REGGIO CALABRIA – Si chiude un altro capitolo, forse quello definitivo, su uno dei delitti più oscuri della storia criminale di Barcellona Pozzo di Gotto. La Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione per Renzo Messina, unico imputato per l’omicidio del giovane camionista Sebastiano Rizzotti, scomparso l’8 aprile 1990.
La sentenza di ieri arriva dopo un percorso processuale tortuoso. Nell’ottobre del 2024, la Corte di Cassazione aveva annullato con rinvio la precedente condanna emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Messina (risalente al febbraio 2024), accogliendo parzialmente il ricorso presentato dalla difesa.
Tuttavia, i giudici reggini, chiamati a riesaminare il fascicolo, hanno ribadito la colpevolezza di Messina, confermando la massima severità della pena per un’esecuzione che per decenni è rimasta avvolta nel silenzio.
La vicenda risale al pomeriggio dell’8 aprile 1990. Sebastiano Rizzotti, all’epoca nemmeno ventitreenne, uscì di casa per non farvi più ritorno. Il suo caso divenne presto uno dei tanti episodi di “lupara bianca” che insanguinarono il barcellonese tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90: il corpo del giovane camionista, infatti, non è mai stato ritrovato, negando alla famiglia persino il conforto di una tomba su cui piangere.
Secondo le ricostruzioni giudiziarie emerse nel corso degli anni:
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Il movente: Il delitto sarebbe maturato nelle dinamiche feroci della criminalità organizzata locale dell’epoca.
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L’accusa: Renzo Messina è stato individuato come il responsabile dell’esecuzione, un verdetto che ha retto nonostante i numerosi gradi di giudizio e il tempo trascorso dal delitto.
La sentenza di ieri pomeriggio mette un punto fermo su una vicenda durata trentasei anni. Nonostante i tentativi della difesa di scardinare l’impianto accusatorio nel corso dell’ultimo rinvio a Reggio Calabria, la magistratura ha ritenuto solido il quadro probatorio contro Messina.
Per la comunità di Barcellona P.G. e per i familiari di Rizzotti, la conferma della condanna rappresenta un atto di giustizia atteso per quasi quattro decenni, anche se il mistero su dove riposino i resti del giovane Sebastiano rimane, a tutt’oggi, insoluto.








