Si terrà domani 10 marzo 2026, alle 10.30, presso il Commissariato Sezionale Messina Nord della Questura di Messina, la cerimonia dedicata ad Omayma Benghaloum, vittima nel 2005 di femminicidio.
Nel corso della cerimonia si procederà al ripristino dell’installazione a lei dedicata nel 2007 e collocata negli stessi locali dell’Ufficio Immigrazione, dove Omayma Benghaloum ha per lungo tempo collaborato con la Polizia di Stato in qualità di mediatrice culturale.
L’installazione, realizzata nell’ambito della campagna contro la violenza di genere “Posto occupato”, ideata da Maria Andaloro, rappresenta il posto rimasto vacante, lo spazio che la vittima occupava nella società civile e che simbolicamente, grazie a questa iniziativa, ha continuato e continuerà ad occupare, monito contro la violenza e ricordo di chi non c’è più.
La tragica vicenda di Omayma Benghaloum, la mediatrice culturale tunisina uccisa a soli 34 anni nel 2015, è stata sottratta all’oblio collettivo grazie al cinema. Con l’uscita del cortometraggio “Omayma – Orme del tempo” nel 2022, la sua storia è diventata un simbolo universale di resistenza contro la violenza di genere e il patriarcato più oscurantista.

Un delitto nato dall’odio di genere
Omayma non fu solo una vittima di femminicidio, ma il bersaglio di una furia scaturita da un pregiudizio arcaico. Il marito, Faouzi Dridi, non le perdonava di aver dato alla luce quattro figlie femmine invece del figlio maschio che desiderava.
Dopo anni di abusi fisici e psicologici, la violenza culminò nell’omicidio a colpi di bastone nella loro casa di Messina. Un fatto di cronaca atroce che, inizialmente, non ricevette l’attenzione mediatica che meritava, ma che trovò finalmente giustizia nel 2017 con la condanna all’ergastolo dell’assassino.
Il film: un ponte tra culture
Diretto da Fabio Schifilliti e prodotto dall’associazione Arknoah di Francesco Torre, il film ha rappresentato un momento di riflessione profonda. Le riprese si sono snodate tra i paesaggi di Messina e Mazara del Vallo, unendo simbolicamente le due sponde del Mediterraneo.
L’attrice tunisina Mariam Al Ferjani, che ha prestato il volto a Omayma, ha descritto l’opera come un modo per “sfidare il tempo”, trasformando il dolore in un ricordo indelebile. Nel cast figuravano anche nomi di rilievo come Hossein Taheri, M’Barka Ben Taleb e la giovane Giulia Migliardi.

L’eredità di Omayma
L’uscita della pellicola ha permesso di accendere i riflettori su un problema endemico, come dichiarato dallo stesso regista durante la produzione: la necessità di politiche concrete per evitare il ripetersi di simili tragedie.
Particolarmente toccante è stata la testimonianza di Esra Dridi, una delle figlie, che ha visto nel film un atto d’amore verso la madre: una donna che, nonostante le sofferenze domestiche, dedicava la sua vita ad aiutare gli altri immigrati nel loro percorso di integrazione.







