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Barcellona P.G.: Tre condanne nel processo a Carmelo Bisignano e ai Giardina. Cade l’aggravante mafiosa

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BARCELLONA POZZO DI GOTTO (ME) – Si è concluso davanti al Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto il processo di primo grado a carico di tre imputati. Il collegio giudicante, presieduto dal dott. Antonino Orifici, a latere i giudici Silvia Maria Spina e Maria Cristina Polimeni, ha pronunciato la sentenza di condanna nei confronti di Carmelo Bisignano, Antonino Giardina e Davide Giardina.

​Il Tribunale ha tuttavia escluso l’aggravante del metodo o dell’agevolazione mafiosa (art. 416 bis 1 c.p.) inizialmente contestata, ridisegnando così l’entità delle pene.

​Carmelo Bisignano, difeso dall’avvocato Fabio Repici, è stato condannato alla pena di 4 anni e 7 mesi di reclusione. Per lui è scattata anche l’interdizione dai pubblici uffici per la durata di cinque anni, oltre al pagamento delle spese processuali e di mantenimento in carcere.

​Antonino Giardina, difeso dall’avvocato Giuseppe Calabrò, ha subìto una condanna a 2 anni e 5 mesi di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali e di mantenimento in carcere.

​Davide Giardina, anch’egli assistito dall’avvocato Giuseppe Calabrò,  è stato condannato a 2 anni di reclusione. Per quest’ultimo il Tribunale ha disposto la sospensione condizionale della pena.

​Contestualmente alla sospensione della pena, i giudici hanno dichiarato la perdita di efficacia della misura cautelare per Davide Giardina, ordinandone l’immediata liberazione, se non detenuto per altri reati.

​Per quanto riguarda i beni che erano stati posti sotto sequestro nel corso delle indagini, il Tribunale ha ordinato la confisca complessiva, disponendo però l’esclusione e la restituzione ai legittimi proprietari di diverse posizioni finanziarie e societarie. Tra i beni restituiti figurano il capitale sociale e l’azienda della Pretoria s.r.l., alcuni terreni e l’impianto di frantumazione di proprietà di Antonino Popolo, oltre ad alcuni conti correnti e fidi bancari intestati agli indagati.

​Il Tribunale ha fissato in novanta giorni il termine per il deposito delle motivazioni della sentenza, disponendo nel frattempo la sospensione dei termini di durata delle misure cautelari ancora in corso.

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BARCELLONA POZZO DI GOTTO (ME) – Si è concluso davanti al Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto il processo di primo grado a carico di tre imputati. Il collegio giudicante, presieduto dal dott. Antonino Orifici, a latere i giudici Silvia Maria Spina e Maria Cristina Polimeni, ha pronunciato la sentenza di condanna nei confronti di Carmelo Bisignano, Antonino Giardina e Davide Giardina.

​Il Tribunale ha tuttavia escluso l’aggravante del metodo o dell’agevolazione mafiosa (art. 416 bis 1 c.p.) inizialmente contestata, ridisegnando così l’entità delle pene.

​Carmelo Bisignano, difeso dall’avvocato Fabio Repici, è stato condannato alla pena di 4 anni e 7 mesi di reclusione. Per lui è scattata anche l’interdizione dai pubblici uffici per la durata di cinque anni, oltre al pagamento delle spese processuali e di mantenimento in carcere.

​Antonino Giardina, difeso dall’avvocato Giuseppe Calabrò, ha subìto una condanna a 2 anni e 5 mesi di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali e di mantenimento in carcere.

​Davide Giardina, anch’egli assistito dall’avvocato Giuseppe Calabrò,  è stato condannato a 2 anni di reclusione. Per quest’ultimo il Tribunale ha disposto la sospensione condizionale della pena.

​Contestualmente alla sospensione della pena, i giudici hanno dichiarato la perdita di efficacia della misura cautelare per Davide Giardina, ordinandone l’immediata liberazione, se non detenuto per altri reati.

​Per quanto riguarda i beni che erano stati posti sotto sequestro nel corso delle indagini, il Tribunale ha ordinato la confisca complessiva, disponendo però l’esclusione e la restituzione ai legittimi proprietari di diverse posizioni finanziarie e societarie. Tra i beni restituiti figurano il capitale sociale e l’azienda della Pretoria s.r.l., alcuni terreni e l’impianto di frantumazione di proprietà di Antonino Popolo, oltre ad alcuni conti correnti e fidi bancari intestati agli indagati.

​Il Tribunale ha fissato in novanta giorni il termine per il deposito delle motivazioni della sentenza, disponendo nel frattempo la sospensione dei termini di durata delle misure cautelari ancora in corso.

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