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​Barcellona, il caso Coppolino non è ai titoli di coda: la difesa di Colonna riapre il caso.

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Con l’ arresto di Aurelio Coppolino sembrava essersi chiusa una vicenda che aveva caratterizzato tutto il corso della campagna elettorale a Barcellona Pozzo di Gotto.

Prima l’onorevole Calderone e poi l’onorevole Sonia Alfano hanno pubblicato anche su Facebook dei comunicati per dichiarare la sofferenza che loro e le loro famiglie avevano subito e che, finalmente, si era chiusa con il fermo del “colpevole”.

Sì annunciavano anche querele, per quanto improbabili, a chi avrebbe condiviso o anche solo pubblicamente apprezzato i video di Coppolino, che avevano avuto una circolazione che credo mai nessuno in provincia di Messina avesse mai ottenuto.

Anche in giornali locali si profetizzava l’avvento della “redenzione” che i magistrati avrebbero effettuato con il suo arresto, annunciando, come del resto aveva già fatto la Alfano, che sarebbero stati scoperti e coinvolti anche gli illustri suggeritori di Coppolino, lasciando intendere che questi fossero assai importanti. Il martirio di Coppolino sembrava completarsi col “ritiro” dalla scena degli avvocati/politici che lo avevano fino a quel momento sostenuto.

Appariva solo, povero e pazzo, come si suol dire. Poi però la svolta: l’avvocato Ugo Colonna ha deciso di difenderlo e, dal carcere di Biella, dove era detenuto, il “prigioniero” si muove verso il messinese, assistito da chi i fatti di mafia e di antimafia di questo territorio conosce meglio di ogni altro.

Noi non sappiamo dove sia la verità. Se Coppolino sia colpevole di molestie e atti persecutori, o se invece la sua colpa sia solo quella di avere sollevato in parte il sipario delle trame oscure di Barcellona Pozzo di Gotto.

Non è neppure detto che la verità emerga con definitiva chiarezza dal processo. Di sicuro però seguiremo tutte le evoluzioni del caso e siamo convinti che il caso Coppolino non sia affatto ai titoli di coda.

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Con l’ arresto di Aurelio Coppolino sembrava essersi chiusa una vicenda che aveva caratterizzato tutto il corso della campagna elettorale a Barcellona Pozzo di Gotto.

Prima l’onorevole Calderone e poi l’onorevole Sonia Alfano hanno pubblicato anche su Facebook dei comunicati per dichiarare la sofferenza che loro e le loro famiglie avevano subito e che, finalmente, si era chiusa con il fermo del “colpevole”.

Sì annunciavano anche querele, per quanto improbabili, a chi avrebbe condiviso o anche solo pubblicamente apprezzato i video di Coppolino, che avevano avuto una circolazione che credo mai nessuno in provincia di Messina avesse mai ottenuto.

Anche in giornali locali si profetizzava l’avvento della “redenzione” che i magistrati avrebbero effettuato con il suo arresto, annunciando, come del resto aveva già fatto la Alfano, che sarebbero stati scoperti e coinvolti anche gli illustri suggeritori di Coppolino, lasciando intendere che questi fossero assai importanti. Il martirio di Coppolino sembrava completarsi col “ritiro” dalla scena degli avvocati/politici che lo avevano fino a quel momento sostenuto.

Appariva solo, povero e pazzo, come si suol dire. Poi però la svolta: l’avvocato Ugo Colonna ha deciso di difenderlo e, dal carcere di Biella, dove era detenuto, il “prigioniero” si muove verso il messinese, assistito da chi i fatti di mafia e di antimafia di questo territorio conosce meglio di ogni altro.

Noi non sappiamo dove sia la verità. Se Coppolino sia colpevole di molestie e atti persecutori, o se invece la sua colpa sia solo quella di avere sollevato in parte il sipario delle trame oscure di Barcellona Pozzo di Gotto.

Non è neppure detto che la verità emerga con definitiva chiarezza dal processo. Di sicuro però seguiremo tutte le evoluzioni del caso e siamo convinti che il caso Coppolino non sia affatto ai titoli di coda.

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