L’accessibilità è un diritto irrinunciabile. Ma quando un’opera pubblica modifica profondamente uno spazio condiviso, è legittimo domandarsi se esistessero soluzioni capaci di conciliare meglio inclusione, funzionalità e tutela dell’agorà. Riceviamo e pubblichiamo il comunicato che di seguito pubblichiamo.
Messina / Castanea delle Furie, 4 agosto 2026
In merito ai lavori di riqualificazione in corso in Piazza SS. Rosario a Castanea delle Furie, nell’ambito del progetto di abbattimento delle barriere architettoniche, sorgono alcune importanti riflessioni e perplessità da parte dei cittadini e dei custodi del territorio sulla funzionalità delle scelte progettuali adottate.

Pur nel massimo rispetto per il lavoro della ditta esecutrice e fiduciosi negli impegni assunti nell’ottobre 2025 durante l’incontro tra il Primo Cittadino e la comunità di Castanea, l’attenzione si concentra oggi sulla nuova rampa per le persone con disabilità in fase di realizzazione.
In quell’incontro pubblico fu chiesta con forza l’eliminazione delle nuove scale e venne proposta una modifica del perimetro — dall’ultimo albero fino all’arco in cemento — per liberare il pianerottolo e agevolare la manovra dei mezzi di soccorso, degli autobus e la viabilità generale.
Oggi, osservando il cantiere, la nuova rampa in costruzione si sviluppa per circa venti passi di lunghezza e quasi due di larghezza: una misura che equivale a circa 40 metri quadrati di spazio pubblico sottratti alla storica Agorà del paese.
Dall’esame della normativa vigente in materia di accessibilità e abbattimento delle barriere architettoniche (D.P.R. 503/1996 e D.M. 236/1989) emerge come negli spazi pubblici sia necessario garantire un accesso continuo e privo di barriere collegato alla viabilità. Un accesso a raso che, nella parte a monte della piazza, esiste già ed è perfettamente fruibile.
La domanda che molti cittadini si pongono, e che questa riflessione intende rilanciare, è se nella progettazione sia stato tenuto sufficientemente conto delle caratteristiche concrete del luogo e delle osservazioni formulate dai cittadini. L’accessibilità non è in discussione: è un diritto che appartiene a tutti. La riflessione riguarda piuttosto la scelta progettuale adottata e la possibilità di raggiungere lo stesso obiettivo preservando gli spazi della piazza. Se lo spazio sottratto non era imposto come obbligo inderogabile dalla normativa, ci si chiede perché realizzare un’opera che finisce per restringere ulteriormente un’area pubblica già limitata, anziché valutare alternative capaci di conciliare accessibilità e tutela degli spazi comuni.
Analoghe riflessioni riguardano anche i lavori in corso nella vicina Piazza San Giovanni Battista, in merito ai giochi e al monumento del 1522.
L’auspicio è che le Istituzioni competenti, a partire dal Presidente della Municipalità e dall’intero Collegio dei Consiglieri, nell’esercizio del loro ruolo di rappresentanza del territorio, promuovano un momento di ascolto e confronto con la cittadinanza. Così come in passato le principali scelte riguardanti la piazza sono state precedute da assemblee pubbliche, anche in questa fase un dialogo aperto con la comunità potrebbe costituire un importante momento di partecipazione democratica e di condivisione delle scelte. All’esito di tale confronto, qualora lo ritengano opportuno, gli organi competenti potranno valutare l’adozione di un atto ufficiale nelle more delle eventuali varianti in corso d’opera.
Per chi considera la piazza il cuore della vita civica, anche un solo metro sottratto rappresenta un atto di “sottrazione democratica”. La piazza, per la sua funzione millenaria, è l’Agorà in cui il popolo si identifica: a Castanea, per secoli, i capi popolo chiamavano a raduno tutte le classi sociali proprio in questo spazio per prendere le decisioni cruciali per la comunità, facendo da ponte con la città di Messina. Quando, alla fine del secolo scorso, l’unica piazza identitaria di Castanea fu sventrata e resa impraticabile per le adunate, fu come infliggere — certamente in modo inconsapevole — un colpo al cuore del popolo, privandolo della possibilità di unirsi e imponendo di fatto un bavaglio alla sua socialità.
L’obiettivo di questa riflessione è contribuire in modo costruttivo e civile al futuro del nostro territorio, nella consapevolezza che prendersi cura degli spazi identitari resta un dovere di tutti.
Le considerazioni espresse nel presente comunicato sono formulate a titolo personale e non intendono rappresentare la posizione della comunità nel suo complesso, ma contribuire al dibattito pubblico su un tema di interesse collettivo.
Giovanni Quartarone
Delegato della Pro Loco dei Casali dei Peloritani per la salvaguardia del patrimonio culturale








