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Memorie Sommerse: Il Palischermo “San Tommaso”  l’ultimo testimone materiale di eccezionale, ha una nuova casa

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Il palischermo “San Tommaso”  l’ultimo testimone materiale di eccezionale valore capace di raccontare l’epopea economica, sociale e costruttiva delle antiche tonnare di Milazzo ,da  ieri ha una nuova casa.
Questa imbarcazione storica, custode silenziosa di un passato glorioso, da  oggi   rinascite unendo la tutela della memoria identitaria della Sicilia. Un Gigante del Mare tra Storia e Maestria Artigiana Lungo oltre 17 metri e largo circa 4, il “San Tommaso” non è una semplice imbarcazione. Costruito alle soglie del Novecento dal celebre maestro d’ascia milazzese Giovanni Vitale e successivamente ristrutturato nel 1937 da Francesco Salmeri, questo palischermo (spesso chiamato papascarmo o palascarmo nella tradizione locale) era il cuore pulsante delle operazioni di pesca. Proprio su queste assi di legno i tonnaròti eseguivano i complessi riti della mattanza, calando l’intricato sistema di reti nel mare di Ponente e issando i tonni con l’ausilio di grossi arpioni. Oggi, l’imbarcazione è un legame fisico con un’epoca in cui l’economia di Milazzo era indissolubilmente legata alle rotte dei grandi pelagici. La costa peloritana settentrionale ha ospitato storicamente ben 18 tonnare, le cui origini affondano probabilmente fino al periodo arabo, come documentato dallo storico Francesco Carlo D’Amico. Tra queste, la Tonnara del Tono e la vicina Tonnarella rappresentano capitoli fondamentali di una cultura marinara fatta di fatiche, saperi condivisi e tradizioni spirituali profonde, come i canti e la preghiera per la tonnara dedicati a “Donna Crucifissa”.Tuttavia, il presente di questo patrimonio è drammatico. Come evidenziato dall’iniziativa “Salvalarte Tonnare”, promossa da Legambiente Sicilia, queste strutture ricche di memoria sono oggi troppo spesso dimenticate, abbandonate al degrado o addirittura “mortificate”. Il viaggio del catamarano di Legambiente – che ha toccato tappe cruciali come Oliveri, Taormina e la stessa Milazzo – ha voluto accendere i riflettori sulla necessità urgente di restaurare e rendere fruibile ciò che resta di questa civiltà. Rinascere tra Bellezza e Sostenibilità Il futuro della Sicilia non può prescindere dalla custodia della sua bellezza e dei suoi paesaggi. Raccontare le tonnare significa parlare di identità mediterranea. Fortunatamente, la transizione verso la tutela del territorio ha già fatto passi avanti importanti: la splendida cornice della Riserva Marina di Capo Milazzo e i sentieri naturalistici che sovrastano la vecchia Tonnarella dimostrano come la natura sappia riappropriarsi degli spazi, offrendo una nuova chiave di lettura legata all’ecoturismo e alla sostenibilità.
