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Cultura e Tradizione a Barcellona Pozzo di Gotto: Grande Successo per la Rassegna di Edizioni Smasher

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 Cultura e Tradizione a Barcellona Pozzo di Gotto: Grande Successo per la Rassegna di Edizioni SmasherVersi, musica e partecipazione: il fiume Longano protagonista della rassegna “Parole al Tramonto”

Barcellona Pozzo di Gotto si conferma un vivace crocevia di cultura e identità territoriale. Nonostante le temperature estive e il caldo torrido, la cittadinanza ha risposto con una straordinaria partecipazione al nuovo appuntamento della rassegna “Parole al Tramonto”, organizzata in stretta collaborazione con la storica Libreria Gutenberg di Giovanni Mazzeo.

Al centro della serata vi è stata la valorizzazione della produzione letteraria locale, grazie alla prestigiosa vetrina offerta da Edizioni Smasher, casa editrice da sempre in prima linea nella promozione del territorio e dei suoi talenti. Momento clou dell’incontro è stata la conversazione dedicata alla raccolta poetica “Rime dal Longano”, opera firmata a quattro mani dagli autori Pietro Maiorana e Sebastiano Bucolo. Rime dal Longano” è un’opera che celebra il legame viscerale con il territorio e le sue radici profondamente radicate nella storia e nel paesaggio fluviale. Il libro  “Rime dal Longano. ( frammenti di un passato dimenticato),  già  presentata a Torino  nel corso della assegna ” maggio 2026″  con abbiamo0  letto dalla stampa Torino Oggi ha riscosso un   grande successo di pubblico, celebrando la memoria e le radici della Sicilia.

Frammenti di un passato dimenticato” recita il sottotitolo,  sono davvero queste poesie,  tessere di un mosaico che non si può più ricomporre per intero, ma che testimoniano la bellezza e la complessità di ciò che è andato perduto. Come i cocci archeologici da cui gli studiosi ricostruiscono antiche civiltà, questi versi ci permettono di intuire i lineamenti di un mondo che ai giovani lettori apparirà forse emblematico quanto l’antica Grecia. Ma i frammenti, ci insegna Walter Benjamin, hanno una potenza che le totalità chiuse non possiedono,  lasciano spazio all’immaginazione, costringono a riflettere, evocano piuttosto che descrivere.

E così queste poesie, lungi dall’essere sepolcri del passato, sono semi per il futuro: seminano interrogativi, dubbi, nostalgie che potrebbero germogliare in forme inattese.
Sebastiano Bucolo e Pietro Maiorana ci consegnano con questi versi un’eredità preziosa. Sta a noi, lettrici e lettori, raccoglierla, custodirla, farla crescere. Perché, come scrive Bucolo in uno dei suoi versi più belli e più amari: «Ogni matina nova / ch’a mia resta / ’mbrazzatu io cu tia / brisciri vurria».
Anche quando tutto sembra perduto, anche quando il fiume è asciutto e i giardini sono coperti di rovi, c’è sempre un’alba possibile, a condizione di non dimenticare. Questo libro è un atto di memoria. E la memoria, ci insegnano questi poeti, non è guardare indietro con nostalgia sterile, ma fondare il futuro sulla coscienza di ciò che siamo stati.

La rassegna di ieri  ha  dato vita a un dialogo appassionato, capace di catturare l’attenzione della platea attraverso il racconto della genesi del libro in grado di  fondere i ricordi d’infanzia legati al fiume con una riflessione più matura sul presente.

Il volume unisce due stili espressivi differenti ma complementari, legati dal comune denominatore dell’identità locale e della memoria storica. Questa sinergia stilistica si traduce in una struttura in cui la musicalità dei versi di Pietro Maiorana si intreccia con l’intensità lirica e introspettiva di Sebastiano Bucolo.

Il dialogo ha così svelato al pubblico non solo la genesi della raccolta, ma anche una profonda complicità intellettuale, mostrando come la poesia possa diventare uno strumento di narrazione collettiva per l’intera comunità del Longano.

