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Appello al nuovo CdA della Fondazione Lucifero: si rispetti il mandato della Baronessa

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La nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione della Fondazione “Barone Giuseppe Lucifero di S. Nicolò” segna una svolta formale nella gestione dell’ente di Capo Milazzo, ma spalanca interrogativi stringenti sul futuro della storica IPAB. Con l’insediamento dei primi tre componenti nominati dalla Regione Siciliana — il vivaista Salvatore Gitto (designato dal Comune), la dottoressa Simona Milio (esperta di politiche sociali europee, indicata dal Provveditorato) e l’ex Commissario Straordinario Francesco Mangano (in rappresentanza della Regione) — la comunita locale attende ora il completamento dell’organo con i rappresentanti spettanti a Curia e Corte d’Appello di Messina, chiedendo un’inversione di rotta sul piano della trasparenza e della tutela del patrimonio.
Il vincolo testamentario: la Fondazione nasce dall’esecuzione del testamento olografo (30/06/1956) della Baronessa Maria Laura Lucifero, volto a dare seguito alle volontà del padre, Barone Giuseppe Lucifero di S. Nicolò. Inquadramento giuridico: Eretta in Ente Morale con D.P.R. n. 1167/1963 e riconosciuta I.P.A.B. con D.A. n. 673/1987, l’istituzione gode di autonomia patrimoniale sotto la vigilanza dell’Assessorato Regionale alla Famiglia.  Con il patrimonio immobiliare di Capo Milazzo, l’ente garantisce servizi socio-assistenziali ed educativi gratuiti a minori a rischio o disabili.
Dal 2012 l’ente è iscritto ad Avviso Pubblico di Libera e ospita il progetto della “Città dei bambini spensierati” gestito con l’Associazione “Il Giglio”. L’insediamento del CdA avviene in un clima di forte tensione politica ed economica, con evidenti ombre di conflitto di interesse legate alla presenza nel CdA dell’ex commissario straordinario, chiamato oggi a valutare delibere gestionali e indirizzi da lui stesso firmati nel precedente biennio: sofferenza economico-finanziaria.
A differenza di altre realtà commissariate, la Fondazione Lucifero è un ente pienamente attivo che gestisce un patrimonio immobiliare e ambientale di straordinario valore su Capo Milazzo.  In forza del testamento olografo del 1956 della Baronessa Maria Laura Lucifero (in adempimento alle volontà del padre Giuseppe), i beni sono vincolati all’assistenza, all’educazione e alla crescita dei minori, in particolare dei soggetti svantaggiati e con disabilità.  L’ente ospita il progetto “Gigliopoli: un cammino verso l’eccellenza”, punto di riferimento educativo, ecologico e sociale noto come la “Città dei bambini spensierati”, sostenuto nel tempo anche da Libera e Avviso Pubblico.
Nonostante la vitalità dei servizi e l’autonomia patrimoniale, i dati emersi dal recente dibattito nel Consiglio Comunale di Milazzo evidenziano problemi che richiedono risposte immediate: La percentuale di riscossione dei fitti locativi — principale risorsa per finanziare le attività gratuite — è scesa dal 65% (2023) al 31% (2025). Il blocco del versamento di 137.200 euro previsto per l’annualità 2026 all’Associazione “Il Giglio” ha provocato un ricorso per decreto ingiuntivo contro la Fondazione. Si registrano stalli sull’impiego dei fondi PNRR (circa 150 mila euro), aste andate deserte e criticità strutturali, tra cui il parziale crollo del tetto del palazzo di via Marina Garibaldi.
Resta al vaglio la controversa proposta di modifica per ridurre i membri del CdA da 5 a 3 e ampliare il potere di conferimento di consulenze esterne. In un panorama regionale orientato alla liquidazione delle IPAB inattive o in deficit — come stabilito dal recente DDL dell’Assessorato alla Famiglia guidato da Nuccia Albano — la tutela della Fondazione Lucifero richiede un rigido ritorno all’alveo statutario e alle reali intenzioni dei suoi fondatori, scongiurando il rischio che un patrimonio sociale di rara bellezza rimanga ostaggio di logiche commissariali e frammentazioni amministrative.
Fondazione Lucifero non è un’IPAB inattiva, ma una realtà viva, con un patrimonio immenso e progetti attivi sul territorio come Gigliopoli. Il parallelismo con la norma regionale sulla liquidazione rischiava di generare equivoci.
Il decreto dell’Assessore regionale alla Famiglia, Nuccia Albano, ha al momento nominato 3 componenti su 5: Salvatore Gitto (designato dal Sindaco di Milazzo), la dottoressa Simona Milio (indicata dal Provveditorato) e Francesco Mangano. La nomina di Mangano è al centro delle contestazioni: il passaggio diretto da Commissario Straordinario uscente a membro del nuovo CdA per conto della Regione crea una palese sovrapposizione tra chi ha adottato gli atti straordinari negli ultimi due anni e chi oggi è chiamato a gestirli o valutarli in regime ordinario.
Resta aperta la discussione sulla proposta di ridurre il CdA da 5 a 3 membri, eliminando le rappresentanze di Curia e Corte d’Appello. La comunità di Milazzo e le realtà sociali del territorio chiedono ora l’immediato completamento del CdA con i rappresentanti mancanti, affinché la gestione della Fondazione torni a essere trasparente, plurale e rigorosamente fedele al testamento dei Baroni Lucifero.
