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Giardini-Naxos incontro con la scrittrice Nadia Terranoza autrice di “Quello che so di te”

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Giardini-Naxos: “Quello che so di te “  – non è stato solo un incontro di lavoro sulla gestione turistica, ma un vero e proprio incrocio di anime.
Quando si parla di “Flow Move Management” e lo si intreccia alla sensibilità di una scrittrice come Nadia Terranova, il turismo smette di essere solo numeri e flussi per diventare narrazione e legame umano. La Donna in questa storia che, di fronte alla figlia appena nata, ha una sola certezza,  da ora non potrà mai più permettersi di impazzire. La follia nella sua famiglia non è solo un pensiero astratto ma ha un nome, e quel nome è Venera. Una bisnonna che ha sempre avuto un posto speciale nei suoi sogni.
Ma chi era Venera? Qual è stato l’evento che l’ha portata a varcare la soglia del Mandalari, il manicomio di Messina, in un giorno di marzo . Per scoprirlo, è fondamentale interrogare la mitologia familiare, che però forse mente, forse sbaglia, trasfigura ogni episodio con dettagli inattendibili.
Questa non è solo una storia di donne, ma anche di uomini.  Di padri che hanno spalle larghe e braccia lunghe, buone per lanciare granate in guerra.   Di padri che possono spaventarsi, fuggire, perdersi.  Per raccontare le donne e gli uomini di questa famiglia, le loro cadute e il loro ostinato coraggio, non resta altro che accettare la sfida: non basta sognare il passato, bisogna andarselo a prendere. Ritornare a Messina, ritornare fra le mura dove Venera è stata internata e cercare un varco fra le memorie o le bugie raccontate,  fra l’invenzione e la realtà, fra i responsi della psichiatria e quelli dei racconti familiari, con  una conferma preziosa del valore di ciò che è stato  costruito.  Perché questo connubio è speciale: la condivisione di passioni reali trasforma una collaborazione professionale in qualcosa di molto più profondo. Nadia Di Falco e Flow Move è nato da una visione comune: l’idea che il movimento non debba essere una performance da osservare, ma un’esperienza da vivere dall’interno. Ciò che ha colpito maggiormente Nadia è stata la capacità del metodo di abbattere le barriere tra la tecnica pura e l’emozione.  In Flow Move, il corpo non è uno strumento da addestrare, ma un canale attraverso cui fluire. Questa libertà espressiva, priva del giudizio estetico tipico della danza accademica, è il punto in cui la filosofia di Nadia e il progetto si sono sovrapposti perfettamente. La sintonia è scattata nell’istante in cui si è riconosciuta l’importanza del “sentire” prima del “fare”. Non è solo supporto vitale, ma il motore del gesto. L’attenzione è rivolta alle sensazioni interne, permettendo a chiunque (indipendentemente dal background) di trovare la propria danza. Un altro punto di contatto fondamentale è  il desiderio di spogliare il movimento dal superfluo.  Nadia ha trovato in Flow Move una risposta alla necessità di un ritorno all’essenzialità: meno coreografia rigida, più ascolto dei ritmi biologici e naturali del corpo.  La sintonia immediata nasce quando si  smette di cercare la perfezione e iniziano a cercare la verità nel gesto. Questa visione condivisa ha trasformato una semplice collaborazione in una fusione d’intenti, dove il benessere fisico e la ricerca artistica diventano la stessa cosa.  Giardini-Naxos come palcoscenico , una  prima colonia greca di Sicilia aggiunge un peso storico e poetico  che parli di flusso Nadia Terranova ha il dono di dare un nome a sensazioni che spesso restano sospese. Le passioni reali sono la bussola migliore per orientarsi nel turismo di oggi e un’affinità, significa che il vostro approccio al turismo ha “cuore”.  È raro trovare momenti in cui la gestione tecnica e l’emozione letteraria si parlano con tanta chiarezza. Un anno dopo, quel “sentimento reale” sembra vibrare ancora con la stessa intensità.  Qual è stato l’aspetto del progetto Flow Move che ha colpito di più Nadia, o che vi ha permesso di trovare questa sintonia così immediata. C’è una donna in questa storia che, di fronte alla figlia appena nata, ha una sola certezza: da ora non potrà mai più permettersi di impazzire.  Nadia Terranova ci consegna con queste pagine il suo romanzo più personale e più intenso, che ci interroga sul potere della memoria, individuale e collettiva, e sulla nostra capacità di attraversarla per immaginare chi siamo.

