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Centrale di san Filippo del Mela il bivio della transizione: tra il piano A2A e lo spettro del blackout occupazionale

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SAN FILIPPO DEL MELA (ME) – Il conto alla rovescia è già iniziato , la data spartiacque è fissata al 4 giugno 2028, giorno in cui i vecchi gruppi a olio combustibile della centrale termoelettrica di San Filippo del Mela dovranno spegnersi definitivamente, non essendo più compatibili con i futuri limiti emissivi imposti dalla legge.
Ma se sul piano tecnico la transizione verso un polo energetico integrato sembra tracciata, sul fronte sociale ed economico , la Valle del Mela trema, in gioco c’è il futuro di oltre 350 lavoratori tra personale diretto e, soprattutto, un indotto strutturalmente a rischio. La tensione nel territorio è palpabile e le mobilitazioni sindacali (FIOM CGIL, UILM, FIM CISL) si susseguono, culminando nell’annuncio di una mobilitazione  generale dell’indotto. La politica locale e regionale tenta di fare argine, ma la sensazione dei sindacati e di parte dei parlamentari è che si stia navigando a vista, denunciando “l’assenza di un piano industriale organico, strutturato e con investimenti garantiti”.
Il Piano di A2A: dai combustibili fossili all’economia circolare L’impianto, situato a circa 6 km da Milazzo e storicamente attivo dal 1971, è oggi gestito da A2A. La società ha depositato un ambizioso progetto di riqualificazione per trasformare il sito industriale in un hub energetico moderno.
I pilastri della riconversione: Gas ad alta efficienza: è già arrivato il via libera per la Valutazione di Impatto Ambientale per un “peaker” a gas da 110 MW, che affiancherà il progetto di un impianto a ciclo combinato (Ccgt) da 860 MW (le due strutture opereranno in modo indipendente).
Sistemi di accumulo: installazione di stoccaggi elettrochimici per stabilizzare la rete.
Rinnovabili: espansione del fotovoltaico, che andrà a potenziare i due impianti già esistenti sul sito (uno da 265 kW integrato sul tetto e uno a terra da 599 kW a tecnologia CIS).
Economia Circolare: realizzazione di impianti per il trattamento della Frazione Organica dei Rifiuti Solidi Urbani (FORSU) e per la selezione delle plastiche da raccolta differenziata.
Se da un lato i vertici di A2A, durante le audizioni parlamentari alla Commissione per il contrasto degli svantaggi dell’insularità guidata dall’on. Tommaso Calderone, hanno assicurato il mantenimento dei livelli occupazionali diretti convertendoli sulle nuove filiere, dall’altro l’azienda ammette il nodo cruciale: i nuovi impianti, tecnologicamente più avanzati, richiederanno molta meno manutenzione operativa rispetto al passato.
Il paradosso dell’essenzialità e il rischio 2028
Nel frattempo, la centrale resta un pilastro insostituibile. L’autorità ARERA ha infatti confermato lo status di “impianto essenziale” per la sicurezza e la stabilità della rete elettrica siciliana per tutto il 2026. La connessione alla rete nazionale resta sotto la gestione di Terna S.p.A., che certifica l’importanza strategica del sito.
Il paradosso temporale sollevato dai sindacati e dalle forze politiche, come il deputato regionale di Sud Chiama Nord Matteo Sciotto (che ha richiesto un’audizione urgente in III Commissione all’Ars), è chiaro: cosa succederà da qui al 2028?
Senza l’effettivo e immediato avvio dei cantieri per i nuovi impianti, la perdita dello status di essenzialità nel 2028 rischia di tradursi in una chiusura totale senza alternative pronte, lasciando a casa centinaia di famiglie.
«Parliamo di un presidio energetico e industriale strategico per la Sicilia che da decenni garantisce occupazione. È inaccettabile lasciare questa comunità nell’incertezza più assoluta.» ha affrmasto  Matteo Sciotto, Deputato Regionale ARS
La strategia istituzionale: un fronte comune
La mobilitazione istituzionale non nasce oggi, ma segue un percorso lineare iniziato già a novembre 2025 con un Consiglio comunale aperto. Di recente, la Conferenza Permanente dei Capigruppo consiliari di San Filippo del Mela, guidata dal sindaco Gianni Pino e dal presidente del Consiglio Gabriele Saporita, ha blindato una strategia di collaborazione interistituzionale che prevede tre step urgenti:
Coinvolgimento territoriale: estendere il confronto a tutti i Comuni della Valle del Mela.
Tavolo Regionale Permanente: chiedere la convocazione immediata della III Commissione legislativa (Attività produttive) all’ARS per mettere allo stesso tavolo sindacati, Comuni, i vertici di A2A e i tecnici di Terna S.p.A.
