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Messina socialista …

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Stanza del Sindaco di Messina

Siamo alla vigilia della scadenza della presentazione delle liste per le elezioni amministrative della città di Messina e si prospettano complessivanente un migliaio di candidati tra quelli per il consiglio comunale e i diversi consigli di circoscrizione (le “minacce” erano che oltre mille sarebbero stati quelli di una sola coalizione, ma sembra che la pretesa si sia ridimensionata). Si può affermare che ci sia una ampia offerta elettorale? Riguardo alla possibilità di scegliere tra diversi individui, sicuramente sì. E la proposta politica?

I programmi non sono ancora definiti, ma, c’è da esserne certi, non mancheranno proposte fantasiose, ammalianti e concorrenti. Nelle elezioni del 2018 l’allora candidato a sindaco Cateno de Luca raggiunse il massimo: “Trasformeremo palazzo Zanca in un casinò e realizzeremo un tram su cavi!”, immediatamente ribattezzato “tram volante”. Era ovvio che non ci credesse neppure lui. Serviva a fare parlare di sé e a concentrare l’attenzione sulla sua candidatura.

Non siamo negli Stati Uniti. L’idea del contratto, del Covenant con gli elettori non appartiene alla nostra cultura. Serve senz’altro a fare campagna elettorale, e lo capì molto bene, prima di De Luca, Silvio Berlusconi. Una volta eletti nessuno verrà con gli accordi scritti a reclamare gli impegni collettivi. Piuttosto, a richiedere favori personali al vincitore. Questo dei favori personali è appunto il tema da seguire per capire se ci sia davvero una alternativa politica.

I candidati sono migliaia, perché potenzialmente infiniti sono gli interessi individuali da rappresentare, senza che vi sia una possibile sintesi, ma l’ offerta politica è sostanzialmente identica. Cerchiamo di comprendere meglio questo concetto volgendo lo sguardo ai cinque candidati a sindaco.

Partiamo da quello uscente, Federico Basile. La sua storia politica è sostanzialmente analoga a quella di buona parte del personale politico messinese. Ha seguito per anni le vicende elettorali di alcuni esponenti di vertice della politica locale (definirli leader è parossistico) senza porsi il problema del loro collocamento a destra o a sinistra, fino ad approdare nella formazione di De Luca, che aveva scelto di porsi al di là, ma anche al di qua, degli schieramenti. Per Basile parla l’ operato della sua giunta, e di quella che l’ha preceduto, della quale si è posta in continuità. Giusto per fare un esempio, la spesa per i servizi sociali fino al 2018 era di poco superiore ai sette milioni di euro. Oggi, grazie alla nascita di una società a capitale pubblico, detto diversamente, statale, essa si è moltiplicata per tre, superando i venti milioni. Sono aumentati i servizi? Sono stati raggiunti nuovi utenti? La risposta non sembra del tutto scontata. Giusto per fare un esempio, la struttura per anziani Casa Serena, che drenava importanti risorse è tristemente chiusa, in attesa di una ristrutturazione che non arriva. In compenso sono cresciuti, e di molto, gli operatori del settore, gli assistenti e, di conseguenza, gli stipendi erogati da quella Messina Social City, che ha preso il posto delle cooperative sociali.

In sintesi, il servizio è migliorato, ma non in favore degli assistiti, anziani e disabili, ma degli assistenti, i soggetti davvero beneficiari dell’intero sistema di intervento. L’obiettivo, neppure tanto nascosto, sarebbe quello di erogare e garantire puntualità di stipendi in un area territoriale economicamente depressa, nella quale il posto di lavoro statale è il principale obiettivo dell’attività politica. Il medesimo approccio si è confermato nel funzionamento della macchina comunale e delle società partecipate.

Si poteva approfittare della occasione storica, che il pensionamento della gran parte degli impiegati comunali offriva, per ridurre sensibilmente i costi di amministrazione e risanare davvero il bilancio, abbassando le imposte comunali e progettando seriamente uno sviluppo economico del territorio. Si sarebbe preferito invece fare una scelta assistenziale, ispirata alle dottrine politiche socialiste. Non dico che Basile, De Luca e i loro accoliti ne siano stati consapevoli, ma la scelta di internalizzare i servizi e fare ripartire in modo massiccio i concorsi è molto lontana e contraria dal pensiero di quel Luigi Sturzo al quale affermano di ispirarsi.