È questa dialettica tra denuncia e speranza, tra amarezza e tenerezza, che rende la poesia di Bucolo e Maiorana così autentica. Non c’è mai l’atteggiamento di chi predica dall’esterno o giudica dall’alto: c’è la partecipazione viscerale di chi a quella terra appartiene e per quella terra soffre.

L’incontro si è arricchito di momenti di forte impatto emotivo grazie all’alternanza tra il racconto della genesi dell’opera e la lettura dei testi, che ha permesso ai presenti di percepire la viva voce del territorio attraverso le parole dei suoi poeti. Nel corso del dibattito, gli autori hanno spiegato come i versi scorrano idealmente lungo gli argini del Longano, trasformando il corso d’acqua in un simbolo del tempo che passa e delle tradizioni da preservare. Il pubblico ha potuto apprezzare l’alternanza delle voci poetiche, capaci di evocare immagini nitide del paesaggio e sentimenti universali legati alla propria terra. L’evento si è concluso con la lettura di alcune liriche scelte, che hanno restituito ai presenti la forza espressiva e la musicalità dell’opera, consolidando il valore culturale della manifestazione. A guidare il pubblico tra i versi e le suggestioni del libro è stato il Prof. Nino Biondo, che con la sua consueta erudizione ha stimolato una riflessione profonda sui temi legati al fiume Longano, alla memoria storica e alle radici identitarie della comunità barcellonese. Un connubio perfetto tra poesia, voce e musica popolare La serata non è stata soltanto un momento di analisi letteraria, ma un vero e proprio spettacolo culturale capace di coinvolgere tutti i sensi:  La Prof. Rosaria Fogliani ha regalato al pubblico momenti di grande intensità emotiva, interpretando magistralmente alcuni dei passaggi più significativi della raccolta. La cornice musicale: L’atmosfera si è tinta di tradizioni popolari grazie agli intermezzi musicali curati dal gruppo folk “I Sirinanti”, che hanno saputo fondere il ritmo e la melodia della cultura siciliana con lo spirito della rassegna. Un evento che testimonia, ancora una volta, la vitalità culturale del tessuto barcellonese e la capacità della letteratura locale di aggregare, emozionare e tenere vivo il legame con il proprio territorio.

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 Cultura e Tradizione a Barcellona Pozzo di Gotto: Grande Successo per la Rassegna di Edizioni SmasherVersi, musica e partecipazione: il fiume Longano protagonista della rassegna “Parole al Tramonto”

Barcellona Pozzo di Gotto si conferma un vivace crocevia di cultura e identità territoriale. Nonostante le temperature estive e il caldo torrido, la cittadinanza ha risposto con una straordinaria partecipazione al nuovo appuntamento della rassegna “Parole al Tramonto”, organizzata in stretta collaborazione con la storica Libreria Gutenberg di Giovanni Mazzeo.

Al centro della serata vi è stata la valorizzazione della produzione letteraria locale, grazie alla prestigiosa vetrina offerta da Edizioni Smasher, casa editrice da sempre in prima linea nella promozione del territorio e dei suoi talenti. Momento clou dell’incontro è stata la conversazione dedicata alla raccolta poetica “Rime dal Longano”, opera firmata a quattro mani dagli autori Pietro Maiorana e Sebastiano Bucolo. Rime dal Longano” è un’opera che celebra il legame viscerale con il territorio e le sue radici profondamente radicate nella storia e nel paesaggio fluviale. Il libro  “Rime dal Longano. ( frammenti di un passato dimenticato),  già  presentata a Torino  nel corso della assegna ” maggio 2026″  con abbiamo0  letto dalla stampa Torino Oggi ha riscosso un   grande successo di pubblico, celebrando la memoria e le radici della Sicilia.

Frammenti di un passato dimenticato” recita il sottotitolo,  sono davvero queste poesie,  tessere di un mosaico che non si può più ricomporre per intero, ma che testimoniano la bellezza e la complessità di ciò che è andato perduto. Come i cocci archeologici da cui gli studiosi ricostruiscono antiche civiltà, questi versi ci permettono di intuire i lineamenti di un mondo che ai giovani lettori apparirà forse emblematico quanto l’antica Grecia. Ma i frammenti, ci insegna Walter Benjamin, hanno una potenza che le totalità chiuse non possiedono,  lasciano spazio all’immaginazione, costringono a riflettere, evocano piuttosto che descrivere.