Il patrimonio architettonico rimasto e il palischermo “San Tommaso” , oggi restaurato e trasferito nel nuovo meso del mare di Vaccarella , non devono essere considerati nostalgici relitti del passato, ma pilastri su cui fondare lo sviluppo culturale dell’isola. Salvare il “San Tommaso” significa salvare le storie degli uomini che hanno vissuto quel mare, trasformando il degrado odierno in una risorsa di memoria collettiva per le generazioni future. Il Palischermo “San Tommaso” e i Segreti dei Cantieri Navali di Milazzo Il”San Tommaso” non è una semplice imbarcazione, ma il prodotto di una raffinatissima scuola ingegneristica e artigianale. La costa di Milazzo, in particolare lo storico borgo marinaro di Vaccarella e il quartiere di Sant’Andrea, ha ospitato per secoli cantieri navali di straordinaria importanza. Qui operavano vere e proprie dinastie di maestri d’ascia: famiglie come i Vitale, i Salmeri, i Cusumano e i Providenti si tramandavano segreti geometrici e costruttivi di generazione in generazione. Il “San Tommaso” fu concepito alle soglie del Novecento proprio nel cantiere del celebre e valente carpentiere milazzese Giovanni Vitale (1852-1939). Nel suo stesso cantiere si formò un altro grandissimo artigiano del legno, il maestro Francesco Salmeri (1894-1976), che nel 1937 venne chiamato dagli amministratori della Tonnara del Tono per effettuare un profondo e magistrale intervento di ristrutturazione dello scafo. Di quella straordinaria opera di carpenteria rimane ancora oggi visibile la data impressa nella parte posteriore del barcone. Il “San Tommaso” era l’ultimo superstite di un trittico di giganti costruiti per il Tono; i suoi fratelli, il San Giovanni e il San Andrea, erano stati varati precedentemente nel 1898. La costruzione di un palischermo da tonnara  richiedeva una sapienza costruttiva unica, poiché queste imbarcazioni dovevano sopportare sollecitazioni estreme: il peso enorme delle reti sature di pesce e la violenza dei tonni durante le concitate fasi della mattanza. Le tecniche d’epoca si basavano su regole empiriche precise e su una selezione rigorosa dei materiali:La scelta del legno: Per l’ossatura portante (le ordinate e la chiglia) si privilegiavano legni duri e resistenti come il rovere o il leccio, capaci di resistere alla torsione.  Per il fasciame esterno si utilizzavano tavole di pino o larice, più elastiche.La sagomatura a fuoco e ascia: I maestri d’ascia non usavano progetti cartacei complessi, ma modelli geometrici tradizionali. Il legno veniva scaldato a fuoco vivo per essere curvato secondo le linee d’acqua dello scafo e poi rifinito millimetricamente a colpi d’ascia.Calafataggio e protezione: Le fessure tra le tavole del fasciame venivano sigillate (calafatate) a colpi di mazzuolo inserendo stoppa di canapa imbevuta di pece nera bollente, garantendo una totale impermeabilità all’imbarcazione.Proprio su queste solide assi di legno i tonnaròti calavano l’intricato sistema di reti nel mare di Ponente, catturando i grandi pelagici con l’ausilio di complessi apparati e grossi arpioni, come i cròcchi e i ‘mpinnajaddìni. La costa peloritana settentrionale ha ospitato storicamente ben 18 tonnare, le cui origini affondano nel periodo arabo, come documentato dallo storico Francesco Carlo D’Amico. Tra queste, la Tonnara del Tono rappresenta un capitolo fondamentale di una cultura marinara fatta di fatiche, saperi condivisi e tradizioni spirituali profonde, come i canti e la preghiera dedicati a “Donna Crucifissa”. Tuttavia, il presente di questo patrimonio è stato a lungo drammatico. Come evidenziato dall’iniziativa “Salvalarte Tonnare”, promossa da Legambiente Sicilia, queste strutture e i loro reperti sono stati spesso dimenticati o abbandonati alle intemperie.  Il viaggio del catamarano di Legambiente – che ha toccato tappe cruciali come Oliveri, Taormina e la stessa Milazzo – ha voluto accendere i riflettori sulla necessità urgente di restaurare e rendere fruibile ciò che resta di questa civiltà.Una Nuova Casa: Il Futuro del “San Tommaso” La sua destinazione finale , da ieri , è il cortile dell’ex Asilo Calcagno, nel cuore del borgo marinaro di Vaccarella, dove prenderà vita il nuovo Museo delle Arti Marinare.   Qui, protetto e valorizzato da pannelli illustrativi, il “San Tommaso” smetterà di essere un nostalgico relitto per trasformarsi in un pilastro culturale integrato nella splendida cornice della Riserva Marina di Capo Milazzo, dimostrando come la memoria del mare possa tramutarsi in una risorsa di ecoturismo e sostenibilità per le generazioni future.