Basterebbe scorrere, anche solo i titoli, non pretendo letture approfondite, degli articoli che Sturzo scriveva sul Giornale d’Italia negli anni Cinquanta del Novecento, che denunciavano lo statalismo, la partitocrazia e la spesa pubblica, foriera di corruzione e, soprattutto, apportatrice di ritardo nella crescita economica: non si può pensare che i soldi spesi per la pubblica amministrazione provengano dalla luna. Per distribuire stipendi a elettori e capi popolo, a qualcuno i soldi li debbo sottrarre, e lo faccio mediante le imposte, danneggiando imprese e bloccando la crescita.

Se questa è stata, almeno fino adesso, la proposta politica di Basile, andiamo a guardare quella dei suoi “antagonisti”. Ma lo sono davvero?

Marcello Scurria, candidato “civico”, sostenuto da tutte le liste del centro destra, aveva condiviso con De Luca la scelta di ineternalizzare i servizi nel 2018 ed era stato lui stesso il promotore e poi il presidente di una nuova società comunale a capitale pubblico, Arisme. Del resto, la sua è una storia politica di militanza nella sinistra. Fu pure segretario provinciale dei Democratici di Sinistra, e non lo affermo affatto in tono polemico. Al contrario, la sua storia politica è il motivo che potrebbe dare credibilità alla realizzazione di una sorta di coalizione anti De Luca, per liberare la città dal suo dominio.

Quel che certamente non si può affermare è che la sua proposta politica sia alternativa a quella di Basile, fondandosi, anch’essa, sulla moltiplicazione della spesa pubblica, per di più favorita da un presunto e acclamato sostegno del governo nazionale. Ecco il motivo della promozione della sua candidatura tramite foto con il sottosegretario Matilde Siracusano e con il presidente Giorgia Meloni. Se votate per me, sembra dire la foto, arriveranno da Roma ancora più soldi per assumere più individui/elettori. Di destra, nella sua proposta politica, ci sono soltanto i simboli dei partiti, che sono sì la sua potenziale risorsa, ma anche la croce, visto che la storia politica dei rappresentanti locali di questi partiti è stata quanto meno ondivaga, ricca di “passaggi a sinistra”, e potrei fare l’elenco degli eletti alla Camera, al Senato e al parlamento siciliano.

Spostiamoci quindi a sinistra, e troviamo la candidatura di Antonella Russo. La sua, quanto meno, è coerentemente di area socialista. Il programma della sua coalizione, rivendica l’assistenzialismo e gli aiuti di Stato come risorsa da distribuire. La concezione politica che ne sta alla base afferma la realtà siciliana come irrimediabilmente arretrata e, conseguentemente da assistere. Non avrebbe quindi senso costruire ponti e promuovere infrastrutture, ma fare al massimo un po’ di manutenzione ambientale e assolvere ai bisogni primari della popolazione con sussidi, vedi reddito di cittadinanza, da foraggiare con una tassazione crescente e, perché no, con ulteriore debito pubblico. Il grosso limite della sua proposta proviene però da una coalizione di persone in perenne conflitto, pronte a fare fuori chiunque di loro riesca ad accrescere il proprio consenso. Una sorta di patto di non crescita. Il sospetto, a questo punto, è che sia stata scelta come candidata, proprio perché non avrebbe potuto vincere e così turbare gli equilibri.

