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Aurelio Coppolino sospende lo sciopero della fame, ma la sua battaglia prosegue

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Dopo 14 giorni di digiuno e un calo ponderale di circa 12 chili, arriva la sospensione temporanea della protesta. “Una scelta di responsabilità, non una resa. Le istituzioni non si voltino dall’altra parte”.

​Una decisione maturata non per un ripensamento sulle motivazioni della battaglia, né per una resa di fronte ai rischi per la salute, ma per un preciso calcolo di opportunità istituzionale e mediatica.

​”Avrei potuto continuare ancora, ma proseguire in questo particolare periodo dell’anno avrebbe rischiato di trasformarsi in un sacrificio inutile.”

​Con i lavori del Parlamento fermi, le attività giudiziarie a ritmo ridotto e il Paese in pausa estiva, l’attenzione pubblica e istituzionale rischiava di svanire nel silenzio. Da qui la scelta strategica di preservare la propria salute e rinviare l’iniziativa a un momento in cui le istituzioni non potranno invocare distrazioni o assenze.

​Al centro della protesta non vi è la richiesta di scorciatoie o trattamenti di favore, ma un richiamo fermo al principio di trasparenza e imparzialità.

TťCoppolino  chiede þche la documentazione depositata venga analizzata con serietà, senza giudizi preconfezionati.

​Ci sarebbe stata una pronuncia favorevole in un procedimento correlato, accompagnata dalla consegna di atti ritenuti decisivi per la ricostruzione della verità.

​La sospensione del digiuno non segna la resa, ma la ridefinizione della linea d’azione. La battaglia per la verità prosegue attraverso tutti i canali legittimi, democratici e pacifici.

​Tuttavia, il messaggio inviato alle autorità resta netto: se alle parole non seguiranno i fatti e se dovessero prevalere nuovamente il silenzio e la disattenzione, la protesta riprenderà con la stessa determinazione, sempre sotto controllo medico e nel rispetto della dignità personale.

​”Non chiedo che mi si creda sulla parola. Chiedo che si leggano le carte, che si verifichino i fatti e che sia garantita la piena ricerca della verità.”

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Dopo 14 giorni di digiuno e un calo ponderale di circa 12 chili, arriva la sospensione temporanea della protesta. “Una scelta di responsabilità, non una resa. Le istituzioni non si voltino dall’altra parte”.

​Una decisione maturata non per un ripensamento sulle motivazioni della battaglia, né per una resa di fronte ai rischi per la salute, ma per un preciso calcolo di opportunità istituzionale e mediatica.

​”Avrei potuto continuare ancora, ma proseguire in questo particolare periodo dell’anno avrebbe rischiato di trasformarsi in un sacrificio inutile.”

​Con i lavori del Parlamento fermi, le attività giudiziarie a ritmo ridotto e il Paese in pausa estiva, l’attenzione pubblica e istituzionale rischiava di svanire nel silenzio. Da qui la scelta strategica di preservare la propria salute e rinviare l’iniziativa a un momento in cui le istituzioni non potranno invocare distrazioni o assenze.

​Al centro della protesta non vi è la richiesta di scorciatoie o trattamenti di favore, ma un richiamo fermo al principio di trasparenza e imparzialità.

TťCoppolino  chiede þche la documentazione depositata venga analizzata con serietà, senza giudizi preconfezionati.

​Ci sarebbe stata una pronuncia favorevole in un procedimento correlato, accompagnata dalla consegna di atti ritenuti decisivi per la ricostruzione della verità.

​La sospensione del digiuno non segna la resa, ma la ridefinizione della linea d’azione. La battaglia per la verità prosegue attraverso tutti i canali legittimi, democratici e pacifici.

​Tuttavia, il messaggio inviato alle autorità resta netto: se alle parole non seguiranno i fatti e se dovessero prevalere nuovamente il silenzio e la disattenzione, la protesta riprenderà con la stessa determinazione, sempre sotto controllo medico e nel rispetto della dignità personale.

​”Non chiedo che mi si creda sulla parola. Chiedo che si leggano le carte, che si verifichino i fatti e che sia garantita la piena ricerca della verità.”

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