Città a misura delle Donne
Giovedi 21 maggio 2016 presso Spazio Muricella Messina, la presentazione del libro “Rita Atria, la settima vittima di via D’Amelio” scritto da Giovanna Cucè e Nadia Furnari, grazie all’ Associazione Antimafie “Rita Atria” per il costante supporto e a Goffredo D’Antona.
Chi era Rita Atria, “la settima vittima di Via D’Amelio”? Ricordata, non solo nelle giornate della legalità e del ricordo delle vittime di mafia, ma il ricordo è sempre vivo grazie a chi la ricorda e la sorella Anna Maria e con Nadia Furnari, cofondatrice dell’associazione antimafie intitolata a Rita Atria, testimone di giustizia che, dopo la strage di Via D’Amelio dove morì il giudice Borsellino con la sua scorta, morì anche lei. Per suicidio? Molte domande sono ancora senza risposta Grazie ad Edizioni Mesogea Culture Mediterranee per aver creduto in questo rinnovato progetto. Dove non arriva, ancora, la Giustizia, può arrivare la Memoria…
Il libro: “Rita Atria, la settima vittima di via D’Amelio” mette in luce la gratitudine di Nadia Furnari (co-autrice e colonna dell’Associazione Antimafie “Rita Atria”) e l’annuncio della casa editrice Edizioni Mesogea per la presentazione in anteprima del volume a Messina, allo Spazio Muricella.
Un lavoro a quattro mani firmato dalla giornalista Giovanna Cucè e da Nadia Furnari, che porta avanti il lavoro di un’intera rete di persone che hanno “remato dietro le quinte”. Il focus è sulla figura di Rita Atria, la testimone di giustizia diciassettenne che si affidò a Paolo Borsellino. La sua morte, avvenuta a Roma il 26 luglio 1992 (appena una settimana dopo la strage di via D’Amelio), venne archiviata come suicidio, ma è ancora avvolta da troppe ombre. Il libro parla esplicitamente di “abbandono di Stato”, definendo Rita la settima vittima (indiretta) della strage di via D’Amelio, e si propone come uno strumento per tentare di riaprire un caso che non può essere considerato chiuso. Il commento finale di Franco Lannino incarna la frustrazione e il desiderio di molti: la consapevolezza che attorno ai tragici fatti del 1992 ci siano ancora troppe verità non dette e storie non approfondite a dovere.
“Dove non arriva, ancora, la Giustizia, può arrivare la Memoria…” Questa frase della Furnari racchiude il senso profondo dell’attivismo e del giornalismo d’inchiesta: quando le aule di tribunale non riescono a fare piena luce, la memoria diventa un atto politico e di resistenza, l’unico modo per non vanificare il sacrificio di chi ha pagato con la vita la ricerca della verità.
figura di Rita Atria, la testimone di giustizia diciassettenne che si affidò a Paolo Borsellino. La sua morte, avvenuta a Roma il 26 luglio 1992 (appena una settimana dopo la strage di via D’Amelio), venne archiviata come suicidio, ma è ancora avvolta da troppe ombre.








