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Taormina, folle corsa tra la folla: il giudice conferma il carcere per Abate e Patera

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TAORMINA – Una scia di violenza, bugie e omissioni di soccorso che solo per puro caso non si è trasformata in tragedia. Restano in carcere Manuel Abate (25 anni) e Vincenzo Patera (24 anni), i due giovani messinesi accusati di tentato omicidio per i fatti avvenuti all’alba dello scorso 2 giugno nei pressi di una nota discoteca di Taormina.

​Il giudice per le indagini preliminari, Salvatore Pugliese, ha convalidato il fermo emesso dal pubblico ministero Fabrizio Monaco, respingendo la tesi della difesa e confermando la massima custodia cautelare. Le motivazioni del GIP delineano una notte di pura follia automobilistica, aggravata dal comportamento successivo degli indagati.

​La dinamica: l’auto usata come un’arma

​Secondo la ricostruzione della Polizia, supportata da numerose testimonianze e da video diventati virali su TikTok, i due giovani si sarebbero messi alla guida dell’auto subito dopo aver preso parte a una rissa (nella quale uno di loro è rimasto lievemente ferito). Da quel momento è scattato il panico sulla strada nazionale:

  • Lo slalom tra la folla: L’auto è stata lanciata a zig-zag a folle velocità tra i passanti.
  • La ragazza “puntata”: Il veicolo è stato indirizzato intenzionalmente contro una ragazza, utilizzandolo quasi come un’arma per spaventarla.
  • L’investimento: Dopo una prima retromarcia e un’inversione, l’auto ha ripreso la corsa sulla stessa traiettoria, travolgendo in pieno un giovane, letteralmente volato in aria sopra il cruscotto.
  • La fuga: I due si sono poi dileguati a tutta velocità verso il casello autostradale della A18, senza prestare alcun soccorso ai feriti.

​Il bilancio finale parla di due ragazzi feriti: uno giudicato guaribile in 7 giorni, l’altro con una prognosi di almeno un mese. Nelle carte del giudice si legge chiaramente che l’esito non è stato letale “solo per fortuna”, smentendo la linea degli indagati che parlava di un semplice “intento di spaventare” la folla.

​Il muro di bugie crollato davanti ai video e ai caselli

​Il tentativo di farla franca e di inquinare le prove è l’altro elemento chiave che ha spinto il giudice a confermare il carcere. Le versioni fornite dai due ventenni sono state definite “totalmente senza fondamento”:

I ruoli e le smentite: Alla guida della vettura si trovava il 25enne Abate, che ha parzialmente ammesso i fatti. Il 24enne Patera ha invece tentato di chiamarsi fuori, dichiarando di essere scappato a piedi dopo un’aggressione subita. Una versione smentita in blocco dai testimoni.

​I due hanno inoltre negato la presenza di altre persone a bordo durante il rientro a Messina. A incastrarli definitivamente, però, sono state le immagini della telecamera di sorveglianza del casello autostradale di Taormina, che ha immortalato distintamente una terza persona all’interno dell’abitacolo, confermando la rete di bugie e coperture.

​L’analisi del GIP: «Disagio giovanile e totale spregiudicatezza»

​Nel provvedimento, il giudice Pugliese non si limita a valutare i fatti di quella notte, ma traccia un profilo sociale preoccupante dei due arrestati, indicativo di un profondo disagio giovanile:

  • ​Entrambi risultano disoccupati e privi di legami stabili con un nucleo familiare.
  • ​Nell’auto è stata rinvenuta una modica quantità di sostanze stupefacenti per uso personale.
  • ​Viene sottolineata l’assoluta mancanza di rimorso: i due non si sono presentati spontaneamente alle Forze dell’Ordine, serbando il silenzio fino al momento in cui la Polizia ha bussato alle loro porte.

​Le indagini proseguono per identificare gli altri passeggeri del veicolo e chiarire ulteriormente i contorni di una notte di “movida selvaggia” che ha rischiato di trasformarsi in una strage.