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La nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione della Fondazione “Barone Giuseppe Lucifero di S. Nicolò” segna una svolta formale nella gestione dell’ente di Capo Milazzo, ma spalanca interrogativi stringenti sul futuro della storica IPAB. Con l’insediamento dei primi tre componenti nominati dalla Regione Siciliana — il vivaista Salvatore Gitto (designato dal Comune), la dottoressa Simona Milio (esperta di politiche sociali europee, indicata dal Provveditorato) e l’ex Commissario Straordinario Francesco Mangano (in rappresentanza della Regione) — la comunita locale attende ora il completamento dell’organo con i rappresentanti spettanti a Curia e Corte d’Appello di Messina, chiedendo un’inversione di rotta sul piano della trasparenza e della tutela del patrimonio.
Il vincolo testamentario: la Fondazione nasce dall’esecuzione del testamento olografo (30/06/1956) della Baronessa Maria Laura Lucifero, volto a dare seguito alle volontà del padre, Barone Giuseppe Lucifero di S. Nicolò. Inquadramento giuridico: Eretta in Ente Morale con D.P.R. n. 1167/1963 e riconosciuta I.P.A.B. con D.A. n. 673/1987, l’istituzione gode di autonomia patrimoniale sotto la vigilanza dell’Assessorato Regionale alla Famiglia.  Con il patrimonio immobiliare di Capo Milazzo, l’ente garantisce servizi socio-assistenziali ed educativi gratuiti a minori a rischio o disabili.
Dal 2012 l’ente è iscritto ad Avviso Pubblico di Libera e ospita il progetto della “Città dei bambini spensierati” gestito con l’Associazione “Il Giglio”. L’insediamento del CdA avviene in un clima di forte tensione politica ed economica, con evidenti ombre di conflitto di interesse legate alla presenza nel CdA dell’ex commissario straordinario, chiamato oggi a valutare delibere gestionali e indirizzi da lui stesso firmati nel precedente biennio: sofferenza economico-finanziaria.
A differenza di altre realtà commissariate, la Fondazione Lucifero è un ente pienamente attivo che gestisce un patrimonio immobiliare e ambientale di straordinario valore su Capo Milazzo.  In forza del testamento olografo del 1956 della Baronessa Maria Laura Lucifero (in adempimento alle volontà del padre Giuseppe), i beni sono vincolati all’assistenza, all’educazione e alla crescita dei minori, in particolare dei soggetti svantaggiati e con disabilità.  L’ente ospita il progetto “Gigliopoli: un cammino verso l’eccellenza”, punto di riferimento educativo, ecologico e sociale noto come la “Città dei bambini spensierati”, sostenuto nel tempo anche da Libera e Avviso Pubblico.
Nonostante la vitalità dei servizi e l’autonomia patrimoniale, i dati emersi dal recente dibattito nel Consiglio Comunale di Milazzo evidenziano problemi che richiedono risposte immediate: La percentuale di riscossione dei fitti locativi — principale risorsa per finanziare le attività gratuite — è scesa dal 65% (2023) al 31% (2025). Il blocco del versamento di 137.200 euro previsto per l’annualità 2026 all’Associazione “Il Giglio” ha provocato un ricorso per decreto ingiuntivo contro la Fondazione. Si registrano stalli sull’impiego dei fondi PNRR (circa 150 mila euro), aste andate deserte e criticità strutturali, tra cui il parziale crollo del tetto del palazzo di via Marina Garibaldi.
Resta al vaglio la controversa proposta di modifica per ridurre i membri del CdA da 5 a 3 e ampliare il potere di conferimento di consulenze esterne. In un panorama regionale orientato alla liquidazione delle IPAB inattive o in deficit — come stabilito dal recente DDL dell’Assessorato alla Famiglia guidato da Nuccia Albano — la tutela della Fondazione Lucifero richiede un rigido ritorno all’alveo statutario e alle reali intenzioni dei suoi fondatori, scongiurando il rischio che un patrimonio sociale di rara bellezza rimanga ostaggio di logiche commissariali e frammentazioni amministrative.
Fondazione Lucifero non è un’IPAB inattiva, ma una realtà viva, con un patrimonio immenso e progetti attivi sul territorio come Gigliopoli. Il parallelismo con la norma regionale sulla liquidazione rischiava di generare equivoci.
Il decreto dell’Assessore regionale alla Famiglia, Nuccia Albano, ha al momento nominato 3 componenti su 5: Salvatore Gitto (designato dal Sindaco di Milazzo), la dottoressa Simona Milio (indicata dal Provveditorato) e Francesco Mangano. La nomina di Mangano è al centro delle contestazioni: il passaggio diretto da Commissario Straordinario uscente a membro del nuovo CdA per conto della Regione crea una palese sovrapposizione tra chi ha adottato gli atti straordinari negli ultimi due anni e chi oggi è chiamato a gestirli o valutarli in regime ordinario.
Resta aperta la discussione sulla proposta di ridurre il CdA da 5 a 3 membri, eliminando le rappresentanze di Curia e Corte d’Appello. La comunità di Milazzo e le realtà sociali del territorio chiedono ora l’immediato completamento del CdA con i rappresentanti mancanti, affinché la gestione della Fondazione torni a essere trasparente, plurale e rigorosamente fedele al testamento dei Baroni Lucifero.
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