Il grande merito intuitivo del Cardinale Camillo Ruini (1931-2026) fu quello di non aver inseguito la ricostruzione di un “partito cattolico”, all’indomani della dissoluzione della Democrazia Cristiana, ma di aver puntato innanzitutto sull’unità culturale dei cattolici italiani offrendo un’agenda anche operativa perché il cattolicesimo non diventasse irrilevante in una nazione che non solo – come il resto d’Europa ha la sua ragione storica nelle radici cristiane – ma che per singolare privilegio si caratterizza per la presenza della Sede di Pietro.
In questo senso, Ruini cercando operativamente di dar seguito in Italia alle indicazioni magisteriali di San Giovanni Paolo II (1978-2005) – si vedano i Discorsi del Papa ai Convegni della Chiesa italiana a Loreto (1985) e a Palermo (1995) – fondò nel 1994 il Progetto culturale orientato in senso cristiano.
Solo da una fede che diventava cultura, ossia giudizio ed ermeneutica sulla storia e sull’attualità si poteva snodare un esercizio della politica e una partecipazione autenticamente cattolica che evitasse la sciagurata «scelta religiosa» dei decenni precedenti.
I cattolici erano chiamati, soprattutto quelli in politica, a non limitarsi semplicemente all’etichetta – come per decenni fece la Dc – ma ad impegnarsi nella difesa e nella promozione di quei “principi non negoziabili” che sono i cardini del diritto naturale e di una società giusta. Ciò non solo era un richiamo di principio ma anche una fonte strategica comune. Non più un partito ma un’unità vera su ciò che veramente conta.
Nonostante l’avversione del cattolicesimo adulto e progressista, i risultati di quegli anni furono importanti nel porre un freno all’agenda liberal-radicale. Si pensi al Referendum sulla legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita che non raggiunse il quorum grazie all’abile mossa di un astensionismo convinto e motivato, all’imponente manifestazione pro family del 2007 in piazza San Giovanni in Laterano contro i DICO proposti dal governo di Romano Prodi, alla nascita di organismi che avrebbero dovuto presidiare tali aspetti dell’agenda culturale e politica come Scienza & Vita e il Forum delle Associazioni Familiari.
Passando il testimone della guida della Conferenza episcopale italiana, dopo 17 anni (1991-2008), Ruini si dedicò in maniera più particolareggiata al Progetto culturale che ebbe – durante il pontificato di Benedetto XVI (2005-2013) – due momenti apicali, tenutisi a Roma: il Convegno internazionale “Dio oggi. Con Lui o senza Lui cambia tutto” (10-12 Dicembre 2009) e il Convegno internazionale “Gesù nostro contemporaneo” (9-11 Febbraio 2012) e la pubblicazione di importanti studi come, ad esempio, quello su La sfida educativa (2009) e su Il cambiamento demografico (2011)
Guidò successivamente la Commissione internazionale d’inchiesta su Medugorje, esperienza conclusasi nel 2014 e da cui la Santa Sede trasse per la pubblicazione della Nota “La Regina della Pace” del Dicastero per la Dottrina della Fede.
Ruini giganteggiò nella Chiesa italiana, tant’è che se ne sentì subito la mancanza, quando si ritirò da impegni pubblici non tanto per la sua figura istituzionale, spesso criticata quale “vescovo pilota” (ciò fu dettato soprattutto dalla necessità storia che da confusione tra temporale e spirituale), ma per la mancanza di una agenda chiara per cui soprattutto durante il pontificato di Papa Francesco (2013-2025), non pochi hanno giocato a tirar per la mozzetta il pontefice che aveva allargato le sguardo del magistero a nuove priorità ma senza dimenticare le tematiche etiche.
Se la proposta cristiana deve nuovamente incarnarsi nel tessuto sociale italiano è chiaro che l’azione dei cattolici non può permettersi di disgiungere l’impegno caritativo, culturale e politico-sociale: la nuova evangelizzazione del resto spingendo verso una nuova presentazione della fede di sempre al mondo contemporaneo genera di per sé una cultura, una mentalità che ha anche una ricaduta nella formazione di leggi ispirate al diritto naturale e altresì non vieta ma implica la difesa di quei brandelli buoni che ancora permangono nelle varie legislazioni.
In questo senso, la lezione del Cardinale Ruini segna certamente un esempio su cui, mutatis mutandis, meditare.








