Si riaccendono i riflettori sulla tragica mattinata del 28 gennaio scorso, quando nelle campagne di contrada Caristia, a Montagnareale, si consumò il triplice omicidio dei cacciatori Giuseppe e Devis Pino e di Maurizio Gatani. Dopo settimane di silenzio investigativo, il caso segna un punto di svolta: i carabinieri del RIS di Messina hanno depositato l’esito degli esami balistici e delle perizie scientifiche.
La svolta nelle indagini
Al centro dell’inchiesta resta A.S., l’agricoltore 52enne di Montagnareale, unico indagato a piede libero. Nei prossimi giorni l’uomo è atteso in Procura a Patti per essere sentito dal Procuratore facente funzioni Andrea Apollonio e dalla sostituta procuratrice Roberta Ampolo.
Si tratta di un passaggio cruciale: l’uomo era stato ascoltato nell’immediatezza dei fatti, ma quelle dichiarazioni vennero dichiarate inutilizzabili poiché rese senza l’assistenza di un legale.
In un secondo momento, assistito dai propri avvocati, l’agricoltore aveva scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. Ora, con i risultati delle perizie sul tavolo, la sua posizione potrebbe definirsi ulteriormente.
Il lavoro del RIS e dei carabinieri della Compagnia di Patti è stato meticoloso. Sono stati analizzati:I quattro fucili sequestrati: le armi delle tre vittime e quella del 52enne indagato.
Lo Stub: l’esame volto a rilevare tracce di polvere da sparo su pelle e abbigliamento.
Indumenti e calzature: per verificare compatibilità con il luogo del delitto.
Il “testimone oculare” digitale: di fondamentale importanza potrebbero rivelarsi le immagini registrate dalla telecamera montata sul fucile di una delle vittime, che avrebbe ripreso le fasi concitate della sparatoria.
La ricostruzione: un tragico effetto domino
L’ipotesi su cui lavorano gli inquirenti delinea uno scenario drammatico nato da un errore fatale. Tutto sarebbe iniziato all’alba, in condizioni di scarsa visibilità: Maurizio Gatani avrebbe sparato per errore a Giuseppe Pino, scambiandolo per un cinghiale.
Da qui sarebbe scaturita la reazione a catena:
Devis Pino, il fratello più giovane di Giuseppe, avrebbe risposto al fuoco colpendo mortalmente Gatani.
A quel punto l’agricoltore indagato, amico intimo di Gatani, avrebbe fatto fuoco contro Devis Pino da distanza ravvicinata, ferendolo a morte prima di dileguarsi.
I fratelli Pino, originari di San Pier Niceto, e il pattese Gatani non si erano mai incontrati prima di quel 28 gennaio. L’indagato si trovava sul posto poiché frequentava abitualmente quei boschi proprio insieme a Gatani. Resta ora da capire se le risultanze balistiche confermeranno che a sparare il colpo letale contro il più giovane dei fratelli Pino sia stato proprio il fucile del 52enne di Montagnareale.








