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Tempesta su Gigliopoli: il Commissario Mangano rivendica il “miracolo”, ma è scontro totale con il territorio

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Milazzo (ME) – Doveva essere un tavolo di confronto e trasparenza sul futuro di uno dei presidi educativi e sociali più importanti di Capo Milazzo. Si è trasformato, invece, in un ring dialettico tesissimo. La conferenza stampa convocata dal Commissario Straordinario Regionale della Fondazione Barone Giuseppe Lucifero di S. Nicolò, il ragioniere Francesco Mangano, ha certificato la frattura profonda tra il vertice dell’ente e il tessuto sociale milazzese.
L’incontro, indetto per replicare a un articolo della Gazzetta del Sud dal titolo eloquente (“Giù le mani da Gigliopoli”), ha visto il Commissario – il cui mandato scadrà il prossimo 30 giugno 2026 – impegnato in una strenua difesa della propria gestione, rivendicando meriti economici che però non convincono i detrattori.
Il “miracolo” del bilancio e le ombre sul progetto Per oltre tre quarti d’ora, Mangano ha snocciolato i dati della sua governance, presentandosi come il salvatore di un’Ipab (Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza) altrimenti destinata al collasso:
«Una su 56 tra le Ipab rimane in vita e la Fondazione Lucifero è una di queste. Questa struttura è stata salvata grazie a un miracolo gestionale».
A supporto del “miracolo”, il Commissario ha esibito un disavanzo di gestione ridotto a soli 9 mila euro. Una cifra record che ha però sollevato un interrogativo immediato tra i presenti: questo quasi-pareggio è il risultato del mancato versamento dei fondi dovuti al progetto Gigliopoli?
Un dubbio alimentato dal decreto ingiuntivo che pende sulla Fondazione e su cui Mangano ha preferito glissare, trincerandosi dietro il segreto istruttorio e irritandosi di fronte alle insistenze dei giornalisti: «I fatti di contabilità sono ben altre cose e non c’entrano nulla con il progetto».
Nel disegnare il futuro dell’ente, il Commissario ha annunciato nuove interlocuzioni e protocolli di coprogettazione con grandi colossi nazionali come Angelini Pharma, A2A e Mediterranea. Realtà che, secondo la platea, appaiono sideralmente distanti dalla filosofia pedagogica e ambientale che ha caratterizzato Gigliopoli fino a oggi.
Lo strappo: «Il progetto è nostro, l’Associazione può andare altrove» Il momento di massima frizione si è consumato sulla paternità di Gigliopoli. Nonostante le dichiarazioni di affetto iniziali («I ragazzi di Gigliopoli sono miei amici»), Mangano ha tracciato una linea di demarcazione netta e invalicabile con l’Associazione “Il Giglio”, l’ente che da oltre vent’anni gestisce sul campo la struttura: Secondo il Commissario, sebbene il progetto sia stato ideato dall’associazione, la paternità legale e morale è della Fondazione, che lo ha fatto proprio.  Mangano ha dichiarato apertamente che a dover andare via è l’associazione, non il format. «Il progetto è bellissimo ma lo possono fare tutti. Se l’associazione è brava, può replicare il proprio operato ovunque, anche altrove».
Lo scontro sui “bambini invisibili”
La tensione è salita alle stelle quando il Commissario ha parlato di una presunta mancanza di trasparenza sui nomi e cognomi dei minori disagiati che usufruiscono dei servizi di Milazzo, definendoli “bambini invisibili”.
La replica della platea è stata immediata e vibrante. Saverio Todaro, cresciuto proprio all’interno della struttura, ha risposto duramente: «Io non sarei qui oggi a impegnarmi in questo modo se Gigliopoli non mi avesse cresciuto. Io ho un nome e un cognome, e come il mio posso farne altri cento». Dalla platea è stato inoltre fatto notare un vizio di forma nell’accusa del Commissario: le iscrizioni e i registri dei minori sono gestiti direttamente dagli uffici della Fondazione, non dall’associazione.
La mobilitazione del terzo settore: di fronte al rischio concreto di veder smantellata un’eccellenza che unisce educazione, disabilità, inclusione sociale e tutela ambientale (dalla fattoria didattica agli orti biologici a Km 0), la risposta del territorio è stata compatta.
Un cartello imponente di associazioni locali (tra cui LUTE Milazzo, AltalenaliberA, Italia Nostra, Civico 6, Cooperativa Utopia e diverse sigle politiche e sociali) ha firmato un documento congiunto contro gli ultimi atti della Fondazione (in particolare le delibere di giugno e l’atto di citazione del 15 giugno 2026).
Claudio Graziano (LUTE), parlando a nome della rete territoriale, ha ribadito come Gigliopoli sia la piena attuazione delle storiche volontà testamentarie del Barone Lucifero e ha annunciato una stagione di forte mobilitazione popolare: «Nessuno può consentire che una simile e rara eccellenza educativa possa scomparire».
La conferenza si è chiusa senza risposte certe, ma con molte nubi all’orizzonte. Con il mandato del Commissario Mangano agli sgoccioli (30 giugno) e una battaglia legale e sociale appena iniziata, il destino di Capo Milazzo e del suo presidio educativo più prezioso resta un enorme punto interrogativo. Il territorio chiede a gran voce la continuità; la Fondazione risponde con i bilanci e nuovi partner industriali. La partita per Gigliopoli è tutt’altro che chiusa.