Vertice a Roma: Portare il dossier direttamente ai ministeri competenti (MASE) per ottenere garanzie nazionali sulla transizione.
Ambiente sotto controllo, ma il nodo è sociale
Dal punto di vista della sostenibilità ecologica, l’impianto attuale rispetta già i severi requisiti europei (BAT), monitorando h24 le emissioni (tramite sistema SME conforme a norme UNI) e le immissioni al suolo con cinque centraline di qualità dell’aria sparse tra Valdina, San Pier Niceto, Pace del Mela, San Filippo e Milazzo.
La transizione ecologica di San Filippo del Mela, dunque, non è una sfida tecnologica o ambientale — campi in cui i parametri sono già tracciati — ma una sfida interamente sociale. La riconversione industriale della Valle del Mela diventerà il benchmark per capire se la transizione energetica in Sicilia sarà un’opportunità di sviluppo o l’ennesimo deserto occupazionale.
Il futuro occupazionale della centrale di San Filippo del Mela è il vero “nodo gordiano” dell’intera vicenda. Se l’architettura tecnica della transizione energetica è già definita sulla carta, l’impatto sui lavoratori è caratterizzato da forti discrepanze tra le rassicurazioni ufficiali dell’azienda e gli allarmi lanciati dai sindacati e dalla politica locale.Ecco come si prospetta lo scenario occupazionale, diviso tra personale diretto e lavoratori dell’indotto:
1. Personale Diretto (Dipendenti A2A)
Per i dipendenti diretti della centrale, le prospettive sono teoricamente più stabili, ma non prive di sfide adattive:
Le rassicurazioni: nelle audizioni parlamentari, i vertici di A2A hanno confermato l’impegno a mantenere i livelli occupazionali diretti.
Il ricollocamento interno: I lavoratori dovrebbero essere progressivamente assorbiti dalle nuove filiere nate dalla riconversione (la gestione del peaker a gas, i sistemi di accumulo energetico e i nuovi impianti di economia circolare per il trattamento dei rifiuti e della plastica).
Il problema delle competenze: sarà necessario un massiccio piano di reskilling (riqualificazione professionale), poiché gestire un impianto fotovoltaico o di stoccaggio richiede competenze molto diverse rispetto alla conduzione dei vecchi gruppi termoelettrici a olio combustibile.
2. Il dramma dell’Indotto (Oltre 300-350 lavoratori)
È qui che si concentra il vero allarme sociale. L’indotto comprende le ditte terze che si occupano di manutenzione, pulizie, logistica, sicurezza e servizi ausiliari.
Meno manutenzione = meno lavoro: Come ammesso dalla stessa A2A, i nuovi impianti (sia il peaker a gas che le rinnovabili) sono tecnologicamente avanzati e richiedono una manutenzione operativa nettamente inferiore rispetto ai vecchi impianti del 1971.nIl rischio “vuoto temporale”: I sindacati temono che tra la dismissione dei vecchi gruppi (entro giugno 2028) o la perdita della qualifica di “impianto essenziale” e la reale entrata in funzione dei nuovi poli industriali si crei un “buco” temporale di mesi o anni.
Senza cantieri attivi, le aziende dell’indotto rischierebbero il fallimento immediato.
La mappa del rischio occupazionale
Necessità di forte riconversione delle competenze (reskilling)
Assorbimento nei nuovi impianti e nella gestione delle rinnovabili.
Cosa chiedono i sindacati (FIOM, UILM, FIM)?
La mobilitazione e lo sciopero servono a forzare la transizione da semplici “promesse” a vincoli contrattuali.
Le parti sociali chiedono ad A2A e alle istituzioni:
Un Piano Industriale Cronologico: Sapere esattamente quando partiranno i lavori dei nuovi impianti per far coincidere la fine del vecchio ciclo con l’inizio del nuovo, azzerando i tempi morti.
Clausole Sociali di Salvaguardia: Accordi vincolanti che obblighino A2A (e le ditte che vinceranno gli appalti per la costruzione dei nuovi impianti) ad assumere prioritariamente i lavoratori storici dell’indotto di San Filippo del Mela.
Anticipazione degli investimenti: accelerare l’apertura dei cantieri della transizione prima della scadenza fatale del 2028, sfruttando gli anni 2026 e 2027 come rampa di lancio occupazionale.
In sintesi, il futuro occupazionale dipenderà interamente dalla capacità del tavolo interistituzionale (Regione Siciliana, Ministeri e Terna) di legare le autorizzazioni ambientali concesse ad A2A a rigidi e insindacabili vincoli di tenuta sociale sul territorio.
