Milazzo- Sarà presentato , giovedi prossimo 21 mggio 2026 , al “Trifiletti , alle ore 18:30, il racconto “Il museo delle favole” di Gina e Nino Pracanica, raccontato dal regista Marco Vitale in un video che raccogliere la storia e le testimonianze dello splendido ritratto di vita e di arte, di Nino Pracanica e Gina Previtera, assieme alla dimostrazione di come la sofferenza possa essere trasmutata in bellezza, e di come la memoria storica, se coltivata con amore e fantasia, diventi un antidoto contro la paura del futuro e del diverso.
L’autore, basandosi sui testi e testimonianze, ha organizzato e sintetizzato i punti chiave di questa bellissima realtà siciliana, mettendo in luce l’alchimia tra storia, artigianato e narrazione.
Il Museo delle Favole è un luogo davvero magico, una gemma nascosta nel panorama culturale siciliano. Non immaginartevi un museo tradizionale con teche fredde e cartellini polverosi; è piuttosto uno spazio vivo, teatrale e sensoriale, dove l’artigianato si fonde con il racconto orale.
Il museo si trova in una location d’eccezione: il monastero delle Benedettine, situato all’interno del monumentale Castello di Milazzo. Il contrasto è potente: la grandiosità e la pietra austera della fortezza più grande della Sicilia racchiudono, al loro interno, questa piccola “capsula del tempo” intima e accogliente, con appena una quarantina di posti a sedere.
Il museo (gestito dal 2002 dall’associazione Imago Vitae) ospita più di duecento opere realizzate interamente a mano da Nino Pracanica e dalla moglie Gina Previtera. La particolarità sta nei materiali e nelle tecniche:
Materiali di recupero: Tutto prende vita da ciò che è stato scartato, a dimostrazione che l’arte può rigenerare la materia.
Tecniche dell’Antico Egitto: Per i supporti lignei e le maschere vengono usati gesso, acqua, tele di lino e colle naturali, seguendo ricette millenarie.
I Pezzi forti: Maschere di personaggi mitologici, storici o fantastici (chiamate Imago), ma anche giocattoli d’altri tempi, manufatti in pelle e antichi strumenti musicali.
Il Museo delle Favole non si visita in silenzio. Il cuore dell’esperienza è l’incontro con Nino Pracanica che, imbracciando il tamburo o facendo vibrare il marranzano (lo scacciapensieri siciliano), trasforma la sala espositiva in un teatro d’altri tempi.
Le favole che racconta non sono intrattenimento per bambini (o meglio, non solo): sono rielaborazioni di miti classici, storie della tradizione siciliana o racconti inventati che toccano figure come Polifemo, Antigone, Saffo, le donne di mare o persino la metafora del cioccolato di Modica.
Per i suoi fondatori, questo spazio ha una missione quasi terapeutica e sociale:
Custodire la memoria: In un mondo che corre veloce, il museo è un argine contro l’oblio. “Chi non conosce il proprio passato, non conoscerà neppure il proprio futuro”, ripete Nino.
Abbattersi i pregiudizi: Attraverso le storie di dominazioni diverse (arabi, normanni, spagnoli), il museo mostra una Sicilia aperta, frutto di un incrocio millenario di culture.
Elogio della fantasia: Usare la favola come uno strumento per sviluppare l’empatia, per comprendere la diversità e per guardare al futuro con speranza, senza averne paura.
Il Castello di Milazzo, con i suoi sette ettari di estensione, è la fortezza più grande della Sicilia. Questo scrigno di storia racchiude le tracce di innumerevoli dominazioni (arabe, normanne, sveve, angioine, aragonesi e spagnole) e ospita al suo interno:
All’interno del monastero delle Benedettine si trova il Museo delle Favole, gestito dal 2002 dall’associazione Imago Vitae. Non è solo uno spazio espositivo, ma una piccola sala teatrale da circa quaranta posti, circondata da oltre duecento opere artigianali realizzate con materiali di recupero.
L’Artigianato Alchemico di Gina e Nino
La coppia studia e applica antiche tecniche di lavorazione (comprese quelle dell’antico Egitto a base di acqua, gesso, colle naturali e tele di lino) per creare:
Maschere (Imago): Personaggi mitologici, storici o di fantasia in cui Nino (che da giovane viveva la solitudine e il trauma della perdita della madre e della libertà in collegio) riusciva a rispecchiare la propria rabbia e tristezza.
Manufatti vari: Strumenti musicali, giocattoli, supporti lignei decorati e manufatti in pelle.
Un riconoscimento d’eccellenza: Nel 2016, questo laboratorio-museo è stato riconosciuto dalla Fondazione Cologni Mestieri D’Arte come una delle cento migliori botteghe italiane.
Nino Pracanica, classe 1945, si definisce un artigiano, artista e cantastorie, ma rifiuta il ruolo di “maestro” accademico. Il suo approccio alla vita e all’arte si fonda su concetti profondi:
Lo svuotamento dell’Ego: Nino distingue la sapienza (presuntuosa) dalla conoscenza (consapevolezza nata dall’esperienza e dalla perdita).
La musica delle emozioni: Nei suoi racconti usa il tamburo e il marranzano. Per lui, lo strumento offre solo una vibrazione, ma è l’emozione umana a farlo suonare davvero.
La funzione della favola: Le storie e i miti servono a conoscere il passato per non avere paura del futuro. Chi non conosce la propria storia è destinato a vivere di incubi.
Dal 1974, Gina Previtera (raffinata pittrice di icone) è la compagna di vita e di arte di Nino. Il loro legame è descritto attraverso una bellissima metafora gastronomica:
A lei Nino ha dedicato nel 2016 il libro Le savoir fare di Gina (a cura di Mimmarosa Barresi), un inno all’amore inteso come un misterioso e inspiegabile processo alchemico che guida ogni cosa e che ha permesso a entrambi di fare della propria vita un’opera d’arte.
Perle del territorio e custodi della cultura autentica da tramandare.
Marco Vitale nel suo film racconta con la produzione di un docufilm la storia de “Il museo delle favole” di Gina e Nino Pracanica. L’appuntamento è per giovedì prossimo 21 maggio al Teatro “Trifiletti” alle 18.30: “
Se vi capita di passare da Milazzo, non è solo una mostra da vedere, ma un’esperienza umana e artistica (riconosciuta non a caso tra le 100 migliori botteghe italiane dalla Fondazione Cologni) in cui lasciarsi trasportare dal suono e dal mito.