La quarta candidatura è quella dell’ing. Sciacca, che è sostenuta dall’ ex magistrato e poi sottosegretario Angelo Giorgianni. La caratteristica peculiare della “coalizione” che la esprime, più che lo statalismo è l’ uso della burocrazia. Il ricorso al Tar presentato da Giorgianni, avverso al ritardo col quale Basile si sarebbe dimesso da sindaco, rischia di far precipitare la città verso un nuovo commissariamento, proiettando sulla amministrazione di Messina un’ombra sinistra, considerati i tempi non rapidi dei ricorsi giudiziari. La via “burocratica” da loro scelta è, del resto, coerente con la loro storia personale: se Giorgianni arriva alla politica dopo avere fatto a Messina il magistrato inquirente, mettendo di fatto a processo l’intera classe dirigente che si proponeva di sostituire, anche Sciacca arriva alla politica grazie al ruolo di ingegnere capo del genio civile. La scelta di nominarlo, che fece allora il Presidente della regione Lombardo, sembrò volta a bloccare, o comunque a ritardare la realizzazione degli svincoli autostradali, il cui completamento avrebbe “favorito” elettoralmente Peppino Buzzanca, che aveva fatto di questa opera pubblica il simbolo della propria battaglia.

Ciò fece meritare a Sciacca una patente di “moralizzatore”, che gli serví ad essere scelto come candidato a sindaco del movimento Cinque Stelle, non però ad essere scelto dagli elettori. Oggi si ripresenta, ma senza il sostegno di nessuno dei partiti, come capita anche a Lillo Valvieri, che è stato il primo a presentare la propria candidatura. Lui è un piccolo imprenditore, è di professione barbiere, e ha un bellissimo atelier in via Garibaldi, arredato con i quadri che egli stesso realizza. Il suo programma politico è l’ unico a non avere alcuna venatura socialista e/o statalista. Ha però un grosso limite: Valvieri si presenta da solo. Non perché semplicemente non sia sostenuto da alcun movimento nazionale né locale, ma per essere del tutto privo di una squadra di governo.

È veramente singolare che una città come Messina, che dal secondo dopoguerra si è sempre espressa, con larghe maggioranze, politicamente a favore di partiti di centro destra, di ispirazione monarchica, cattolica o liberale, non abbia trovato che il solo Valvieri a potere legittimamente rivendicare una storia personale e politica coerente con quella dell’elettorato messinese. Sembra quindi che Messina sia irrimediabilmente condannata ad altri cinque anni di socialismo reale.

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Stanza del Sindaco di Messina

Siamo alla vigilia della scadenza della presentazione delle liste per le elezioni amministrative della città di Messina e si prospettano complessivanente un migliaio di candidati tra quelli per il consiglio comunale e i diversi consigli di circoscrizione (le “minacce” erano che oltre mille sarebbero stati quelli di una sola coalizione, ma sembra che la pretesa si sia ridimensionata). Si può affermare che ci sia una ampia offerta elettorale? Riguardo alla possibilità di scegliere tra diversi individui, sicuramente sì. E la proposta politica?

I programmi non sono ancora definiti, ma, c’è da esserne certi, non mancheranno proposte fantasiose, ammalianti e concorrenti. Nelle elezioni del 2018 l’allora candidato a sindaco Cateno de Luca raggiunse il massimo: “Trasformeremo palazzo Zanca in un casinò e realizzeremo un tram su cavi!”, immediatamente ribattezzato “tram volante”. Era ovvio che non ci credesse neppure lui. Serviva a fare parlare di sé e a concentrare l’attenzione sulla sua candidatura.

Non siamo negli Stati Uniti. L’idea del contratto, del Covenant con gli elettori non appartiene alla nostra cultura. Serve senz’altro a fare campagna elettorale, e lo capì molto bene, prima di De Luca, Silvio Berlusconi. Una volta eletti nessuno verrà con gli accordi scritti a reclamare gli impegni collettivi. Piuttosto, a richiedere favori personali al vincitore. Questo dei favori personali è appunto il tema da seguire per capire se ci sia davvero una alternativa politica.

I candidati sono migliaia, perché potenzialmente infiniti sono gli interessi individuali da rappresentare, senza che vi sia una possibile sintesi, ma l’ offerta politica è sostanzialmente identica. Cerchiamo di comprendere meglio questo concetto volgendo lo sguardo ai cinque candidati a sindaco.

