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Undici luglio 1982: Italia campione del mondo!

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È trascorso quasi mezzo secolo, ma per molti italiani sembra ieri. La nazionale azzurra di calcio con un mondiale forse irripetibile per emozioni, gioia e aggregazione si aggiudica un campionato ricco di grandi campioni.

È l’Italia di Bearzot e dei suoi alfieri difesi fra le critiche con l’amore di un padre. È la squadra di Paolo Rossi detto Pablito, capocannoniere del torneo ed entrato nella storia per la tripletta rifilata allo stellare Brasile di Falcao, Eder, Edinho, Zico, Socrates, Cerezo, Oscar.

L’Italia dell’urlo di Tardelli in occasione del secondo gol siglato contro la Germania Ovest (il muro non era ancora crollato) e del Presidente della Repubblica Sandro Pertini: “non ci prendono più ” esulto’ come un tifoso qualunque dinanzi al re di Spagna al momento del terzo gol firmato Spillo Altobelli.

Un gruppo di campioni che annoverava uno strepitoso Bruno Conti, laureatosi miglior giocatore del torneo, uno Gentile insuperabile contro chiunque, il grande Scirea, il generoso Graziani, zio Bergomi con i suoi 18 anni, il maratoneta Oriali, l’immenso Cabrini sulla sinistra e il mitico fantasista Antognoni. Tra i pali la leggenda Dino Zoff, 40 anni e decisivo come in tutto l’arco della sua splendida carriera è il compagno di reparto Collovati, insuperabile nel gioco aereo. E poi a dar manforte Marini e un Causio, malgrado l’età, sempre utile.

Uno spogliatoio sempre unito che ostacolo dopo ostacolo arrivò al Santiago Bernabeu per battere i tedeschi che schieravano Rummenigge, Breitner, Briegel, Schumacher tra i pali, Littbaski e Hansi Muller.

Vinse l’Italia davanti a 80.000 spettatori, trionfo’ una nazione che si ritrovò nelle piazze a festeggiare da italiani veri, quelli di Toto Cutugno, quelli che si riconoscevano sotto una bandiera di tre colori, senza telefonino o intelligenza artificiale, ma con ancora i sogni da inseguire e la speranza viva nel cuore. Quelli che bastava anche una stretta di mano o un panino da consumare sotto le stelle con gli amici e una canna da pesca in riva ad un mare che ancora non conosceva braccia che chiedevano aiuto.

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È trascorso quasi mezzo secolo, ma per molti italiani sembra ieri. La nazionale azzurra di calcio con un mondiale forse irripetibile per emozioni, gioia e aggregazione si aggiudica un campionato ricco di grandi campioni.

È l’Italia di Bearzot e dei suoi alfieri difesi fra le critiche con l’amore di un padre. È la squadra di Paolo Rossi detto Pablito, capocannoniere del torneo ed entrato nella storia per la tripletta rifilata allo stellare Brasile di Falcao, Eder, Edinho, Zico, Socrates, Cerezo, Oscar.

L’Italia dell’urlo di Tardelli in occasione del secondo gol siglato contro la Germania Ovest (il muro non era ancora crollato) e del Presidente della Repubblica Sandro Pertini: “non ci prendono più ” esulto’ come un tifoso qualunque dinanzi al re di Spagna al momento del terzo gol firmato Spillo Altobelli.

Un gruppo di campioni che annoverava uno strepitoso Bruno Conti, laureatosi miglior giocatore del torneo, uno Gentile insuperabile contro chiunque, il grande Scirea, il generoso Graziani, zio Bergomi con i suoi 18 anni, il maratoneta Oriali, l’immenso Cabrini sulla sinistra e il mitico fantasista Antognoni. Tra i pali la leggenda Dino Zoff, 40 anni e decisivo come in tutto l’arco della sua splendida carriera è il compagno di reparto Collovati, insuperabile nel gioco aereo. E poi a dar manforte Marini e un Causio, malgrado l’età, sempre utile.

Uno spogliatoio sempre unito che ostacolo dopo ostacolo arrivò al Santiago Bernabeu per battere i tedeschi che schieravano Rummenigge, Breitner, Briegel, Schumacher tra i pali, Littbaski e Hansi Muller.

Vinse l’Italia davanti a 80.000 spettatori, trionfo’ una nazione che si ritrovò nelle piazze a festeggiare da italiani veri, quelli di Toto Cutugno, quelli che si riconoscevano sotto una bandiera di tre colori, senza telefonino o intelligenza artificiale, ma con ancora i sogni da inseguire e la speranza viva nel cuore. Quelli che bastava anche una stretta di mano o un panino da consumare sotto le stelle con gli amici e una canna da pesca in riva ad un mare che ancora non conosceva braccia che chiedevano aiuto.

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