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SAN FILIPPO DEL MELA (ME) – Il conto alla rovescia è già iniziato , la data spartiacque è fissata al 4 giugno 2028, giorno in cui i vecchi gruppi a olio combustibile della centrale termoelettrica di San Filippo del Mela dovranno spegnersi definitivamente, non essendo più compatibili con i futuri limiti emissivi imposti dalla legge.
Ma se sul piano tecnico la transizione verso un polo energetico integrato sembra tracciata, sul fronte sociale ed economico , la Valle del Mela trema, in gioco c’è il futuro di oltre 350 lavoratori tra personale diretto e, soprattutto, un indotto strutturalmente a rischio. La tensione nel territorio è palpabile e le mobilitazioni sindacali (FIOM CGIL, UILM, FIM CISL) si susseguono, culminando nell’annuncio di una mobilitazione  generale dell’indotto. La politica locale e regionale tenta di fare argine, ma la sensazione dei sindacati e di parte dei parlamentari è che si stia navigando a vista, denunciando “l’assenza di un piano industriale organico, strutturato e con investimenti garantiti”.
Il Piano di A2A: dai combustibili fossili all’economia circolare L’impianto, situato a circa 6 km da Milazzo e storicamente attivo dal 1971, è oggi gestito da A2A. La società ha depositato un ambizioso progetto di riqualificazione per trasformare il sito industriale in un hub energetico moderno.
I pilastri della riconversione: Gas ad alta efficienza: è già arrivato il via libera per la Valutazione di Impatto Ambientale per un “peaker” a gas da 110 MW, che affiancherà il progetto di un impianto a ciclo combinato (Ccgt) da 860 MW (le due strutture opereranno in modo indipendente).
Sistemi di accumulo: installazione di stoccaggi elettrochimici per stabilizzare la rete.
Rinnovabili: espansione del fotovoltaico, che andrà a potenziare i due impianti già esistenti sul sito (uno da 265 kW integrato sul tetto e uno a terra da 599 kW a tecnologia CIS).
Economia Circolare: realizzazione di impianti per il trattamento della Frazione Organica dei Rifiuti Solidi Urbani (FORSU) e per la selezione delle plastiche da raccolta differenziata.
Se da un lato i vertici di A2A, durante le audizioni parlamentari alla Commissione per il contrasto degli svantaggi dell’insularità guidata dall’on. Tommaso Calderone, hanno assicurato il mantenimento dei livelli occupazionali diretti convertendoli sulle nuove filiere, dall’altro l’azienda ammette il nodo cruciale: i nuovi impianti, tecnologicamente più avanzati, richiederanno molta meno manutenzione operativa rispetto al passato.
Il paradosso dell’essenzialità e il rischio 2028
Nel frattempo, la centrale resta un pilastro insostituibile. L’autorità ARERA ha infatti confermato lo status di “impianto essenziale” per la sicurezza e la stabilità della rete elettrica siciliana per tutto il 2026. La connessione alla rete nazionale resta sotto la gestione di Terna S.p.A., che certifica l’importanza strategica del sito.
Il paradosso temporale sollevato dai sindacati e dalle forze politiche, come il deputato regionale di Sud Chiama Nord Matteo Sciotto (che ha richiesto un’audizione urgente in III Commissione all’Ars), è chiaro: cosa succederà da qui al 2028?
Senza l’effettivo e immediato avvio dei cantieri per i nuovi impianti, la perdita dello status di essenzialità nel 2028 rischia di tradursi in una chiusura totale senza alternative pronte, lasciando a casa centinaia di famiglie.
«Parliamo di un presidio energetico e industriale strategico per la Sicilia che da decenni garantisce occupazione. È inaccettabile lasciare questa comunità nell’incertezza più assoluta.» ha affrmasto  Matteo Sciotto, Deputato Regionale ARS
La strategia istituzionale: un fronte comune
La mobilitazione istituzionale non nasce oggi, ma segue un percorso lineare iniziato già a novembre 2025 con un Consiglio comunale aperto. Di recente, la Conferenza Permanente dei Capigruppo consiliari di San Filippo del Mela, guidata dal sindaco Gianni Pino e dal presidente del Consiglio Gabriele Saporita, ha blindato una strategia di collaborazione interistituzionale che prevede tre step urgenti:
Coinvolgimento territoriale: estendere il confronto a tutti i Comuni della Valle del Mela.
Tavolo Regionale Permanente: chiedere la convocazione immediata della III Commissione legislativa (Attività produttive) all’ARS per mettere allo stesso tavolo sindacati, Comuni, i vertici di A2A e i tecnici di Terna S.p.A.