Partiamo da quello uscente, Federico Basile. La sua storia politica è sostanzialmente analoga a quella di buona parte del personale politico messinese. Ha seguito per anni le vicende elettorali di alcuni esponenti di vertice della politica locale (definirli leader è parossistico) senza porsi il problema del loro collocamento a destra o a sinistra, fino ad approdare nella formazione di De Luca, che aveva scelto di porsi al di là, ma anche al di qua, degli schieramenti. Per Basile parla l’ operato della sua giunta, e di quella che l’ha preceduto, della quale si è posta in continuità. Giusto per fare un esempio, la spesa per i servizi sociali fino al 2018 era di poco superiore ai sette milioni di euro. Oggi, grazie alla nascita di una società a capitale pubblico, detto diversamente, statale, essa si è moltiplicata per tre, superando i venti milioni. Sono aumentati i servizi? Sono stati raggiunti nuovi utenti? La risposta non sembra del tutto scontata. Giusto per fare un esempio, la struttura per anziani Casa Serena, che drenava importanti risorse è tristemente chiusa, in attesa di una ristrutturazione che non arriva. In compenso sono cresciuti, e di molto, gli operatori del settore, gli assistenti e, di conseguenza, gli stipendi erogati da quella Messina Social City, che ha preso il posto delle cooperative sociali.

In sintesi, il servizio è migliorato, ma non in favore degli assistiti, anziani e disabili, ma degli assistenti, i soggetti davvero beneficiari dell’intero sistema di intervento. L’obiettivo, neppure tanto nascosto, sarebbe quello di erogare e garantire puntualità di stipendi in un area territoriale economicamente depressa, nella quale il posto di lavoro statale è il principale obiettivo dell’attività politica. Il medesimo approccio si è confermato nel funzionamento della macchina comunale e delle società partecipate.

Si poteva approfittare della occasione storica, che il pensionamento della gran parte degli impiegati comunali offriva, per ridurre sensibilmente i costi di amministrazione e risanare davvero il bilancio, abbassando le imposte comunali e progettando seriamente uno sviluppo economico del territorio. Si sarebbe preferito invece fare una scelta assistenziale, ispirata alle dottrine politiche socialiste. Non dico che Basile, De Luca e i loro accoliti ne siano stati consapevoli, ma la scelta di internalizzare i servizi e fare ripartire in modo massiccio i concorsi è molto lontana e contraria dal pensiero di quel Luigi Sturzo al quale affermano di ispirarsi.

Basterebbe scorrere, anche solo i titoli, non pretendo letture approfondite, degli articoli che Sturzo scriveva sul Giornale d’Italia negli anni Cinquanta del Novecento, che denunciavano lo statalismo, la partitocrazia e la spesa pubblica, foriera di corruzione e, soprattutto, apportatrice di ritardo nella crescita economica: non si può pensare che i soldi spesi per la pubblica amministrazione provengano dalla luna. Per distribuire stipendi a elettori e capi popolo, a qualcuno i soldi li debbo sottrarre, e lo faccio mediante le imposte, danneggiando imprese e bloccando la crescita.

Se questa è stata, almeno fino adesso, la proposta politica di Basile, andiamo a guardare quella dei suoi “antagonisti”. Ma lo sono davvero?

Marcello Scurria, candidato “civico”, sostenuto da tutte le liste del centro destra, aveva condiviso con De Luca la scelta di ineternalizzare i servizi nel 2018 ed era stato lui stesso il promotore e poi il presidente di una nuova società comunale a capitale pubblico, Arisme. Del resto, la sua è una storia politica di militanza nella sinistra. Fu pure segretario provinciale dei Democratici di Sinistra, e non lo affermo affatto in tono polemico. Al contrario, la sua storia politica è il motivo che potrebbe dare credibilità alla realizzazione di una sorta di coalizione anti De Luca, per liberare la città dal suo dominio.