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TAORMINA – Una scia di violenza, bugie e omissioni di soccorso che solo per puro caso non si è trasformata in tragedia. Restano in carcere Manuel Abate (25 anni) e Vincenzo Patera (24 anni), i due giovani messinesi accusati di tentato omicidio per i fatti avvenuti all’alba dello scorso 2 giugno nei pressi di una nota discoteca di Taormina.

​Il giudice per le indagini preliminari, Salvatore Pugliese, ha convalidato il fermo emesso dal pubblico ministero Fabrizio Monaco, respingendo la tesi della difesa e confermando la massima custodia cautelare. Le motivazioni del GIP delineano una notte di pura follia automobilistica, aggravata dal comportamento successivo degli indagati.

​La dinamica: l’auto usata come un’arma

​Secondo la ricostruzione della Polizia, supportata da numerose testimonianze e da video diventati virali su TikTok, i due giovani si sarebbero messi alla guida dell’auto subito dopo aver preso parte a una rissa (nella quale uno di loro è rimasto lievemente ferito). Da quel momento è scattato il panico sulla strada nazionale:

  • Lo slalom tra la folla: L’auto è stata lanciata a zig-zag a folle velocità tra i passanti.
  • La ragazza “puntata”: Il veicolo è stato indirizzato intenzionalmente contro una ragazza, utilizzandolo quasi come un’arma per spaventarla.
  • L’investimento: Dopo una prima retromarcia e un’inversione, l’auto ha ripreso la corsa sulla stessa traiettoria, travolgendo in pieno un giovane, letteralmente volato in aria sopra il cruscotto.
  • La fuga: I due si sono poi dileguati a tutta velocità verso il casello autostradale della A18, senza prestare alcun soccorso ai feriti.

​Il bilancio finale parla di due ragazzi feriti: uno giudicato guaribile in 7 giorni, l’altro con una prognosi di almeno un mese. Nelle carte del giudice si legge chiaramente che l’esito non è stato letale “solo per fortuna”, smentendo la linea degli indagati che parlava di un semplice “intento di spaventare” la folla.

​Il muro di bugie crollato davanti ai video e ai caselli

​Il tentativo di farla franca e di inquinare le prove è l’altro elemento chiave che ha spinto il giudice a confermare il carcere. Le versioni fornite dai due ventenni sono state definite “totalmente senza fondamento”:

I ruoli e le smentite: Alla guida della vettura si trovava il 25enne Abate, che ha parzialmente ammesso i fatti. Il 24enne Patera ha invece tentato di chiamarsi fuori, dichiarando di essere scappato a piedi dopo un’aggressione subita. Una versione smentita in blocco dai testimoni.

​I due hanno inoltre negato la presenza di altre persone a bordo durante il rientro a Messina. A incastrarli definitivamente, però, sono state le immagini della telecamera di sorveglianza del casello autostradale di Taormina, che ha immortalato distintamente una terza persona all’interno dell’abitacolo, confermando la rete di bugie e coperture.

​L’analisi del GIP: «Disagio giovanile e totale spregiudicatezza»

​Nel provvedimento, il giudice Pugliese non si limita a valutare i fatti di quella notte, ma traccia un profilo sociale preoccupante dei due arrestati, indicativo di un profondo disagio giovanile:

  • ​Entrambi risultano disoccupati e privi di legami stabili con un nucleo familiare.
  • ​Nell’auto è stata rinvenuta una modica quantità di sostanze stupefacenti per uso personale.
  • ​Viene sottolineata l’assoluta mancanza di rimorso: i due non si sono presentati spontaneamente alle Forze dell’Ordine, serbando il silenzio fino al momento in cui la Polizia ha bussato alle loro porte.

​Le indagini proseguono per identificare gli altri passeggeri del veicolo e chiarire ulteriormente i contorni di una notte di “movida selvaggia” che ha rischiato di trasformarsi in una strage.

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