di particolari il tristissimo episodio dell’affondamento del “Santamarina”. Il Comune di Santa Marina ha dedicato un monumento agli scomparsi, mentre un monumento è stato collocato a Vulcano, nei pressi di Punta Bandiera, da oltre dieci anni da parte di un privato.
Oggi, senza entrare nell’evento, ritengo giusto ricordare come l’affondamento del postale eoliano non debba e non possa attribuirsi né ad un “errore” né ad una fatale circostanza bensì ad una precisa disposizione operativa, e, pertanto, ad una operazione predisposta e voluta.
Prima di quel 9 maggio 1943 il “Santamarina” era stato, molto probabilmente, oggetto di avvistamenti e di continue sorveglianze da parte delle unità sottomarine britanniche senza mai venire attaccato. La ragione di un tale atteggiamento è, molto probabilmente, da ricercarsi in una specie di “gentlemen agreement” da parte di tutti i sottomarini nemici, scienti di avere a che fare con una unità civile inoffensiva e desiderosi di non causare vittime innocenti. L’affermazione di cui sopra è confermata dai numerosi attacchi nel quadrante di mare compreso tra Capo D’Orlando, Capo Milazzo, Capo Rasocolmo e le acque delle Isole Eolie operate – tra il 1941 ed il 1943 – dalle diverse unità sottomarine britanniche.
Il 31 marzo 1941 il sommergibile “Capponi”, in trasferimento da Messina a La Spezia per essere messo in disarmo, fu silurato ed affondato a sud di Stromboli dal sommergibile inglese Rorqual. Nessun superstite fra i 49 membri dell’equipaggio.
Il 27 settembre 1941 il cacciasommergibili “Albatros” fu silurato dal sommergibile britannico “Upright” e s’inabissò a 8 miglia a nord ovest di Capo Rasocolmo con 52 membri di equipaggio.
Il 5 gennaio 1942, il sommergibile oceanico “Ammiraglio Saint Bon” mentre transitava in superficie, al largo di Capo Milazzo, fu avvistato dal sottomarino britannico “Upholder”, che gli lanciò una sventagliata di siluri, uno di questi centro l’unità navale italiana che saltò in aria con i suoi 78 membri di equipaggio.
Il 1 aprile 1942, tra capo Rasocolmo e Stromboli, venne affondato dal sottomarino “Urge”, l’incrociatore leggero “Giovanni delle Bande Nere”. Un siluro spezzò in due lo scafo che affondò rapidamente trascinando con se 287 uomini.
Il mattino del 13 agosto del 1942 gli ottocento abitanti di Panarea vennero svegliati da due boati provenienti dal mare. L’incrociatore pesante Bolzano e l’Attendolo erano stati colpiti da due siluri lanciati da un sommergibile inglese nello specchio d’acqua davanti all’isola. Dalla spiaggia era possibile scorgere le sagome delle navi e il fumo denso e nero proveniente dal Bolzano, incendiatosi per lo scoppio di una caldaia. Attorno i cacciatorpediniere di scorta giravano nervosamente tentando di localizzare il sommergibile. Dall’isola partirono alcune barche per prestare soccorso ai superstiti.
Il 3 marzo 1943 un sommergibile affondò a cannonate, al largo di Milazzo, il Piroscafo “Pier Luigi” di 2571 tonnellate.
Il 10 marzo 1943 viene affondata la nave cisterna “Rosario”, da 5468 tonnellate, da parte del sottomarino britannico “Trooper” al largo di Capo Milazzo.
Il 27 marzo 1943 il sottomarino “Upholder” violò clamorosamente il porto di Milazzo, silurandovi il piroscafo “Sidamo” ormeggiato alla Banchina XX luglio.
Il 24 aprile 1943, sempre la largo di Capo Milazzo, nel corso di un attacco notturno, fu affondato il piroscafo “Galiola” di 1428 tonnellate.
Prima di affondare il “Santamarina”, il sommergibile “Unrivalled” aveva affondato, il 16 febbraio 1943, il Piroscafo Pasubio al Largo di Punta Stilo, e la nave cisterna “Bivona” a Trapani.
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