E così queste poesie, lungi dall’essere sepolcri del passato, sono semi per il futuro: seminano interrogativi, dubbi, nostalgie che potrebbero germogliare in forme inattese.
Sebastiano Bucolo e Pietro Maiorana ci consegnano con questi versi un’eredità preziosa. Sta a noi, lettrici e lettori, raccoglierla, custodirla, farla crescere. Perché, come scrive Bucolo in uno dei suoi versi più belli e più amari: «Ogni matina nova / ch’a mia resta / ’mbrazzatu io cu tia / brisciri vurria».
Anche quando tutto sembra perduto, anche quando il fiume è asciutto e i giardini sono coperti di rovi, c’è sempre un’alba possibile, a condizione di non dimenticare. Questo libro è un atto di memoria. E la memoria, ci insegnano questi poeti, non è guardare indietro con nostalgia sterile, ma fondare il futuro sulla coscienza di ciò che siamo stati.

La rassegna di ieri  ha  dato vita a un dialogo appassionato, capace di catturare l’attenzione della platea attraverso il racconto della genesi del libro in grado di  fondere i ricordi d’infanzia legati al fiume con una riflessione più matura sul presente.

Il volume unisce due stili espressivi differenti ma complementari, legati dal comune denominatore dell’identità locale e della memoria storica. Questa sinergia stilistica si traduce in una struttura in cui la musicalità dei versi di Pietro Maiorana si intreccia con l’intensità lirica e introspettiva di Sebastiano Bucolo.

Il dialogo ha così svelato al pubblico non solo la genesi della raccolta, ma anche una profonda complicità intellettuale, mostrando come la poesia possa diventare uno strumento di narrazione collettiva per l’intera comunità del Longano.

È questa dialettica tra denuncia e speranza, tra amarezza e tenerezza, che rende la poesia di Bucolo e Maiorana così autentica. Non c’è mai l’atteggiamento di chi predica dall’esterno o giudica dall’alto: c’è la partecipazione viscerale di chi a quella terra appartiene e per quella terra soffre.

L’incontro si è arricchito di momenti di forte impatto emotivo grazie all’alternanza tra il racconto della genesi dell’opera e la lettura dei testi, che ha permesso ai presenti di percepire la viva voce del territorio attraverso le parole dei suoi poeti. Nel corso del dibattito, gli autori hanno spiegato come i versi scorrano idealmente lungo gli argini del Longano, trasformando il corso d’acqua in un simbolo del tempo che passa e delle tradizioni da preservare. Il pubblico ha potuto apprezzare l’alternanza delle voci poetiche, capaci di evocare immagini nitide del paesaggio e sentimenti universali legati alla propria terra. L’evento si è concluso con la lettura di alcune liriche scelte, che hanno restituito ai presenti la forza espressiva e la musicalità dell’opera, consolidando il valore culturale della manifestazione. A guidare il pubblico tra i versi e le suggestioni del libro è stato il Prof. Nino Biondo, che con la sua consueta erudizione ha stimolato una riflessione profonda sui temi legati al fiume Longano, alla memoria storica e alle radici identitarie della comunità barcellonese. Un connubio perfetto tra poesia, voce e musica popolare La serata non è stata soltanto un momento di analisi letteraria, ma un vero e proprio spettacolo culturale capace di coinvolgere tutti i sensi:  La Prof. Rosaria Fogliani ha regalato al pubblico momenti di grande intensità emotiva, interpretando magistralmente alcuni dei passaggi più significativi della raccolta. La cornice musicale: L’atmosfera si è tinta di tradizioni popolari grazie agli intermezzi musicali curati dal gruppo folk “I Sirinanti”, che hanno saputo fondere il ritmo e la melodia della cultura siciliana con lo spirito della rassegna. Un evento che testimonia, ancora una volta, la vitalità culturale del tessuto barcellonese e la capacità della letteratura locale di aggregare, emozionare e tenere vivo il legame con il proprio territorio.

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