 
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Il palischermo “San Tommaso”  l’ultimo testimone materiale di eccezionale valore capace di raccontare l’epopea economica, sociale e costruttiva delle antiche tonnare di Milazzo ,da  ieri ha una nuova casa.
Questa imbarcazione storica, custode silenziosa di un passato glorioso, da  oggi   rinascite unendo la tutela della memoria identitaria della Sicilia. Un Gigante del Mare tra Storia e Maestria Artigiana Lungo oltre 17 metri e largo circa 4, il “San Tommaso” non è una semplice imbarcazione. Costruito alle soglie del Novecento dal celebre maestro d’ascia milazzese Giovanni Vitale e successivamente ristrutturato nel 1937 da Francesco Salmeri, questo palischermo (spesso chiamato papascarmo o palascarmo nella tradizione locale) era il cuore pulsante delle operazioni di pesca. Proprio su queste assi di legno i tonnaròti eseguivano i complessi riti della mattanza, calando l’intricato sistema di reti nel mare di Ponente e issando i tonni con l’ausilio di grossi arpioni. Oggi, l’imbarcazione è un legame fisico con un’epoca in cui l’economia di Milazzo era indissolubilmente legata alle rotte dei grandi pelagici. La costa peloritana settentrionale ha ospitato storicamente ben 18 tonnare, le cui origini affondano probabilmente fino al periodo arabo, come documentato dallo storico Francesco Carlo D’Amico. Tra queste, la Tonnara del Tono e la vicina Tonnarella rappresentano capitoli fondamentali di una cultura marinara fatta di fatiche, saperi condivisi e tradizioni spirituali profonde, come i canti e la preghiera per la tonnara dedicati a “Donna Crucifissa”.Tuttavia, il presente di questo patrimonio è drammatico. Come evidenziato dall’iniziativa “Salvalarte Tonnare”, promossa da Legambiente Sicilia, queste strutture ricche di memoria sono oggi troppo spesso dimenticate, abbandonate al degrado o addirittura “mortificate”. Il viaggio del catamarano di Legambiente – che ha toccato tappe cruciali come Oliveri, Taormina e la stessa Milazzo – ha voluto accendere i riflettori sulla necessità urgente di restaurare e rendere fruibile ciò che resta di questa civiltà. Rinascere tra Bellezza e Sostenibilità Il futuro della Sicilia non può prescindere dalla custodia della sua bellezza e dei suoi paesaggi. Raccontare le tonnare significa parlare di identità mediterranea. Fortunatamente, la transizione verso la tutela del territorio ha già fatto passi avanti importanti: la splendida cornice della Riserva Marina di Capo Milazzo e i sentieri naturalistici che sovrastano la vecchia Tonnarella dimostrano come la natura sappia riappropriarsi degli spazi, offrendo una nuova chiave di lettura legata all’ecoturismo e alla sostenibilità.