Quel che certamente non si può affermare è che la sua proposta politica sia alternativa a quella di Basile, fondandosi, anch’essa, sulla moltiplicazione della spesa pubblica, per di più favorita da un presunto e acclamato sostegno del governo nazionale. Ecco il motivo della promozione della sua candidatura tramite foto con il sottosegretario Matilde Siracusano e con il presidente Giorgia Meloni. Se votate per me, sembra dire la foto, arriveranno da Roma ancora più soldi per assumere più individui/elettori. Di destra, nella sua proposta politica, ci sono soltanto i simboli dei partiti, che sono sì la sua potenziale risorsa, ma anche la croce, visto che la storia politica dei rappresentanti locali di questi partiti è stata quanto meno ondivaga, ricca di “passaggi a sinistra”, e potrei fare l’elenco degli eletti alla Camera, al Senato e al parlamento siciliano.

Spostiamoci quindi a sinistra, e troviamo la candidatura di Antonella Russo. La sua, quanto meno, è coerentemente di area socialista. Il programma della sua coalizione, rivendica l’assistenzialismo e gli aiuti di Stato come risorsa da distribuire. La concezione politica che ne sta alla base afferma la realtà siciliana come irrimediabilmente arretrata e, conseguentemente da assistere. Non avrebbe quindi senso costruire ponti e promuovere infrastrutture, ma fare al massimo un po’ di manutenzione ambientale e assolvere ai bisogni primari della popolazione con sussidi, vedi reddito di cittadinanza, da foraggiare con una tassazione crescente e, perché no, con ulteriore debito pubblico. Il grosso limite della sua proposta proviene però da una coalizione di persone in perenne conflitto, pronte a fare fuori chiunque di loro riesca ad accrescere il proprio consenso. Una sorta di patto di non crescita. Il sospetto, a questo punto, è che sia stata scelta come candidata, proprio perché non avrebbe potuto vincere e così turbare gli equilibri.

La quarta candidatura è quella dell’ing. Sciacca, che è sostenuta dall’ ex magistrato e poi sottosegretario Angelo Giorgianni. La caratteristica peculiare della “coalizione” che la esprime, più che lo statalismo è l’ uso della burocrazia. Il ricorso al Tar presentato da Giorgianni, avverso al ritardo col quale Basile si sarebbe dimesso da sindaco, rischia di far precipitare la città verso un nuovo commissariamento, proiettando sulla amministrazione di Messina un’ombra sinistra, considerati i tempi non rapidi dei ricorsi giudiziari. La via “burocratica” da loro scelta è, del resto, coerente con la loro storia personale: se Giorgianni arriva alla politica dopo avere fatto a Messina il magistrato inquirente, mettendo di fatto a processo l’intera classe dirigente che si proponeva di sostituire, anche Sciacca arriva alla politica grazie al ruolo di ingegnere capo del genio civile. La scelta di nominarlo, che fece allora il Presidente della regione Lombardo, sembrò volta a bloccare, o comunque a ritardare la realizzazione degli svincoli autostradali, il cui completamento avrebbe “favorito” elettoralmente Peppino Buzzanca, che aveva fatto di questa opera pubblica il simbolo della propria battaglia.

Ciò fece meritare a Sciacca una patente di “moralizzatore”, che gli serví ad essere scelto come candidato a sindaco del movimento Cinque Stelle, non però ad essere scelto dagli elettori. Oggi si ripresenta, ma senza il sostegno di nessuno dei partiti, come capita anche a Lillo Valvieri, che è stato il primo a presentare la propria candidatura. Lui è un piccolo imprenditore, è di professione barbiere, e ha un bellissimo atelier in via Garibaldi, arredato con i quadri che egli stesso realizza. Il suo programma politico è l’ unico a non avere alcuna venatura socialista e/o statalista. Ha però un grosso limite: Valvieri si presenta da solo. Non perché semplicemente non sia sostenuto da alcun movimento nazionale né locale, ma per essere del tutto privo di una squadra di governo.

È veramente singolare che una città come Messina, che dal secondo dopoguerra si è sempre espressa, con larghe maggioranze, politicamente a favore di partiti di centro destra, di ispirazione monarchica, cattolica o liberale, non abbia trovato che il solo Valvieri a potere legittimamente rivendicare una storia personale e politica coerente con quella dell’elettorato messinese. Sembra quindi che Messina sia irrimediabilmente condannata ad altri cinque anni di socialismo reale.

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