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Messina, scacco al traffico di rifiuti: Arrestati i fratelli Pellegrino

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Una vasta operazione della Direzione Investigativa Antimafia (DIA), coordinata dalla DDA di Messina, ha smantellato un sistema illecito di gestione rifiuti e appalti pubblici truccati. L’indagine ha portato a misure cautelari, sequestri e alla luce un grave scenario di inquinamento ambientale.

I Provvedimenti e i Nomi

Il GIP di Messina ha emesso un’ordinanza cautelare che coinvolge i vertici del sistema:

  • Nicola e Domenico Pellegrino: I due fratelli sono finiti agli arresti domiciliari.

  • Imprenditore edile (interdetto): Raggiunto dalla sospensione dell’attività per un anno. È accusato di aver fatto da prestanome ai Pellegrino per eludere i controlli antimafia.

  • Indagati: In totale sono stati emessi 21 avvisi di garanzia.

Sono stati inoltre sequestrati un’impresa edile, una vettura e 3 aree utilizzate come discariche abusive.

Il Meccanismo degli Appalti e l’Aggravante Mafiosa

I fratelli Pellegrino, secondo l’accusa, operavano dietro uno “schermo” imprenditoriale per aggiudicarsi commesse pubbliche. Sono stati documentati interessi in 4 appalti, tra cui:

  1. Ristrutturazione e messa in sicurezza di due scuole.

  2. Lavori in un edificio pubblico.

  3. Interventi per la riduzione del rischio alluvioni sui torrenti messinesi.

Proprio il coinvolgimento in questi appalti ha spinto il GIP a confermare l’aggravante mafiosa (trasferimento fraudolento di valori finalizzato ad agevolare l’attività criminale).

Discariche Abusive e Reati Ambientali

L’indagine, supportata da riprese effettuate con droni e mezzi navali della Guardia di Finanza, ha svelato una gestione catastrofica dei rifiuti edili (oltre 200 metri cubi):

  • Sversamenti nei torrenti: I rifiuti venivano scaricati alla foce di un torrente cittadino, a pochi metri dal mare. Tale pratica è proseguita anche durante le esondazioni del 2025, aggravando drasticamente il rischio idrogeologico.

  • Rifiuti Cimiteriali: Tra i materiali smaltiti illegalmente figurano residui provenienti da lavori eseguiti presso il Cimitero Monumentale di Messina e quello di Granatari.

  • Terreni Confiscati: Parte degli sversamenti (oltre 50 trasporti documentati) avveniva su un terreno privato riconducibile a una società già parzialmente confiscata a uno dei fratelli. L’inchiesta non solo colpisce un sistema di infiltrazione negli appalti pubblici, ma evidenzia un totale disprezzo per la sicurezza del territorio, con tonnellate di detriti scaricati negli argini dei torrenti proprio mentre la città subiva le emergenze alluvionali.

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Una vasta operazione della Direzione Investigativa Antimafia (DIA), coordinata dalla DDA di Messina, ha smantellato un sistema illecito di gestione rifiuti e appalti pubblici truccati. L’indagine ha portato a misure cautelari, sequestri e alla luce un grave scenario di inquinamento ambientale.

I Provvedimenti e i Nomi

Il GIP di Messina ha emesso un’ordinanza cautelare che coinvolge i vertici del sistema:

  • Nicola e Domenico Pellegrino: I due fratelli sono finiti agli arresti domiciliari.

  • Imprenditore edile (interdetto): Raggiunto dalla sospensione dell’attività per un anno. È accusato di aver fatto da prestanome ai Pellegrino per eludere i controlli antimafia.

  • Indagati: In totale sono stati emessi 21 avvisi di garanzia.

Sono stati inoltre sequestrati un’impresa edile, una vettura e 3 aree utilizzate come discariche abusive.

Il Meccanismo degli Appalti e l’Aggravante Mafiosa

I fratelli Pellegrino, secondo l’accusa, operavano dietro uno “schermo” imprenditoriale per aggiudicarsi commesse pubbliche. Sono stati documentati interessi in 4 appalti, tra cui:

  1. Ristrutturazione e messa in sicurezza di due scuole.

  2. Lavori in un edificio pubblico.

  3. Interventi per la riduzione del rischio alluvioni sui torrenti messinesi.

Proprio il coinvolgimento in questi appalti ha spinto il GIP a confermare l’aggravante mafiosa (trasferimento fraudolento di valori finalizzato ad agevolare l’attività criminale).

Discariche Abusive e Reati Ambientali

L’indagine, supportata da riprese effettuate con droni e mezzi navali della Guardia di Finanza, ha svelato una gestione catastrofica dei rifiuti edili (oltre 200 metri cubi):

  • Sversamenti nei torrenti: I rifiuti venivano scaricati alla foce di un torrente cittadino, a pochi metri dal mare. Tale pratica è proseguita anche durante le esondazioni del 2025, aggravando drasticamente il rischio idrogeologico.

  • Rifiuti Cimiteriali: Tra i materiali smaltiti illegalmente figurano residui provenienti da lavori eseguiti presso il Cimitero Monumentale di Messina e quello di Granatari.

  • Terreni Confiscati: Parte degli sversamenti (oltre 50 trasporti documentati) avveniva su un terreno privato riconducibile a una società già parzialmente confiscata a uno dei fratelli. L’inchiesta non solo colpisce un sistema di infiltrazione negli appalti pubblici, ma evidenzia un totale disprezzo per la sicurezza del territorio, con tonnellate di detriti scaricati negli argini dei torrenti proprio mentre la città subiva le emergenze alluvionali.

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