Vertice a Roma: Portare il dossier direttamente ai ministeri competenti (MASE) per ottenere garanzie nazionali sulla transizione.
Ambiente sotto controllo, ma il nodo è sociale
Dal punto di vista della sostenibilità ecologica, l’impianto attuale rispetta già i severi requisiti europei (BAT), monitorando h24 le emissioni (tramite sistema SME conforme a norme UNI) e le immissioni al suolo con cinque centraline di qualità dell’aria sparse tra Valdina, San Pier Niceto, Pace del Mela, San Filippo e Milazzo.
La transizione ecologica di San Filippo del Mela, dunque, non è una sfida tecnologica o ambientale — campi in cui i parametri sono già tracciati — ma una sfida interamente sociale. La riconversione industriale della Valle del Mela diventerà il benchmark per capire se la transizione energetica in Sicilia sarà un’opportunità di sviluppo o l’ennesimo deserto occupazionale.
Il futuro occupazionale della centrale di San Filippo del Mela è il vero “nodo gordiano” dell’intera vicenda. Se l’architettura tecnica della transizione energetica è già definita sulla carta, l’impatto sui lavoratori è caratterizzato da forti discrepanze tra le rassicurazioni ufficiali dell’azienda e gli allarmi lanciati dai sindacati e dalla politica locale.Ecco come si prospetta lo scenario occupazionale, diviso tra personale diretto e lavoratori dell’indotto:
1. Personale Diretto (Dipendenti A2A)
Per i dipendenti diretti della centrale, le prospettive sono teoricamente più stabili, ma non prive di sfide adattive:
Le rassicurazioni: nelle audizioni parlamentari, i vertici di A2A hanno confermato l’impegno a mantenere i livelli occupazionali diretti.
Il ricollocamento interno: I lavoratori dovrebbero essere progressivamente assorbiti dalle nuove filiere nate dalla riconversione (la gestione del peaker a gas, i sistemi di accumulo energetico e i nuovi impianti di economia circolare per il trattamento dei rifiuti e della plastica).
Il problema delle competenze: sarà necessario un massiccio piano di reskilling (riqualificazione professionale), poiché gestire un impianto fotovoltaico o di stoccaggio richiede competenze molto diverse rispetto alla conduzione dei vecchi gruppi termoelettrici a olio combustibile.
2. Il dramma dell’Indotto (Oltre 300-350 lavoratori)
È qui che si concentra il vero allarme sociale. L’indotto comprende le ditte terze che si occupano di manutenzione, pulizie, logistica, sicurezza e servizi ausiliari.
Meno manutenzione = meno lavoro: Come ammesso dalla stessa A2A, i nuovi impianti (sia il peaker a gas che le rinnovabili) sono tecnologicamente avanzati e richiedono una manutenzione operativa nettamente inferiore rispetto ai vecchi impianti del 1971.nIl rischio “vuoto temporale”: I sindacati temono che tra la dismissione dei vecchi gruppi (entro giugno 2028) o la perdita della qualifica di “impianto essenziale” e la reale entrata in funzione dei nuovi poli industriali si crei un “buco” temporale di mesi o anni.
Senza cantieri attivi, le aziende dell’indotto rischierebbero il fallimento immediato.
La mappa del rischio occupazionale
Necessità di forte riconversione delle competenze (reskilling)
Assorbimento nei nuovi impianti e nella gestione delle rinnovabili.
Cosa chiedono i sindacati (FIOM, UILM, FIM)?
La mobilitazione e lo sciopero servono a forzare la transizione da semplici “promesse” a vincoli contrattuali.
Le parti sociali chiedono ad A2A e alle istituzioni:
Un Piano Industriale Cronologico: Sapere esattamente quando partiranno i lavori dei nuovi impianti per far coincidere la fine del vecchio ciclo con l’inizio del nuovo, azzerando i tempi morti.
Clausole Sociali di Salvaguardia: Accordi vincolanti che obblighino A2A (e le ditte che vinceranno gli appalti per la costruzione dei nuovi impianti) ad assumere prioritariamente i lavoratori storici dell’indotto di San Filippo del Mela.
Anticipazione degli investimenti: accelerare l’apertura dei cantieri della transizione prima della scadenza fatale del 2028, sfruttando gli anni 2026 e 2027 come rampa di lancio occupazionale.
In sintesi, il futuro occupazionale dipenderà interamente dalla capacità del tavolo interistituzionale (Regione Siciliana, Ministeri e Terna) di legare le autorizzazioni ambientali concesse ad A2A a rigidi e insindacabili vincoli di tenuta sociale sul territorio.
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