Dopo 14 giorni di digiuno e un calo ponderale di circa 12 chili, arriva la sospensione temporanea della protesta. “Una scelta di responsabilità, non una resa. Le istituzioni non si voltino dall’altra parte”.
Una decisione maturata non per un ripensamento sulle motivazioni della battaglia, né per una resa di fronte ai rischi per la salute, ma per un preciso calcolo di opportunità istituzionale e mediatica.
”Avrei potuto continuare ancora, ma proseguire in questo particolare periodo dell’anno avrebbe rischiato di trasformarsi in un sacrificio inutile.”
Con i lavori del Parlamento fermi, le attività giudiziarie a ritmo ridotto e il Paese in pausa estiva, l’attenzione pubblica e istituzionale rischiava di svanire nel silenzio. Da qui la scelta strategica di preservare la propria salute e rinviare l’iniziativa a un momento in cui le istituzioni non potranno invocare distrazioni o assenze.
Al centro della protesta non vi è la richiesta di scorciatoie o trattamenti di favore, ma un richiamo fermo al principio di trasparenza e imparzialità.
TťCoppolino chiede þche la documentazione depositata venga analizzata con serietà, senza giudizi preconfezionati.
Ci sarebbe stata una pronuncia favorevole in un procedimento correlato, accompagnata dalla consegna di atti ritenuti decisivi per la ricostruzione della verità.
La sospensione del digiuno non segna la resa, ma la ridefinizione della linea d’azione. La battaglia per la verità prosegue attraverso tutti i canali legittimi, democratici e pacifici.
Tuttavia, il messaggio inviato alle autorità resta netto: se alle parole non seguiranno i fatti e se dovessero prevalere nuovamente il silenzio e la disattenzione, la protesta riprenderà con la stessa determinazione, sempre sotto controllo medico e nel rispetto della dignità personale.
”Non chiedo che mi si creda sulla parola. Chiedo che si leggano le carte, che si verifichino i fatti e che sia garantita la piena ricerca della verità.”