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Giardini-Naxos: “Quello che so di te “  – non è stato solo un incontro di lavoro sulla gestione turistica, ma un vero e proprio incrocio di anime.
Quando si parla di “Flow Move Management” e lo si intreccia alla sensibilità di una scrittrice come Nadia Terranova, il turismo smette di essere solo numeri e flussi per diventare narrazione e legame umano. La Donna in questa storia che, di fronte alla figlia appena nata, ha una sola certezza,  da ora non potrà mai più permettersi di impazzire. La follia nella sua famiglia non è solo un pensiero astratto ma ha un nome, e quel nome è Venera. Una bisnonna che ha sempre avuto un posto speciale nei suoi sogni.
Ma chi era Venera? Qual è stato l’evento che l’ha portata a varcare la soglia del Mandalari, il manicomio di Messina, in un giorno di marzo . Per scoprirlo, è fondamentale interrogare la mitologia familiare, che però forse mente, forse sbaglia, trasfigura ogni episodio con dettagli inattendibili.
Questa non è solo una storia di donne, ma anche di uomini.  Di padri che hanno spalle larghe e braccia lunghe, buone per lanciare granate in guerra.   Di padri che possono spaventarsi, fuggire, perdersi.  Per raccontare le donne e gli uomini di questa famiglia, le loro cadute e il loro ostinato coraggio, non resta altro che accettare la sfida: non basta sognare il passato, bisogna andarselo a prendere. Ritornare a Messina, ritornare fra le mura dove Venera è stata internata e cercare un varco fra le memorie o le bugie raccontate,  fra l’invenzione e la realtà, fra i responsi della psichiatria e quelli dei racconti familiari, con  una conferma preziosa del valore di ciò che è stato  costruito.  Perché questo connubio è speciale: la condivisione di passioni reali trasforma una collaborazione professionale in qualcosa di molto più profondo. Nadia Di Falco e Flow Move è nato da una visione comune: l’idea che il movimento non debba essere una performance da osservare, ma un’esperienza da vivere dall’interno. Ciò che ha colpito maggiormente Nadia è stata la capacità del metodo di abbattere le barriere tra la tecnica pura e l’emozione.  In Flow Move, il corpo non è uno strumento da addestrare, ma un canale attraverso cui fluire. Questa libertà espressiva, priva del giudizio estetico tipico della danza accademica, è il punto in cui la filosofia di Nadia e il progetto si sono sovrapposti perfettamente. La sintonia è scattata nell’istante in cui si è riconosciuta l’importanza del “sentire” prima del “fare”. Non è solo supporto vitale, ma il motore del gesto. L’attenzione è rivolta alle sensazioni interne, permettendo a chiunque (indipendentemente dal background) di trovare la propria danza. Un altro punto di contatto fondamentale è  il desiderio di spogliare il movimento dal superfluo.  Nadia ha trovato in Flow Move una risposta alla necessità di un ritorno all’essenzialità: meno coreografia rigida, più ascolto dei ritmi biologici e naturali del corpo.  La sintonia immediata nasce quando si  smette di cercare la perfezione e iniziano a cercare la verità nel gesto. Questa visione condivisa ha trasformato una semplice collaborazione in una fusione d’intenti, dove il benessere fisico e la ricerca artistica diventano la stessa cosa.  Giardini-Naxos come palcoscenico , una  prima colonia greca di Sicilia aggiunge un peso storico e poetico  che parli di flusso Nadia Terranova ha il dono di dare un nome a sensazioni che spesso restano sospese. Le passioni reali sono la bussola migliore per orientarsi nel turismo di oggi e un’affinità, significa che il vostro approccio al turismo ha “cuore”.  È raro trovare momenti in cui la gestione tecnica e l’emozione letteraria si parlano con tanta chiarezza. Un anno dopo, quel “sentimento reale” sembra vibrare ancora con la stessa intensità.  Qual è stato l’aspetto del progetto Flow Move che ha colpito di più Nadia, o che vi ha permesso di trovare questa sintonia così immediata. C’è una donna in questa storia che, di fronte alla figlia appena nata, ha una sola certezza: da ora non potrà mai più permettersi di impazzire.  Nadia Terranova ci consegna con queste pagine il suo romanzo più personale e più intenso, che ci interroga sul potere della memoria, individuale e collettiva, e sulla nostra capacità di attraversarla per immaginare chi siamo.

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