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Milazzo (ME) – Doveva essere un tavolo di confronto e trasparenza sul futuro di uno dei presidi educativi e sociali più importanti di Capo Milazzo. Si è trasformato, invece, in un ring dialettico tesissimo. La conferenza stampa convocata dal Commissario Straordinario Regionale della Fondazione Barone Giuseppe Lucifero di S. Nicolò, il ragioniere Francesco Mangano, ha certificato la frattura profonda tra il vertice dell’ente e il tessuto sociale milazzese.
L’incontro, indetto per replicare a un articolo della Gazzetta del Sud dal titolo eloquente (“Giù le mani da Gigliopoli”), ha visto il Commissario – il cui mandato scadrà il prossimo 30 giugno 2026 – impegnato in una strenua difesa della propria gestione, rivendicando meriti economici che però non convincono i detrattori.
Il “miracolo” del bilancio e le ombre sul progetto Per oltre tre quarti d’ora, Mangano ha snocciolato i dati della sua governance, presentandosi come il salvatore di un’Ipab (Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza) altrimenti destinata al collasso:
«Una su 56 tra le Ipab rimane in vita e la Fondazione Lucifero è una di queste. Questa struttura è stata salvata grazie a un miracolo gestionale».
A supporto del “miracolo”, il Commissario ha esibito un disavanzo di gestione ridotto a soli 9 mila euro. Una cifra record che ha però sollevato un interrogativo immediato tra i presenti: questo quasi-pareggio è il risultato del mancato versamento dei fondi dovuti al progetto Gigliopoli?
Un dubbio alimentato dal decreto ingiuntivo che pende sulla Fondazione e su cui Mangano ha preferito glissare, trincerandosi dietro il segreto istruttorio e irritandosi di fronte alle insistenze dei giornalisti: «I fatti di contabilità sono ben altre cose e non c’entrano nulla con il progetto».
Nel disegnare il futuro dell’ente, il Commissario ha annunciato nuove interlocuzioni e protocolli di coprogettazione con grandi colossi nazionali come Angelini Pharma, A2A e Mediterranea. Realtà che, secondo la platea, appaiono sideralmente distanti dalla filosofia pedagogica e ambientale che ha caratterizzato Gigliopoli fino a oggi.
Lo strappo: «Il progetto è nostro, l’Associazione può andare altrove» Il momento di massima frizione si è consumato sulla paternità di Gigliopoli. Nonostante le dichiarazioni di affetto iniziali («I ragazzi di Gigliopoli sono miei amici»), Mangano ha tracciato una linea di demarcazione netta e invalicabile con l’Associazione “Il Giglio”, l’ente che da oltre vent’anni gestisce sul campo la struttura: Secondo il Commissario, sebbene il progetto sia stato ideato dall’associazione, la paternità legale e morale è della Fondazione, che lo ha fatto proprio.  Mangano ha dichiarato apertamente che a dover andare via è l’associazione, non il format. «Il progetto è bellissimo ma lo possono fare tutti. Se l’associazione è brava, può replicare il proprio operato ovunque, anche altrove».
Lo scontro sui “bambini invisibili”
La tensione è salita alle stelle quando il Commissario ha parlato di una presunta mancanza di trasparenza sui nomi e cognomi dei minori disagiati che usufruiscono dei servizi di Milazzo, definendoli “bambini invisibili”.
La replica della platea è stata immediata e vibrante. Saverio Todaro, cresciuto proprio all’interno della struttura, ha risposto duramente: «Io non sarei qui oggi a impegnarmi in questo modo se Gigliopoli non mi avesse cresciuto. Io ho un nome e un cognome, e come il mio posso farne altri cento». Dalla platea è stato inoltre fatto notare un vizio di forma nell’accusa del Commissario: le iscrizioni e i registri dei minori sono gestiti direttamente dagli uffici della Fondazione, non dall’associazione.
La mobilitazione del terzo settore: di fronte al rischio concreto di veder smantellata un’eccellenza che unisce educazione, disabilità, inclusione sociale e tutela ambientale (dalla fattoria didattica agli orti biologici a Km 0), la risposta del territorio è stata compatta.
Un cartello imponente di associazioni locali (tra cui LUTE Milazzo, AltalenaliberA, Italia Nostra, Civico 6, Cooperativa Utopia e diverse sigle politiche e sociali) ha firmato un documento congiunto contro gli ultimi atti della Fondazione (in particolare le delibere di giugno e l’atto di citazione del 15 giugno 2026).
Claudio Graziano (LUTE), parlando a nome della rete territoriale, ha ribadito come Gigliopoli sia la piena attuazione delle storiche volontà testamentarie del Barone Lucifero e ha annunciato una stagione di forte mobilitazione popolare: «Nessuno può consentire che una simile e rara eccellenza educativa possa scomparire».
La conferenza si è chiusa senza risposte certe, ma con molte nubi all’orizzonte. Con il mandato del Commissario Mangano agli sgoccioli (30 giugno) e una battaglia legale e sociale appena iniziata, il destino di Capo Milazzo e del suo presidio educativo più prezioso resta un enorme punto interrogativo. Il territorio chiede a gran voce la continuità; la Fondazione risponde con i bilanci e nuovi partner industriali. La partita per Gigliopoli è tutt’altro che chiusa.
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