MESSINA – La parola “fine” su una delle vicende giudiziarie più clamorose degli ultimi decenni a Messina è finalmente arrivata. Per l’ex parlamentare e sindaco Francantonio Genovese, la condanna a 6 anni e 8 mesi di reclusione è diventata definitiva. Il verdetto giunge dopo che la Procura generale di Reggio Calabria ha deciso di non ricorrere in Cassazione contro la recente assoluzione per il reato di riciclaggio.
Il labirinto giudiziario
Il percorso processuale si è rivelato lungo e tortuoso. L’ultimo atto si è consumato presso la Corte d’appello reggina, che nel novembre 2025 aveva assolto Genovese dall’accusa di riciclaggio con la formula “perché il fatto non sussiste”. Si trattava dell’ultimo stralcio del processo “Corsi d’oro bis”, scaturito da un rinvio della Cassazione del 2022.
Con la scadenza dei termini per l’impugnazione da parte della Procura, l’assoluzione per questo specifico reato è diventata irrevocabile, ma ha contestualmente fatto “rivivere” la condanna principale per gli altri reati legati alla gestione della formazione professionale in Sicilia.
Un’eredità pesante
Lo scandalo, scoppiato ormai diversi anni fa, aveva travolto il sistema dei corsi professionali nell’isola, svelando un fitto intreccio tra politica e gestione dei fondi pubblici. Nonostante il terremoto giudiziario, Genovese ha continuato a esercitare un’influenza notevole sulla politica locale. “Ancora oggi Genovese resta un ras delle preferenze a Messina, mantenendo una voce in capitolo determinante nell’attuale campagna elettorale”
Attualmente leader messinese di Mpa-Grande Sicilia, la sua figura siede ancora ai tavoli del centrodestra siciliano, confermando un peso elettorale che la lunga ombra del processo non è riuscita a scalfire del tutto.
I tempi della giustizia
L’articolo della cronaca non può non evidenziare l’oggettiva lungaggine del procedimento. Un processo-stralcio durato dal 2022 al 2025 per stabilire l’insussistenza di un singolo capo d’accusa, mentre la condanna principale attendeva di essere definitivamente esecutiva.
Oggi, con la chiusura del capitolo Reggio Calabria, per l’ex “re delle preferenze” si chiudono le porte delle aule di giustizia e si apre la fase dell’esecuzione della pena, lasciando sul campo un’eredità politica che peserà inevitabilmente sulle prossime sfide elettorali della città dello Stretto.








