17.8 C
Sicilia
spot_img

Omicidio Perdichizzi a Barcellona P.G.: la DDA chiede 30 anni per Bucolo e Crinò

- Advertisement -spot_img

MESSINA – Una condanna a trent’anni di reclusione per i presunti esecutori dell’omicidio di Giovanni Perdichizzi, noto come “u spinaciu”. È questa la richiesta formulata ieri mattina dal sostituto procuratore della DDA, Francesco Massara, davanti alla Gup Ornella Pastore nel processo con rito abbreviato che punta a fare luce su un delitto eccellente della mafia barcellonese.

Sotto accusa ci sono il 36enne Salvatore Bucolo e il 40enne Giovanni Crinò, detto “roccia”. Per entrambi, la Procura distrettuale guidata da Antonio D’Amato ha sollecitato il Omicidio, Mafiamassimo della pena prevista dal rito alternativo, ritenendoli i killer che entrarono in azione la sera di Capodanno di undici anni fa.

L’esecuzione del 1° gennaio 2013

Il delitto risale alle sette di sera del primo gennaio 2013. Barcellona Pozzo di Gotto era ancora immersa nei festeggiamenti per il nuovo anno quando, in via dei Vespri, un commando fece fuoco contro il 41enne Perdichizzi proprio davanti a un bar. Un’esecuzione brutale, consumata in pieno centro, che segnò un momento di forte tensione all’interno di Cosa Nostra barcellonese.

Secondo quanto emerso dalle indagini del ROS e dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, Perdichizzi era stato investito del ruolo di reggente dal boss Filippo Barresi. In un momento in cui i vertici storici della cosca erano decimati dagli arresti, a “u spinaciu” era stato affidato il compito delicato di riscuotere le estorsioni nella zona di San Giovanni e redistribuire i proventi tra gli affiliati.

Tuttavia, stando ai pentiti, Perdichizzi non si sarebbe dimostrato “all’altezza” del compito assegnato, attirando su di sé la sentenza di morte dei vertici del clan, che avrebbero visto in lui un elemento debole o non abbastanza affidabile per la gestione degli affari Condanne, DDA

L’inchiesta aveva subito un’accelerazione nel 2025, con l’ordinanza di custodia cautelare firmata dalla gip Arianna Raffa. Il percorso cautelare è stato però accidentato: il Riesame aveva inizialmente annullato il provvedimento per Crinò e, più recentemente, ha rimesso in libertà anche Bucolo. Nonostante ciò, l’impianto accusatorio ha retto fino alla richiesta di condanna formulata ieri.

In aula, dopo la requisitoria del PM, è intervenuto l’avvocato di parte civile Giovanni Cicala, che assiste i familiari della vittima. La parola passerà ora alle difese: l’udienza per le arringhe degli avvocati Pinuccio Calabrò, Tino Celi e Filippo Barbera è stata fissata per il prossimo 1° aprile.

- Advertisement -spot_img
- Advertisement -

MESSINA – Una condanna a trent’anni di reclusione per i presunti esecutori dell’omicidio di Giovanni Perdichizzi, noto come “u spinaciu”. È questa la richiesta formulata ieri mattina dal sostituto procuratore della DDA, Francesco Massara, davanti alla Gup Ornella Pastore nel processo con rito abbreviato che punta a fare luce su un delitto eccellente della mafia barcellonese.

Sotto accusa ci sono il 36enne Salvatore Bucolo e il 40enne Giovanni Crinò, detto “roccia”. Per entrambi, la Procura distrettuale guidata da Antonio D’Amato ha sollecitato il Omicidio, Mafiamassimo della pena prevista dal rito alternativo, ritenendoli i killer che entrarono in azione la sera di Capodanno di undici anni fa.

L’esecuzione del 1° gennaio 2013

Il delitto risale alle sette di sera del primo gennaio 2013. Barcellona Pozzo di Gotto era ancora immersa nei festeggiamenti per il nuovo anno quando, in via dei Vespri, un commando fece fuoco contro il 41enne Perdichizzi proprio davanti a un bar. Un’esecuzione brutale, consumata in pieno centro, che segnò un momento di forte tensione all’interno di Cosa Nostra barcellonese.

Secondo quanto emerso dalle indagini del ROS e dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, Perdichizzi era stato investito del ruolo di reggente dal boss Filippo Barresi. In un momento in cui i vertici storici della cosca erano decimati dagli arresti, a “u spinaciu” era stato affidato il compito delicato di riscuotere le estorsioni nella zona di San Giovanni e redistribuire i proventi tra gli affiliati.

Tuttavia, stando ai pentiti, Perdichizzi non si sarebbe dimostrato “all’altezza” del compito assegnato, attirando su di sé la sentenza di morte dei vertici del clan, che avrebbero visto in lui un elemento debole o non abbastanza affidabile per la gestione degli affari Condanne, DDA

L’inchiesta aveva subito un’accelerazione nel 2025, con l’ordinanza di custodia cautelare firmata dalla gip Arianna Raffa. Il percorso cautelare è stato però accidentato: il Riesame aveva inizialmente annullato il provvedimento per Crinò e, più recentemente, ha rimesso in libertà anche Bucolo. Nonostante ciò, l’impianto accusatorio ha retto fino alla richiesta di condanna formulata ieri.

In aula, dopo la requisitoria del PM, è intervenuto l’avvocato di parte civile Giovanni Cicala, che assiste i familiari della vittima. La parola passerà ora alle difese: l’udienza per le arringhe degli avvocati Pinuccio Calabrò, Tino Celi e Filippo Barbera è stata fissata per il prossimo 1° aprile.

- Advertisement -spot_img
- Advertisement -spot_img
- Advertisement -spot_img
- Advertisement -spot_img

Articoli Correlati

- Advertisement -spot_img
- Advertisement -spot_img
- Advertisement -spot_img
- Advertisement -spot_img