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Sicilia: Donne in carriera sempre più al Top

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In Sicilia l’impresa è sempre più donna. Un’azienda su quattro operanti sull’Isola ha infatti al timone una donna che, tendenzialmente, offre posti di lavoro soprattutto a donne. Lo dice l’indagine della Cgia di Mestre, dalla quale emerge che su 376.400 aziende siciliane ben 93.129 sono quelle in rosa pari al 24,7% del totale. Dato che pone la regione – in termini percentuali – addirittura al quinto posto a livello nazionale, dopo il Molise (27,7%), Basilicata (27,3%), Abruzzo (25,9%) e Umbria (25,3%). La Sicilia può inoltre vantare un’incidenza superiore alla media nazionale che si ferma al 22,7%. Che vale all’Italia il primo posto nell’Europa a 27 Stati (media 10,6%).

La maggior parte delle imprenditrici siciliane guida attività dell’ambito dei servizi – lavanderie, parrucchieri, trattamenti estetici, centri benessere, pulizie – ma anche commercio, agricoltura e turismo. Un risultato importante, sostenuto anche da incentivi e agevolazioni, che però non può nascondere alcuni limiti strutturali del sistema economico nazionale.

L’indagine dell’organizzazione di categoria degli artigiani mette infatti in rilievo, da un lato, come il risultato non sia ancora sufficiente a ridurre l’alto tasso di disoccupazione femminile e, dall’altro, come l’incidenza delle imprese in rosa sia decisamente più robusta al Sud, dove le donne trovano maggior difficoltà nel trovare un posto di lavoro rispetto al Nord. A chiudere la classifica regionale delle imprese in rosa, infatti, sono proprio le regioni che storicamente rappresentano la locomotiva d’Italia: Piemonte (22,6%), Emilia Romagna (21,3%), Veneto (20,8%), Lombardia (19,9%, nonostante in termini assoluti conti il maggior numero di imprese femminili rispetto a tutte le altre) e Trentino Alto Adige (18,8%).

Le imprenditrici – che spesso ricorrono all’autoimpiego sia per problemi occupazioni sia per avere una maggior flessibilità che consenta loro di occuparsi anche dalla famiglia – incontrano maggiori ostacoli rispetto ai colleghi maschi per quanto riguarda l’accesso al credito e soprattutto al capitale di rischio. Problemi che portano ad avere imprese mediamente più piccole e meno capitalizzate, non per limiti di capacità, ma per condizioni di partenza decisamente asimmetriche. Il risultato è una perdita di potenziale per l’intero sistema economico. Tanto in Sicilia, quanto nel resto d’Italia.

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In Sicilia l’impresa è sempre più donna. Un’azienda su quattro operanti sull’Isola ha infatti al timone una donna che, tendenzialmente, offre posti di lavoro soprattutto a donne. Lo dice l’indagine della Cgia di Mestre, dalla quale emerge che su 376.400 aziende siciliane ben 93.129 sono quelle in rosa pari al 24,7% del totale. Dato che pone la regione – in termini percentuali – addirittura al quinto posto a livello nazionale, dopo il Molise (27,7%), Basilicata (27,3%), Abruzzo (25,9%) e Umbria (25,3%). La Sicilia può inoltre vantare un’incidenza superiore alla media nazionale che si ferma al 22,7%. Che vale all’Italia il primo posto nell’Europa a 27 Stati (media 10,6%).

La maggior parte delle imprenditrici siciliane guida attività dell’ambito dei servizi – lavanderie, parrucchieri, trattamenti estetici, centri benessere, pulizie – ma anche commercio, agricoltura e turismo. Un risultato importante, sostenuto anche da incentivi e agevolazioni, che però non può nascondere alcuni limiti strutturali del sistema economico nazionale.

L’indagine dell’organizzazione di categoria degli artigiani mette infatti in rilievo, da un lato, come il risultato non sia ancora sufficiente a ridurre l’alto tasso di disoccupazione femminile e, dall’altro, come l’incidenza delle imprese in rosa sia decisamente più robusta al Sud, dove le donne trovano maggior difficoltà nel trovare un posto di lavoro rispetto al Nord. A chiudere la classifica regionale delle imprese in rosa, infatti, sono proprio le regioni che storicamente rappresentano la locomotiva d’Italia: Piemonte (22,6%), Emilia Romagna (21,3%), Veneto (20,8%), Lombardia (19,9%, nonostante in termini assoluti conti il maggior numero di imprese femminili rispetto a tutte le altre) e Trentino Alto Adige (18,8%).

Le imprenditrici – che spesso ricorrono all’autoimpiego sia per problemi occupazioni sia per avere una maggior flessibilità che consenta loro di occuparsi anche dalla famiglia – incontrano maggiori ostacoli rispetto ai colleghi maschi per quanto riguarda l’accesso al credito e soprattutto al capitale di rischio. Problemi che portano ad avere imprese mediamente più piccole e meno capitalizzate, non per limiti di capacità, ma per condizioni di partenza decisamente asimmetriche. Il risultato è una perdita di potenziale per l’intero sistema economico. Tanto in Sicilia, quanto nel resto d’Italia.

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