MONTAGNAREALE – Svolta cruciale nelle indagini sulla tragedia che lo scorso gennaio ha sconvolto la comunità locale, costando la vita a tre cacciatori. I complessi accertamenti tecnici effettuati dai carabinieri del Ris, disposti dalla Procura di Patti guidata dal procuratore facente funzioni Andrea Apollonio, hanno permesso di ricostruire la probabile e drammatica dinamica dei fatti.
Per Agostino Segreto, 45 anni, unico sopravvissuto e solo indagato per omicidio, la posizione si complica pesantemente: la Procura ha infatti escluso l’ipotesi della legittima difesa.
La dinamica: una catena di tragici errori
Secondo quanto emerso dalle consulenze medico-legali e dai rilievi scientifici, la strage si sarebbe consumata in tre fasi distinte, scatenate da un fatale errore di valutazione:
- Il primo sparo: L’anziano cacciatore Antonio Gatani (82 anni) avrebbe aperto il fuoco per primo. Tratto in inganno dal movimento di un cespuglio o da un rumore, l’uomo avrebbe sparato pensando di colpire una preda.
- La morte di Giuseppe Pino: La rosa di pallettoni esplosa da Gatani ha centrato in pieno Giuseppe Pino, uccidendolo sul colpo. L’arma della vittima è l’unica a non aver sparato. Il medesimo colpo ha ferito di striscio il fratello, Devis Pino.
- La reazione e il secondo corpo a terra: Sotto shock e ferito, Devis Pino ha imbracciato la propria carabina e ha fatto fuoco contro l’anziano Gatani, colpendolo al torace e uccidendolo sul colpo.
La posizione dell’indagato: spari a bruciapelo e fuga
È a questo punto della tragedia che si colloca l’intervento di Agostino Segreto. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il quarantacinquenne sarebbe sopraggiunto pochi istanti dopo la sparatoria tra Pino e Gatani. Il dettaglio delle indagini: I rilievi della scientifica hanno dimostrato che Segreto ha fatto fuoco contro il giovane Devis Pino a bruciapelo e da distanza ravvicinata, per poi fuggire immediatamente dal luogo del delitto.
Proprio la distanza ravvicinata del colpo e la successiva fuga hanno spinto i magistrati a escludere che il quarantacinquenne abbia agito per difendersi.
Dal silenzio alla svolta
Segreto era stato inizialmente ascoltato dagli inquirenti come testimone, rintracciato grazie alle indicazioni dei familiari di Gatani che lo avevano visto in compagnia dell’anziano quella stessa mattina. Dopo alcune parziali ammissioni rese nell’immediatezza dei fatti, l’uomo si è chiuso nel silenzio.
Oggi, con la chiusura degli accertamenti del Ris, il quadro indiziario a suo carico appare delineato, trasformando quello che sembrava un inspiegabile mistero in una sequenza d’imprudenza, vendetta e sangue.








