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Sicilia più anziana: tanti nonni e sempre meno nipoti

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In Sicilia ci sono più nonni che nipoti, sempre meno vagiti e più lamenti di persone anziane. In soli cinque anni i neonati residenti nell’Isola sono calati di oltre cinquemila unità. Secondo la fotografia Istat al 1 gennaio 2026 erano 32.328 (dato stimato, non definitivo), nel 2020, agli albori della pandemia, se ne contavano 37.683. Ma si conferma il dato relativo al sesso: nonostante la popolazione sia in maggioranza donna, nascono più maschi che femmine. Non ci sono più gli uomini prolifici d’un tempo e questo vale per tutte le nove province siciliane, nessuna esclusa. Il mito del maschio latino resisterà probabilmente soltanto sotto le lenzuola, ma non si vedono più tanto i frutti di questa piacevole attività. Complici, probabilmente, anche donne sempre meno attratte dall’idea della maternità.

Analizzando più nel dettaglio il dato dei neonati residenti in Sicilia, emerge subito che, come è logico che sia per numero di abitanti, la maggior parte risiede a Palermo (8.448 nel 2026) dove si registra un calo di oltre 1.700 unità rispetto al 2020. Segue a ruota Catania (7.683), che contiene il calo a poco più di 1.300 unità, mentre sul gradino più basso del podio, piuttosto staccata, si colloca Messina con soli 3.488 neonati al 1 gennaio di quest’anno, vale a dire circa 700 in meno rispetto a prima del Covid. Contrazioni decisamente più contenute nelle altre province siciliane, dove il maggior numero di culle si conta a Trapani (2.760), in calo di circa 320 unità rispetto a cinque anni fa. Tiene bene Agrigento (2.750), che nello stesso periodo perde soltanto 252 piccoli.

Più maschi che femmine in tutte le province? Si e la forbice tra fiocchi azzurri e rosa è più ampia a Catania (257 maschietti in più), seguita da Palermo (144), Agrigento (116), Trapani (106) e Messina (98). Nelle altre province la differenza è più contenuta, attestandosi sulla cinquantina di unità.

Il calo generalizzato che ormai si perpetua nel tempo, fa ancora più impressione se si analizza il totale dei minorenni che abitano oggi in Sicilia, 747.746, contro gli 814.527 del 1 gennaio 2020, vale a dire 66.781 ragazzi in meno, con una media della contrazione pari a oltre diecimila l’anno. Più nonni che nipoti? Si, è proprio così. La popolazione di età compresa fra i 70 e i 90 anni in Sicilia al 1 gennaio 2026 è pari a 792.940 persone, dato che supera di oltre 45.000 unità quello dei ragazzi che non hanno ancora l’età per la patente. Popolazione che invecchia, dunque, con una curva decisamente crescente. E con tutti i problemi che ne derivano sul piano sociale. Ma non è facile risalire alle motivazioni che stanno alla base di scelte che non contemplano il desiderio di diventare mamme e papà. Di certo, in maniera ancor più marcata in Sicilia dove il sostegno familiare è decisamente più presente che altrove, non è più molto credibile la leggenda metropolitana della mancanza di servizi e neppure quella dei problemi di carattere lavorativo. Sembra più, o solo, una questione di scelte di vita.

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In Sicilia ci sono più nonni che nipoti, sempre meno vagiti e più lamenti di persone anziane. In soli cinque anni i neonati residenti nell’Isola sono calati di oltre cinquemila unità. Secondo la fotografia Istat al 1 gennaio 2026 erano 32.328 (dato stimato, non definitivo), nel 2020, agli albori della pandemia, se ne contavano 37.683. Ma si conferma il dato relativo al sesso: nonostante la popolazione sia in maggioranza donna, nascono più maschi che femmine. Non ci sono più gli uomini prolifici d’un tempo e questo vale per tutte le nove province siciliane, nessuna esclusa. Il mito del maschio latino resisterà probabilmente soltanto sotto le lenzuola, ma non si vedono più tanto i frutti di questa piacevole attività. Complici, probabilmente, anche donne sempre meno attratte dall’idea della maternità.

Analizzando più nel dettaglio il dato dei neonati residenti in Sicilia, emerge subito che, come è logico che sia per numero di abitanti, la maggior parte risiede a Palermo (8.448 nel 2026) dove si registra un calo di oltre 1.700 unità rispetto al 2020. Segue a ruota Catania (7.683), che contiene il calo a poco più di 1.300 unità, mentre sul gradino più basso del podio, piuttosto staccata, si colloca Messina con soli 3.488 neonati al 1 gennaio di quest’anno, vale a dire circa 700 in meno rispetto a prima del Covid. Contrazioni decisamente più contenute nelle altre province siciliane, dove il maggior numero di culle si conta a Trapani (2.760), in calo di circa 320 unità rispetto a cinque anni fa. Tiene bene Agrigento (2.750), che nello stesso periodo perde soltanto 252 piccoli.

Più maschi che femmine in tutte le province? Si e la forbice tra fiocchi azzurri e rosa è più ampia a Catania (257 maschietti in più), seguita da Palermo (144), Agrigento (116), Trapani (106) e Messina (98). Nelle altre province la differenza è più contenuta, attestandosi sulla cinquantina di unità.

Il calo generalizzato che ormai si perpetua nel tempo, fa ancora più impressione se si analizza il totale dei minorenni che abitano oggi in Sicilia, 747.746, contro gli 814.527 del 1 gennaio 2020, vale a dire 66.781 ragazzi in meno, con una media della contrazione pari a oltre diecimila l’anno. Più nonni che nipoti? Si, è proprio così. La popolazione di età compresa fra i 70 e i 90 anni in Sicilia al 1 gennaio 2026 è pari a 792.940 persone, dato che supera di oltre 45.000 unità quello dei ragazzi che non hanno ancora l’età per la patente. Popolazione che invecchia, dunque, con una curva decisamente crescente. E con tutti i problemi che ne derivano sul piano sociale. Ma non è facile risalire alle motivazioni che stanno alla base di scelte che non contemplano il desiderio di diventare mamme e papà. Di certo, in maniera ancor più marcata in Sicilia dove il sostegno familiare è decisamente più presente che altrove, non è più molto credibile la leggenda metropolitana della mancanza di servizi e neppure quella dei problemi di carattere lavorativo. Sembra più, o solo, una questione di scelte di vita.

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