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Il Segreto Messinese dietro la Bollicina più Famosa del Mondo

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L’epopea della Coca-Cola, il marchio che più di ogni altro incarna il sogno americano, nasconde tra le pieghe della storia un cuore pulsante che batte a Messina. Sebbene la cronaca ufficiale attribuisca l’invenzione al farmacista John Styth Pemberton l’8 maggio 1886 ad Atlanta, la genesi del prodotto rivela retroscena affascinanti in cui l’ingegno siciliano gioca un ruolo da protagonista assoluto.

Dalla Corsica ad Atlanta: L’Evoluzione di un Rimedio

Prima di diventare l’iconico soft drink, la Coca-Cola fu la sintesi evoluta di un rimedio antiemetico ideato dal farmacista corso Angelo Mariani. Il suo celebre Vino Mariani — una miscela di vino Bordeaux con cocaina — era ritenuto all’epoca un sanatore di molti malanni. Tuttavia, quando il governo statunitense bandì il consumo di cocaina dal territorio nazionale a causa degli effetti indesiderati del narcotico, Pemberton si trovò costretto a una radicale riconversione.

L’impedimento legislativo non scoraggiò il farmacista, il quale riconvertì il suo prodotto inserendolo nella categoria commerciale dei soft drink terapeutici. Il nuovo sciroppo prevedeva un preparato a base di noci di cola dal gusto amaro e glucosio per aromatizzare la poltiglia, inizialmente trattato con alcol, come confermato dalle antiche etichette del 1885 studiate dal Dipartimento dell’Università di Buffalo. Successivamente, Pemberton aggiunse componenti chimici per sviluppare anidride carbonica, eliminando definitivamente l’alcol dal preparato.

L’Acido Citrico e la Svolta Chimica dello Stretto

Il passaggio fondamentale verso la bevanda moderna avvenne attraverso l’associazione di acido tartarico e acido citrico. Fu proprio l’industria chimica messinese a fornire questi componenti essenziali. Era infatti già nota l’azione combinata di questi due acidi che, miscelati in acqua, producevano anidride carbonica.

Il tipico colore brunato della Coca-Cola non è solo il risultato dei pigmenti presenti nelle noci di cola, ma è profondamente legato all’utilizzo degli oli agrumati messinesi, estratti preziosi che mostrano tonalità nere o marroni.

L’utilizzo dell’acido tartarico, presente in grande quantità nell’uva, e dell’acido citrico, presente in notevoli concentrazioni negli agrumi, sviluppava nella reazione chimica anche un gusto “lemon” dal valore rinfrescante. La presenza di olio citratato nella bevanda è confermata dalle etichette del 1886: si trattava di un preparato commercializzato dagli stabilimenti di Messina, che all’epoca rifornivano tutti i mercati europei e americani.

Il Primato Industriale e l’Eredità di Letterio Centorrino

Lo sfruttamento commerciale del composto prodotto negli stabilimenti messinesi fu persino oggetto di un’interrogazione parlamentare nel 1885, suscitata dalle osservazioni dell’Onorevole Damiani. In quella sede si chiarì la strategia nelle produzioni avallate dalla ditta Aveline con sede a Messina, specializzata nello sfruttamento agrumario, così come accadeva per la Sanderson e altri marchi storici del territorio.

In quel contesto industriale, Messina assunse un ruolo di primaria importanza per essere riuscita per prima a produrre sale di acido citrico in granuli senza passare dal vecchio e costoso metodo tradizionale, oltre a produrre grandi quantità di acido tartarico. Prima di questa innovazione, la produzione di questo sale non era competitiva sul mercato a causa degli altissimi costi di sintesi. Questa fondamentale scoperta si deve ricondurre alle strategie e all’ingegno di un farmacista e commerciante di Messina: Letterio Centorrino.

 

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L’epopea della Coca-Cola, il marchio che più di ogni altro incarna il sogno americano, nasconde tra le pieghe della storia un cuore pulsante che batte a Messina. Sebbene la cronaca ufficiale attribuisca l’invenzione al farmacista John Styth Pemberton l’8 maggio 1886 ad Atlanta, la genesi del prodotto rivela retroscena affascinanti in cui l’ingegno siciliano gioca un ruolo da protagonista assoluto.

Dalla Corsica ad Atlanta: L’Evoluzione di un Rimedio

Prima di diventare l’iconico soft drink, la Coca-Cola fu la sintesi evoluta di un rimedio antiemetico ideato dal farmacista corso Angelo Mariani. Il suo celebre Vino Mariani — una miscela di vino Bordeaux con cocaina — era ritenuto all’epoca un sanatore di molti malanni. Tuttavia, quando il governo statunitense bandì il consumo di cocaina dal territorio nazionale a causa degli effetti indesiderati del narcotico, Pemberton si trovò costretto a una radicale riconversione.

L’impedimento legislativo non scoraggiò il farmacista, il quale riconvertì il suo prodotto inserendolo nella categoria commerciale dei soft drink terapeutici. Il nuovo sciroppo prevedeva un preparato a base di noci di cola dal gusto amaro e glucosio per aromatizzare la poltiglia, inizialmente trattato con alcol, come confermato dalle antiche etichette del 1885 studiate dal Dipartimento dell’Università di Buffalo. Successivamente, Pemberton aggiunse componenti chimici per sviluppare anidride carbonica, eliminando definitivamente l’alcol dal preparato.

L’Acido Citrico e la Svolta Chimica dello Stretto

Il passaggio fondamentale verso la bevanda moderna avvenne attraverso l’associazione di acido tartarico e acido citrico. Fu proprio l’industria chimica messinese a fornire questi componenti essenziali. Era infatti già nota l’azione combinata di questi due acidi che, miscelati in acqua, producevano anidride carbonica.

Il tipico colore brunato della Coca-Cola non è solo il risultato dei pigmenti presenti nelle noci di cola, ma è profondamente legato all’utilizzo degli oli agrumati messinesi, estratti preziosi che mostrano tonalità nere o marroni.

L’utilizzo dell’acido tartarico, presente in grande quantità nell’uva, e dell’acido citrico, presente in notevoli concentrazioni negli agrumi, sviluppava nella reazione chimica anche un gusto “lemon” dal valore rinfrescante. La presenza di olio citratato nella bevanda è confermata dalle etichette del 1886: si trattava di un preparato commercializzato dagli stabilimenti di Messina, che all’epoca rifornivano tutti i mercati europei e americani.

Il Primato Industriale e l’Eredità di Letterio Centorrino

Lo sfruttamento commerciale del composto prodotto negli stabilimenti messinesi fu persino oggetto di un’interrogazione parlamentare nel 1885, suscitata dalle osservazioni dell’Onorevole Damiani. In quella sede si chiarì la strategia nelle produzioni avallate dalla ditta Aveline con sede a Messina, specializzata nello sfruttamento agrumario, così come accadeva per la Sanderson e altri marchi storici del territorio.

In quel contesto industriale, Messina assunse un ruolo di primaria importanza per essere riuscita per prima a produrre sale di acido citrico in granuli senza passare dal vecchio e costoso metodo tradizionale, oltre a produrre grandi quantità di acido tartarico. Prima di questa innovazione, la produzione di questo sale non era competitiva sul mercato a causa degli altissimi costi di sintesi. Questa fondamentale scoperta si deve ricondurre alle strategie e all’ingegno di un farmacista e commerciante di Messina: Letterio Centorrino.

 

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