Il patrimonio architettonico rimasto e il palischermo “San Tommaso” , oggi restaurato e trasferito nel nuovo meso del mare di Vaccarella , non devono essere considerati nostalgici relitti del passato, ma pilastri su cui fondare lo sviluppo culturale dell’isola. Salvare il “San Tommaso” significa salvare le storie degli uomini che hanno vissuto quel mare, trasformando il degrado odierno in una risorsa di memoria collettiva per le generazioni future. Il Palischermo “San Tommaso” e i Segreti dei Cantieri Navali di Milazzo Il”San Tommaso” non è una semplice imbarcazione, ma il prodotto di una raffinatissima scuola ingegneristica e artigianale. La costa di Milazzo, in particolare lo storico borgo marinaro di Vaccarella e il quartiere di Sant’Andrea, ha ospitato per secoli cantieri navali di straordinaria importanza. Qui operavano vere e proprie dinastie di maestri d’ascia: famiglie come i Vitale, i Salmeri, i Cusumano e i Providenti si tramandavano segreti geometrici e costruttivi di generazione in generazione. Il “San Tommaso” fu concepito alle soglie del Novecento proprio nel cantiere del celebre e valente carpentiere milazzese Giovanni Vitale (1852-1939). Nel suo stesso cantiere si formò un altro grandissimo artigiano del legno, il maestro Francesco Salmeri (1894-1976), che nel 1937 venne chiamato dagli amministratori della Tonnara del Tono per effettuare un profondo e magistrale intervento di ristrutturazione dello scafo. Di quella straordinaria opera di carpenteria rimane ancora oggi visibile la data impressa nella parte posteriore del barcone. Il “San Tommaso” era l’ultimo superstite di un trittico di giganti costruiti per il Tono; i suoi fratelli, il San Giovanni e il San Andrea, erano stati varati precedentemente nel 1898. La costruzione di un palischermo da tonnara  richiedeva una sapienza costruttiva unica, poiché queste imbarcazioni dovevano sopportare sollecitazioni estreme: il peso enorme delle reti sature di pesce e la violenza dei tonni durante le concitate fasi della mattanza. Le tecniche d’epoca si basavano su regole empiriche precise e su una selezione rigorosa dei materiali:La scelta del legno: Per l’ossatura portante (le ordinate e la chiglia) si privilegiavano legni duri e resistenti come il rovere o il leccio, capaci di resistere alla torsione.  Per il fasciame esterno si utilizzavano tavole di pino o larice, più elastiche.La sagomatura a fuoco e ascia: I maestri d’ascia non usavano progetti cartacei complessi, ma modelli geometrici tradizionali. Il legno veniva scaldato a fuoco vivo per essere curvato secondo le linee d’acqua dello scafo e poi rifinito millimetricamente a colpi d’ascia.Calafataggio e protezione: Le fessure tra le tavole del fasciame venivano sigillate (calafatate) a colpi di mazzuolo inserendo stoppa di canapa imbevuta di pece nera bollente, garantendo una totale impermeabilità all’imbarcazione.Proprio su queste solide assi di legno i tonnaròti calavano l’intricato sistema di reti nel mare di Ponente, catturando i grandi pelagici con l’ausilio di complessi apparati e grossi arpioni, come i cròcchi e i ‘mpinnajaddìni. La costa peloritana settentrionale ha ospitato storicamente ben 18 tonnare, le cui origini affondano nel periodo arabo, come documentato dallo storico Francesco Carlo D’Amico. Tra queste, la Tonnara del Tono rappresenta un capitolo fondamentale di una cultura marinara fatta di fatiche, saperi condivisi e tradizioni spirituali profonde, come i canti e la preghiera dedicati a “Donna Crucifissa”. Tuttavia, il presente di questo patrimonio è stato a lungo drammatico. Come evidenziato dall’iniziativa “Salvalarte Tonnare”, promossa da Legambiente Sicilia, queste strutture e i loro reperti sono stati spesso dimenticati o abbandonati alle intemperie.  Il viaggio del catamarano di Legambiente – che ha toccato tappe cruciali come Oliveri, Taormina e la stessa Milazzo – ha voluto accendere i riflettori sulla necessità urgente di restaurare e rendere fruibile ciò che resta di questa civiltà.Una Nuova Casa: Il Futuro del “San Tommaso” La sua destinazione finale , da ieri , è il cortile dell’ex Asilo Calcagno, nel cuore del borgo marinaro di Vaccarella, dove prenderà vita il nuovo Museo delle Arti Marinare.   Qui, protetto e valorizzato da pannelli illustrativi, il “San Tommaso” smetterà di essere un nostalgico relitto per trasformarsi in un pilastro culturale integrato nella splendida cornice della Riserva Marina di Capo Milazzo, dimostrando come la memoria del mare possa tramutarsi in una risorsa di ecoturismo e sostenibilità per le generazioni future.
 
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