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Oltre la presenza: la sfida della responsabilità femminile nelle istituzioni.

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Barcellona Pozzo di Gotto si è fatta palcoscenico di una riflessione necessaria e quanto mai attuale. L’incontro dedicato al ruolo delle donne nelle istituzioni non è stato solo un momento di dibattito, ma un’occasione per interrogarsi sul grado di maturità della nostra società di fronte a un cambiamento non più rimandabile: il passaggio dalla semplice “presenza” alla reale “condivisione di responsabilità”.
L’evento, tenutosi presso il Museo Epicentro di Gala, ha visto la partecipazione dei fondatori Nino Abbate e Salvatore Mostaccio, promotori di questo vitale momento di confronto. A dialogare sul tema, con la sapiente conduzione della Prof.ssa Patrizia Zangla e il contributo della giornalista Valentina Di Salvo, sono state la Prof.ssa Maria Teresa Collica (già Sindaca di Barcellona P.G.) e l’attuale sindaca Maria Angela Scolaro. Spesso il dibattito sulle donne nelle istituzioni si è arenato sulla questione numerica delle quote rosa. L’incontro ha inteso superare questa barriera, spostando il focus dal “quante” al “come” e al “perché”. La vera maturità civica risiede nel riconoscere che la partecipazione femminile non è una concessione, ma un asset strategico per una governance più equilibrata, empatica e lungimirante.
La domanda filo conduttore è chiara: siamo pronti a riconoscere che il potere non è un gioco a somma zero, ma una responsabilità da esercitare insieme?
Dalle riflessioni emerse, si delineano tre pilastri fondamentali per il futuro delle istituzioni locali:
  • Dalla rappresentanza alla competenza: È necessario valorizzare le professionalità femminili per la capacità di visione e la sensibilità amministrativa, non per dovere di cronaca.
  • Il superamento dei pregiudizi: La responsabilità condivisa richiede che il tessuto sociale smetta di considerare la donna “ospite” nelle istituzioni. Il cambio di passo culturale parte dal linguaggio per arrivare alle scelte elettorali.
  • La responsabilità come atto collettivo: La maturità è un impegno trasversale. Uomini e donne devono lavorare in sinergia per costruire istituzioni che siano specchio reale della cittadinanza.
Per comprendere dove stiamo andando, dobbiamo guardare da dove veniamo. La partecipazione femminile non è sempre stata una realtà: per secoli, la separazione tra sfera pubblica (maschile) e sfera privata (femminile) è stata una struttura codificata.
Solo nel XX secolo, con la lotta delle suffragette e il diritto di voto (in Italia nel 1946), la donna è passata da “oggetto” a “soggetto” della storia politica. Oggi ci troviamo nel XXI secolo, la fase della “Condivisione di responsabilità”: non basta più “esserci”, occorre influenzare il cambiamento. Quando le donne sono state tenute ai margini, la società ha perso metà della sua capacità di visione.
Se guardiamo oltre le leggi, l’ostacolo più radicato non è normativo, ma architettonico. Le nostre istituzioni sono state progettate su un modello maschile di “disponibilità totale”, quello dell’Eroe Solitario: un decisore che può dedicare tempo ed energia senza vincoli, poiché supportato da una struttura domestica che si occupa di tutto il resto.
Per una donna, entrare in questo sistema significa spesso scontrarsi con il conflitto tra l’essere “professionista impeccabile” e la gestione della vita reale. La sfida non è rendere le donne simili agli uomini, ma cambiare le istituzioni affinché il tempo e la sensibilità di tutti siano considerati una risorsa per il bene comune.
La consegna del Premio Trinacria Circolare 2026 e il calco delle mani rappresentano un riconoscimento che ha segnato un punto di svolta, invitando la cittadinanza a non restare spettatrice passiva. Barcellona Pozzo di Gotto ha dimostrato di voler essere un laboratorio di pensiero attivo.
In chiusura, resta una riflessione aperta per ogni cittadino e amministratore:
  1. Strategia di cambiamento: È più efficace spingere per un’evoluzione culturale attraverso l’esempio quotidiano, o tramite una pressione politica che metta in discussione le modalità attuali di gestione del potere?
  2. La sfida culturale: Qual è, oggi, l’ostacolo più difficile da abbattere per fare in modo che la “responsabilità condivisa” diventi la normalità e non più un tema di dibattito?
La maturità di una società si misura, in ultima analisi, dalla capacità di integrare le diversità come risorse, non come ostacoli.
