Il calcio siciliano, ormai da troppo tempo, vive sospeso in una sorta di limbo. Da una parte, l’estate porta con sé i soliti tormenti: incertezze societarie, timori per l’iscrizione ai campionati, debiti pregressi e una costante precarietà che minaccia piazze storiche come Siracusa, Gela ed Enna. Dall’altra, c’è il campo, che troppo spesso viene relegato a spettatore non pagante, oscurato dalle vicende burocratiche e finanziarie.
In questo scenario, dove la “partita più importante” si gioca spesso nelle stanze dei bottoni piuttosto che sul rettangolo verde, il campionato Under 19 (Juniores) diventa una cartina al tornasole della salute del movimento.
Il bivio: zavorra o pilastro?
Per molte società dilettantistiche, la partecipazione al campionato Under 19 è vissuta come una mera imposizione, un obbligo federale da assolvere per “togliersi il pensiero” o per rispettare i requisiti minimi. È un peso economico e organizzativo, gestito il più delle volte con l’obiettivo minimo di non incorrere in sanzioni.
Tuttavia, esiste un’altra visione, quella di chi intende il calcio come un processo a lungo termine. Per le società che decidono di investire sul settore giovanile, l’Under 19 non è un’aggiunta scomoda, ma il tassello mancante di un mosaico iniziato con l’Under 15 e l’Under 17. È il punto di arrivo di un iter formativo che permette al ragazzo di passare dal mondo delle giovanili a quello dei grandi, garantendo alla prima squadra un bacino di atleti pronti, formati e, soprattutto, legati all’identità del club.
Il coraggio del Melas: una scelta “pura”
In un contesto in cui la tendenza è la ricerca del risultato immediato, l’ASD Melas di Sammy Zullo ha deciso di andare controcorrente. La società di Santa Lucia del Mela, protagonista di un ottimo percorso in Prima Categoria, pur non avendo l’obbligo federale di iscrivere una squadra Under 19, ha scelto di farlo. È quella che potremmo definire una “società pura”: non guidata dalla necessità di scendere in campo per obbligo, ma dalla volontà progettuale di costruire qualcosa che resti. L’iscrizione al campionato provinciale Under 19 rappresenta per il Melas un atto di coraggio e di visione. Significa aver compreso che, senza una base solida, ogni vittoria o promozione rischia di trasformarsi in una parentesi effimera, destinata a chiudersi al primo soffio di vento contrario.
La guida tecnica: competenza al servizio dei giovani
Per dare sostanza a questo progetto, il patron Zullo ha puntato su una figura di spessore: Angelo Caragliano. Con un passato importante sulle panchine di Monforte San Giorgio, Don Peppino Cutropia, Valle del Mela, Merì e Milazzo, Caragliano non è solo un allenatore, ma un conoscitore profondo del calcio dilettantistico siciliano.
Affidare a lui il nuovo corso dell’Under 19 del Melas è un segnale chiaro: la società non vuole solo partecipare, vuole formare. Vuole che quei ragazzi, crescendo, diventino il cuore pulsante del Melas del domani, evitando che il talento locale debba migrare altrove per trovare spazio e considerazione.
Verso un nuovo modello : la crisi del calcio siciliano non si risolverà certo con una singola iniziativa, ma è da esempi come quello del Melas che bisogna ripartire. La vera emergenza in Sicilia non è più la categoria di appartenenza, ma la capacità di dare continuità ai sogni.
Costruire un settore giovanile solido, investire sulla formazione dei ragazzi e credere nel territorio: è questa l’unica strada percorribile per trasformare una stagione calcistica da semplice “parentesi” in un percorso di crescita duraturo. Il Melas, in questa stagione, ha deciso di tracciare la rotta. Ora spetta ad altri club capire che il futuro non si costruisce solo comprando il cartellino del momento, ma coltivando il talento che cresce in casa. Perché, come ci insegna la storia recente del nostro calcio, una promozione dura una stagione, ma un progetto serio — e le persone che lo abitano — durano molto di più.








