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Perché Messina non è più il Messina?

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Sono trascorsi anni da quell’entusiasmo trascinante che portava allo stadio fiumi di persone che si identificavano nella squadra della propria terra.

Passione riposta in un cassetto difficile da riaprire constatate le ultime vicissitudini.
Sono altri tempi, ma questo non basta a giustificare un cambio di rotta disastroso.

Allo stadio per portare in alto Messina. La città dello Stretto con la sua Madonnina pronta ad accogliere e a salutare i propri figli. Ed e’ anche questo un punto da analizzare. Quanti ragazzi negli ultimi anni hanno lasciato la Sicilia per cercare occupazione altrove? Tanti. Quanti invece sono tornati? Pochi.

Ma la soluzione non si riduce a questi numeri, che non mentono mai.

Il Messina dopo la serie A targata Franza, non e’ piu’ stato il Messina. Sembra che sulla compagine biancoscudata si sia abbattuto un sortilegio. Se non in rari casi, improvvisazione, dilettantismo, vagabondaggio selvaggio, sciacallaggio, falso attaccamento alla maglia da parte di tanti addetti ai lavori e tanto altro, hanno contribuito tassello dopo tassello a smontare una costruzione che era stata ideata con arguzia sin dai tempi di Scoglio, proseguita con Zeman, ingioiellata dal grande presidente

Aliotta e rifinita dai Franza. Dopo di che il buio , in una città sempre alla ricerca di una identità disciolta durante anni che hanno visto chiudere diverse attività di rilievo, transitare e fermare tram, chiudere la Fiera Campionaria, perdere opere d’arte, uffici e illustri cittadini che raggiunta una miglior vita, non sono stati sostituiti adeguatamente.

E il pallone rotola, rotola senza sapere dove può fermarsi , dove può gonfiare la rete con buchi sempre più grandi.

Chi crede ancora nello sport, ha principalmente fiducia nei giovani, nella vita. Il Messina vuole ancora essere il Messina? Il Messina vuole essere Messina?

La speranza e’ che si torni ad apprezzare le proprie radici, che si capisca che tornare a stringersi la mano dopo la pandemia è una delle fortune più grandi se compiuta con sincerità, infine, che la squadra di calcio rappresenta la città di appartenenza.

Città e società calcistica devono camminare di pari passo per creare un progetto di rinascita, non importa con quale classe politica, ma bisogna capire che proprio il calcio in special modo nel Meridione, può fungere da volano per ottenere determinati traguardi.

Iniziare da questi piccoli dettagli può significare tanto, salire idealmente gradino dopo gradino per raggiungere il campanile del Duomo di Messina per far sventolare una bandiera per troppe volte dimenticata con i colori di Messina e del Messina.

 

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Sono trascorsi anni da quell’entusiasmo trascinante che portava allo stadio fiumi di persone che si identificavano nella squadra della propria terra.

Passione riposta in un cassetto difficile da riaprire constatate le ultime vicissitudini.
Sono altri tempi, ma questo non basta a giustificare un cambio di rotta disastroso.

Allo stadio per portare in alto Messina. La città dello Stretto con la sua Madonnina pronta ad accogliere e a salutare i propri figli. Ed e’ anche questo un punto da analizzare. Quanti ragazzi negli ultimi anni hanno lasciato la Sicilia per cercare occupazione altrove? Tanti. Quanti invece sono tornati? Pochi.

Ma la soluzione non si riduce a questi numeri, che non mentono mai.

Il Messina dopo la serie A targata Franza, non e’ piu’ stato il Messina. Sembra che sulla compagine biancoscudata si sia abbattuto un sortilegio. Se non in rari casi, improvvisazione, dilettantismo, vagabondaggio selvaggio, sciacallaggio, falso attaccamento alla maglia da parte di tanti addetti ai lavori e tanto altro, hanno contribuito tassello dopo tassello a smontare una costruzione che era stata ideata con arguzia sin dai tempi di Scoglio, proseguita con Zeman, ingioiellata dal grande presidente

Aliotta e rifinita dai Franza. Dopo di che il buio , in una città sempre alla ricerca di una identità disciolta durante anni che hanno visto chiudere diverse attività di rilievo, transitare e fermare tram, chiudere la Fiera Campionaria, perdere opere d’arte, uffici e illustri cittadini che raggiunta una miglior vita, non sono stati sostituiti adeguatamente.

E il pallone rotola, rotola senza sapere dove può fermarsi , dove può gonfiare la rete con buchi sempre più grandi.

Chi crede ancora nello sport, ha principalmente fiducia nei giovani, nella vita. Il Messina vuole ancora essere il Messina? Il Messina vuole essere Messina?

La speranza e’ che si torni ad apprezzare le proprie radici, che si capisca che tornare a stringersi la mano dopo la pandemia è una delle fortune più grandi se compiuta con sincerità, infine, che la squadra di calcio rappresenta la città di appartenenza.

Città e società calcistica devono camminare di pari passo per creare un progetto di rinascita, non importa con quale classe politica, ma bisogna capire che proprio il calcio in special modo nel Meridione, può fungere da volano per ottenere determinati traguardi.

Iniziare da questi piccoli dettagli può significare tanto, salire idealmente gradino dopo gradino per raggiungere il campanile del Duomo di Messina per far sventolare una bandiera per troppe volte dimenticata con i colori di Messina e del Messina.

 

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