BARCELLONA POZZO DI GOTTO – Clamorosa svolta giudiziaria a Barcellona Pozzo di Gotto. Aurelio Coppolino è stato trasferito in carcere a seguito dell’aggravamento della misura cautelare disposto dal Giudice. La decisione è arrivata dopo che l’uomo si era costituito per tre volte in sole cinque ore presso diverse forze dell’ordine. Nel comunicato stampa del suo avvocato Ugo Colonna si legge una dura denuncia per quella che viene definita una «palese violazione dell’articolo 21 della Costituzione».
Le denunce del parlamentare e gli arresti domiciliari
La vicenda nasce dalle ripetute querele presentate negli ultimi due mesi dall’onorevole e avvocato Tommaso Calderone. Al centro dello scontro ci sarebbero le reiterate esternazioni via social di Aurelio Coppolino, caratterizzate da toni di derisione e invettiva, riguardanti presunti fatti a carico del parlamentare. Nel comunicato stampa del suo avvocato Ugo Colonna si legge che, nelle sue denunce, Calderone ha lamentato un forte stato d’ansia e la necessità di farsi accompagnare nei propri spostamenti quotidiani a causa del timore generato da quegli attacchi, a suo dire falsi nel contenuto.
Le accuse di stalking hanno inizialmente portato al sequestro dei canali social e dei dispositivi digitali di Coppolino. Successivamente, poiché l’uomo ha continuato a esprimere il proprio pensiero, sono scattati gli arresti domiciliari. Nel comunicato del legale si afferma che le denunce per stalking avrebbero avuto l’effetto desiderato, ovvero quello di «chiudere la bocca» a Coppolino.
Il nodo dei documenti e le accuse di mafia
Il caso era entrato nel vivo lo scorso 26 Giugno durante l’interrogatorio di garanzia. In quell’occasione, Coppolino aveva sottoposto al Gip e al Pubblico Ministero un faldone di circa 350 pagine contenente annotazioni delle forze dell’ordine e denunce dei Carabinieri rimaste senza seguito. Come si legge nel testo firmato dall’avvocato Colonna, secondo la tesi di Coppolino – iniziata a diffondersi pubblicamente ad Aprile mentre si trovava a Pisa – tali carte dimostrerebbero il ruolo di Calderone come uno dei soggetti che avrebbero agevolato l’affermazione della “nuova” mafia a Barcellona Pozzo di Gotto negli ultimi 15 anni, rendendolo a suo dire «immeritevole di partecipare a competizioni elettorali». La nota della difesa segnala inoltre la presenza di presunte dichiarazioni di collaboratori compiacenti volte a smentire i verbali d’accusa.
Tuttavia, in meno di 24 ore il Giudice ha confermato la misura restrittiva, osservando che la documentazione fornita è «frammentaria» e che mancano sentenze a carico del deputato. Un passaggio di fronte al quale Coppolino – spiega il suo legale nel comunicato – ha inteso che non vi sarebbe da parte dell’Autorità Giudiziaria una reale intenzione di accertare la realtà oggettiva dei fatti.
La reazione e il trasferimento in cella
Le ultime ore sono state concitate: per evitare di «farsi processare nel silenzio», Coppolino si è presentato spontaneamente nel giro di poche ore al Commissariato, in carcere e infine dai Carabinieri. Subito dopo è scattato il provvedimento di traduzione in cella, motivato dal Giudice per tutelare la vittima.
Nel comunicato stampa dell’avvocato Ugo Colonna si legge, infine, una dura riflessione sul caso: «Non è mai successo in Italia che per un reato di opinione, in palese violazione dell’art. 21 Costituzione, un cittadino venga ristretto in carcere». Il legale conclude con l’auspicio che all’interno della struttura penitenziaria non venga vietato a Coppolino «l’utilizzo della penna e della carta per continuare ad esplicitare il suo pensiero».