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Barcellona Pozzo di Gotto si è fatta palcoscenico di una riflessione necessaria e quanto mai attuale. L’incontro dedicato al ruolo delle donne nelle istituzioni non è stato solo un momento di dibattito, ma un’occasione per interrogarsi sul grado di maturità della nostra società di fronte a un cambiamento non più rimandabile: il passaggio dalla semplice “presenza” alla reale “condivisione di responsabilità”.
L’evento, tenutosi presso il Museo Epicentro di Gala, ha visto la partecipazione dei fondatori Nino Abbate e Salvatore Mostaccio, promotori di questo vitale momento di confronto. A dialogare sul tema, con la sapiente conduzione della Prof.ssa Patrizia Zangla e il contributo della giornalista Valentina Di Salvo, sono state la Prof.ssa Maria Teresa Collica (già Sindaca di Barcellona P.G.) e l’attuale sindaca Maria Angela Scolaro. Spesso il dibattito sulle donne nelle istituzioni si è arenato sulla questione numerica delle quote rosa. L’incontro ha inteso superare questa barriera, spostando il focus dal “quante” al “come” e al “perché”. La vera maturità civica risiede nel riconoscere che la partecipazione femminile non è una concessione, ma un asset strategico per una governance più equilibrata, empatica e lungimirante.
La domanda filo conduttore è chiara: siamo pronti a riconoscere che il potere non è un gioco a somma zero, ma una responsabilità da esercitare insieme?
Dalle riflessioni emerse, si delineano tre pilastri fondamentali per il futuro delle istituzioni locali:
  • Dalla rappresentanza alla competenza: È necessario valorizzare le professionalità femminili per la capacità di visione e la sensibilità amministrativa, non per dovere di cronaca.
  • Il superamento dei pregiudizi: La responsabilità condivisa richiede che il tessuto sociale smetta di considerare la donna “ospite” nelle istituzioni. Il cambio di passo culturale parte dal linguaggio per arrivare alle scelte elettorali.
  • La responsabilità come atto collettivo: La maturità è un impegno trasversale. Uomini e donne devono lavorare in sinergia per costruire istituzioni che siano specchio reale della cittadinanza.
Per comprendere dove stiamo andando, dobbiamo guardare da dove veniamo. La partecipazione femminile non è sempre stata una realtà: per secoli, la separazione tra sfera pubblica (maschile) e sfera privata (femminile) è stata una struttura codificata.
Solo nel XX secolo, con la lotta delle suffragette e il diritto di voto (in Italia nel 1946), la donna è passata da “oggetto” a “soggetto” della storia politica. Oggi ci troviamo nel XXI secolo, la fase della “Condivisione di responsabilità”: non basta più “esserci”, occorre influenzare il cambiamento. Quando le donne sono state tenute ai margini, la società ha perso metà della sua capacità di visione.
Se guardiamo oltre le leggi, l’ostacolo più radicato non è normativo, ma architettonico. Le nostre istituzioni sono state progettate su un modello maschile di “disponibilità totale”, quello dell’Eroe Solitario: un decisore che può dedicare tempo ed energia senza vincoli, poiché supportato da una struttura domestica che si occupa di tutto il resto.
Per una donna, entrare in questo sistema significa spesso scontrarsi con il conflitto tra l’essere “professionista impeccabile” e la gestione della vita reale. La sfida non è rendere le donne simili agli uomini, ma cambiare le istituzioni affinché il tempo e la sensibilità di tutti siano considerati una risorsa per il bene comune.
La consegna del Premio Trinacria Circolare 2026 e il calco delle mani rappresentano un riconoscimento che ha segnato un punto di svolta, invitando la cittadinanza a non restare spettatrice passiva. Barcellona Pozzo di Gotto ha dimostrato di voler essere un laboratorio di pensiero attivo.
In chiusura, resta una riflessione aperta per ogni cittadino e amministratore:
  1. Strategia di cambiamento: È più efficace spingere per un’evoluzione culturale attraverso l’esempio quotidiano, o tramite una pressione politica che metta in discussione le modalità attuali di gestione del potere?
  2. La sfida culturale: Qual è, oggi, l’ostacolo più difficile da abbattere per fare in modo che la “responsabilità condivisa” diventi la normalità e non più un tema di dibattito?
La maturità di una società si misura, in ultima analisi, dalla capacità di integrare le diversità come risorse, non come ostacoli.
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