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Aeroporti siciliani, l’emergenza Etna riaccende il dibattito: il Movimento Uniti chiede un nuovo scalo nel comprensorio Milazzo-Barcellona

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MILAZZO — «La Sicilia orientale non può continuare a dipendere da un unico scalo e da un vulcano». È l’affondo del Movimento Uniti, che attraverso il portavoce Massimo D’Amore — già consigliere e assessore al Comune di Milazzo — interviene con forza sul caos che da giorni sta paralizzando l’aeroporto di Catania-Fontanarossa a causa dell’attività eruttiva dell’Etna.
Il bilancio della crisi e i costi per il turismo
Le ripetute chiusure dello spazio aereo registrate nei giorni scorsi hanno causato lo stop di centinaia di voli, lasciando a terra migliaia di passeggeri e turisti nel pieno della stagione estiva. Una situazione critica che, secondo le prime stime di Assoesercenti Catania, sta mettendo a rischio decine di milioni di euro di spesa turistica potenziale, evidenziando la fragilità di un sistema di trasporti imperniato su un’unica grande infrastruttura da oltre 12 milioni di passeggeri annui.
Critiche alla gestione dell’emergenza sono arrivate anche dalle opposizioni all’ARS, mentre il dibattito politico si sposta inevitabilmente sul tema della pianificazione a lungo termine.
La proposta: un’infrastruttura strategica sul versante tirrenico
Per il Movimento Uniti la risposta non può essere esclusivamente tampone, ma deve diventare strutturale. Il comprensorio tirrenico-nebroideo, storicamente privo di un’infrastruttura aeroportuale e baricentrico rispetto alle Isole Eolie, necessita di una svolta per riequilibrare i servizi dell’intera regione.
Nel documento si punta l’attenzione su proposte già esistenti, come l’iter avviato per l’Aeroporto Intercontinentale del Mediterraneo (M.I.A.) nell’area compresa tra Milazzo, Merì e Barcellona Pozzo di Gotto: un progetto basato su investimenti interamente privati — stimolati da La Sciara Holding LTD & Partners — che non graverebbe sulle casse pubbliche e che attende l’inserimento nel Piano Nazionale degli Aeroporti da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il movimento precisa tuttavia di guardare a questa ipotesi come alla più avanzata, senza precludere il confronto con altre soluzioni concrete per il territorio.
I nodi dei dirottamenti e l’appello alle istituzioni
Nel mirino di Uniti finisce anche la gestione dei flussi di emergenza e dei dirottamenti verso gli altri scali regionali e calabresi, chiedendo a ENAC e ai gestori maggiore trasparenza sui criteri adottati durante le crisi vulcaniche.
Il comunicato si chiude con una richiesta formale indirizzata a tutti i livelli istituzionali:
  • Al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, di accelerare l’istruttoria per il progetto M.I.A. nel Piano Nazionale degli Aeroporti.
  • Alla Regione Siciliana, di aprire un tavolo di confronto dedicato alle ipotesi di un secondo scalo nella Sicilia orientale e tirrenica, coinvolgendo i Comuni interessati.
  • A ENAC e ai gestori, di garantire piena trasparenza sui criteri di smistamento dei voli.
  • Ai Sindaci e ai Consigli Comunali di Milazzo, Barcellona e Merì, di farsi carico del dossier con iniziative istituzionali mirate a sostenere le istanze del comprensorio, affrancandosi da logiche centralizzate e dai lunghi immobilismi infrastrutturali.
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MILAZZO — «La Sicilia orientale non può continuare a dipendere da un unico scalo e da un vulcano». È l’affondo del Movimento Uniti, che attraverso il portavoce Massimo D’Amore — già consigliere e assessore al Comune di Milazzo — interviene con forza sul caos che da giorni sta paralizzando l’aeroporto di Catania-Fontanarossa a causa dell’attività eruttiva dell’Etna.
Il bilancio della crisi e i costi per il turismo
Le ripetute chiusure dello spazio aereo registrate nei giorni scorsi hanno causato lo stop di centinaia di voli, lasciando a terra migliaia di passeggeri e turisti nel pieno della stagione estiva. Una situazione critica che, secondo le prime stime di Assoesercenti Catania, sta mettendo a rischio decine di milioni di euro di spesa turistica potenziale, evidenziando la fragilità di un sistema di trasporti imperniato su un’unica grande infrastruttura da oltre 12 milioni di passeggeri annui.
Critiche alla gestione dell’emergenza sono arrivate anche dalle opposizioni all’ARS, mentre il dibattito politico si sposta inevitabilmente sul tema della pianificazione a lungo termine.
La proposta: un’infrastruttura strategica sul versante tirrenico
Per il Movimento Uniti la risposta non può essere esclusivamente tampone, ma deve diventare strutturale. Il comprensorio tirrenico-nebroideo, storicamente privo di un’infrastruttura aeroportuale e baricentrico rispetto alle Isole Eolie, necessita di una svolta per riequilibrare i servizi dell’intera regione.
Nel documento si punta l’attenzione su proposte già esistenti, come l’iter avviato per l’Aeroporto Intercontinentale del Mediterraneo (M.I.A.) nell’area compresa tra Milazzo, Merì e Barcellona Pozzo di Gotto: un progetto basato su investimenti interamente privati — stimolati da La Sciara Holding LTD & Partners — che non graverebbe sulle casse pubbliche e che attende l’inserimento nel Piano Nazionale degli Aeroporti da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il movimento precisa tuttavia di guardare a questa ipotesi come alla più avanzata, senza precludere il confronto con altre soluzioni concrete per il territorio.
I nodi dei dirottamenti e l’appello alle istituzioni
Nel mirino di Uniti finisce anche la gestione dei flussi di emergenza e dei dirottamenti verso gli altri scali regionali e calabresi, chiedendo a ENAC e ai gestori maggiore trasparenza sui criteri adottati durante le crisi vulcaniche.
Il comunicato si chiude con una richiesta formale indirizzata a tutti i livelli istituzionali:
  • Al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, di accelerare l’istruttoria per il progetto M.I.A. nel Piano Nazionale degli Aeroporti.
  • Alla Regione Siciliana, di aprire un tavolo di confronto dedicato alle ipotesi di un secondo scalo nella Sicilia orientale e tirrenica, coinvolgendo i Comuni interessati.
  • A ENAC e ai gestori, di garantire piena trasparenza sui criteri di smistamento dei voli.
  • Ai Sindaci e ai Consigli Comunali di Milazzo, Barcellona e Merì, di farsi carico del dossier con iniziative istituzionali mirate a sostenere le istanze del comprensorio, affrancandosi da logiche centralizzate e dai lunghi immobilismi infrastrutturali.
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